L’Italia produce sempre più energia solare, ma come conservarla quando il sole non c’è?

Il fotovoltaico ha raggiunto un nuovo record, ma produrre energia non basta. Due impianti finanziati dal Pnrr sperimentano l'idrogeno verde per conservarla e utilizzarla quando serve
28 Ottobre 2026
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Pannelli fotovoltaici
Pannelli fotovoltaici (Canva)

L’Italia produce sempre più energia dal sole, ma c’è un problema che i nuovi pannelli fotovoltaici non possono risolvere: l’elettricità deve essere disponibile quando serve, non soltanto quando viene prodotta. Nel 2025 il fotovoltaico nazionale ha raggiunto il record di 44,3 miliardi di kilowattora, il 25,1% in più rispetto all’anno precedente. Eppure, nonostante il boom del solare, la quota della domanda elettrica coperta dalle rinnovabili è scesa dal 42% al 41%, anche a causa della minore produzione idroelettrica.

La questione riguarda il futuro del sistema energetico italiano: come conservare l’elettricità prodotta in eccesso e utilizzarla quando il sole non c’è o il vento smette di soffiare? Le batterie sono già una soluzione, soprattutto per gli accumuli di breve durata. Per conservare energia più a lungo si stanno però sperimentando anche altre tecnologie, tra cui l’idrogeno verde.

È in questo contesto che si inserisce SmartHydroGrid, progetto finanziato dal Pnrr: con un investimento complessivo superiore a 3,5 milioni di euro, di cui circa 2,18 milioni di contributo pubblico, sono stati realizzati due impianti sperimentali per trasformare l’elettricità rinnovabile in idrogeno e utilizzarlo successivamente.

L’obiettivo è verificare come le infrastrutture elettriche e quelle del gas possano funzionare insieme, contribuendo a ridurre il ricorso ai combustibili fossili e ad aumentare la flessibilità del sistema energetico nazionale.

L’energia solare si può conservare per quando serve?

La produzione di elettricità da fonti rinnovabili cambia durante la giornata e nel corso delle stagioni. Un impianto fotovoltaico raggiunge normalmente la massima produzione nelle ore centrali del giorno, mentre i consumi possono aumentare la sera. Il vento, invece, può garantire una produzione elevata anche di notte, ma dipende dalle condizioni meteorologiche.

Per mantenere in equilibrio la rete elettrica, produzione e consumi devono coincidere in ogni momento. Quando l’elettricità disponibile supera la domanda e non può essere esportata o accumulata, gli operatori possono essere costretti a ridurre la produzione degli impianti. Al contrario, quando le fonti rinnovabili producono meno del necessario, devono intervenire altre risorse: centrali programmabili, importazioni, sistemi di accumulo e strumenti di gestione flessibile dei consumi.

Il problema non riguarda soltanto quanta energia rinnovabile viene prodotta, ma la capacità di trasportarla e utilizzarla nel momento opportuno.

Le batterie consentono di conservare elettricità con un’efficienza elevata, ma gli accumuli di lunga durata possono richiedere soluzioni differenti, a seconda della quantità di energia necessaria e del periodo di conservazione.

L’idrogeno permette di convertire l’elettricità rinnovabile in un gas attraverso un processo chiamato elettrolisi, che separa l’idrogeno dall’acqua. Una volta prodotto, può essere compresso, immagazzinato e utilizzato successivamente per generare elettricità oppure alimentare determinati processi industriali. La possibilità di conservare il gas per periodi prolungati rende questa tecnologia potenzialmente utile quando occorre compensare lunghi intervalli di scarsa produzione rinnovabile.

È il principio che SmartHydroGrid ha sperimentato attraverso due impianti, realizzati nell’ambito di una collaborazione tra Techfem, Centria del gruppo Estra, Regas, Università della Calabria e CretaES. A Fano, nelle Marche, è stato sviluppato un sistema Power-to-Power: l’elettricità rinnovabile viene trasformata in idrogeno, immagazzinata a una pressione di 200 bar e successivamente riconvertita in energia elettrica mediante una cella a combustibile. Ad Arezzo, invece, è stato realizzato un impianto Power-to-Gas che utilizza idrogeno prodotto da elettricità rinnovabile per ridurre il consumo di gas naturale nei sistemi di preriscaldamento di una cabina di distribuzione. L’idrogeno viene miscelato con gas naturale fino al 20% in volume in un circuito sperimentale dedicato. Non si tratta, quindi, dell’introduzione generalizzata di una miscela con questa concentrazione nella rete cittadina.

Gli impianti sono accompagnati da sistemi digitali che consentono di monitorare produzione, accumulo e consumi in tempo reale. Attraverso modelli virtuali, algoritmi e sensori è possibile sperimentare modalità di gestione più efficienti e individuare eventuali anomalie di funzionamento.

L’idrogeno può sostituire le batterie?

La possibilità di conservare energia rinnovabile sotto forma di idrogeno non significa che questa tecnologia sia sempre la soluzione migliore. Quando l’elettricità viene trasformata in idrogeno e successivamente riconvertita in elettricità, una parte dell’energia iniziale viene persa nei diversi passaggi. L’efficienza complessiva del processo è quindi generalmente inferiore a quella delle batterie.

Questo significa che, per molti utilizzi quotidiani e per compensare le oscillazioni della produzione nell’arco di poche ore, accumulare direttamente l’elettricità resta più conveniente dal punto di vista energetico.

L’idrogeno potrebbe invece trovare applicazione quando occorre immagazzinare grandi quantità di energia per periodi prolungati oppure quando il gas può essere utilizzato direttamente dall’industria, evitando la riconversione in elettricità.

Anche il costo rimane un ostacolo significativo. Secondo il Global Hydrogen Review 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 la produzione mondiale di idrogeno a basse emissioni ha raggiunto quasi un milione di tonnellate, a fronte di una domanda globale superiore a 100 milioni. Per il 2026 l’Agenzia prevede che questa produzione superi per la prima volta l’1% del totale mondiale.

Per accelerarne lo sviluppo, l’Italia ha previsto incentivi fino a 400 milioni di euro l’anno per la produzione di idrogeno rinnovabile, destinati soprattutto agli impieghi nei settori più difficili da decarbonizzare.

La crescita delle rinnovabili sta intanto modificando anche il mercato nazionale degli accumuli. Secondo i dati dell’Osservatorio Sistemi di Accumulo di Anie, nel secondo trimestre del 2026 la nuova capacità installata è diminuita dell’82% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnalando un forte rallentamento delle nuove installazioni. Il dato riguarda il mercato monitorato da Anie e non significa che la capacità di accumulo già disponibile in Italia si sia ridotta. Evidenzia però quanto lo sviluppo di nuove infrastrutture dipenda da condizioni economiche, incentivi e opportunità di investimento.

Per rendere più flessibile il sistema elettrico, il Paese sta lavorando contemporaneamente su reti di trasmissione, batterie, pompaggi idroelettrici e nuove tecnologie di accumulo. L’idrogeno potrebbe aggiungere una possibilità soprattutto dove la conservazione prolungata dell’energia o l’integrazione con i processi industriali ne giustifichino i costi.

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