La decarbonizzazione non è legata soltanto agli obiettivi climatici, ma può essere anche una leva di sviluppo economico. In particolare, investire in risparmio energetico può produrre benefici sia per l’ambiente con la riduzione delle emissioni, che per i conti pubblici, tra minori consumi, bollette più leggere, maggiore sicurezza negli approvvigionamenti energetici e riduzione dei costi sanitari. È questa, in sintesi, la prospettiva delineata dal report ‘Europe’s climate dividend: economic benefits, jobs, health and lower energy costs’ promosso dal consorzio Life Plan4Climate di cui fa parte WWF Italia. Secondo lo studio ogni euro investito nelle politiche di risparmio energetico potrebbe generare circa tre euro di benefici. Una stima che sollecita a valutare la decarbonizzazione sotto l’aspetto dei benefici economici e sociali legati al contenimento dei consumi di energia.
Il risparmio energetico come leva di crescita
Per l’Italia le prospettive indicate dal report sono particolarmente interessanti con benefici quantificati in 84,2 miliardi di euro l’anno nel 2030, equivalenti al 4,6% del PIL del 2021, per salire a 227,8 miliardi di euro nel 2050, pari al 12,4%. Tra le componenti principali risultano la riduzione dei costi energetici e i danni climatici evitati grazie alla riduzione delle emissioni dovute al risparmio energetico. In particolare, il report stima in circa 64,9 miliardi di euro i danni globali legati alle emissioni che potrebbero essere evitati. Va detto che si tratta di benefici economici stimati non di risparmi che si traducono direttamente sulle famiglie e sulle imprese. La prospettiva europea conferma la portata dell’opportunità: i benefici monetizzati delle misure considerate potrebbero superare 826 miliardi di euro annui nel 2030 e sfiorare quota 2.000 miliardi nel 2050. Numeri che sottolineano come l’efficienza energetica possa contribuire alla resilienza economica, riducendo al tempo stesso la dipendenza dai combustibili fossili.
Bollette più leggere, occupazione e salute: i vantaggi oltre il clima
Ridurre i consumi significa limitare gli effetti della volatilità dei prezzi dell’energia, alleggerire la spesa di famiglie e imprese e rafforzare la sicurezza negli approvvigionamenti. Un aspetto, quest’ultimo, che per un’Europa ancora dipendente dall’importazione di combustibili fossili ha una rilevanza strategica. Un altro ambito riguarda il mondo del lavoro. Il report stima che a livello europeo le misure considerate per il risparmio energetico potrebbero sostenere 8,5 milioni di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno nel 2030, di cui la maggior parte, circa 6,5 milioni, legati alla costruzione e riqualificazione degli edifici. Un potenziale che coinvolge imprese, professionisti e filiere industriali impegnate nell’efficientamento del patrimonio immobiliare. Di particolare rilievo anche i benefici stimati in ambito sanitario. La riduzione dell’inquinamento atmosferico e il miglioramento dell’efficienza energetica potrebbero contribuire a evitare quasi 34 mila morti premature ogni anno nei Paesi dell’Unione europea, oltre a 8 mila ricoveri ospedalieri in meno. Effetti che avrebbero ricadute positive in termini di costi per la sanità oltre che sulla qualità della vita.
La sfida è trasformare i benefici in risultati concreti
Gli indicatori che emergono dal report tracciano un percorso virtuoso percorribile, ma non rappresentano rendimenti finanziari garantiti. I risultati, infatti, dipendono dall’effettiva attuazione delle misure, dai tempi degli investimenti e dalle politiche adottate. Inoltre, i benefici riguardano espressamente le misure connesse al risparmio energetico e non esauriscono l’intero potenziale economico della decarbonizzazione.
La sfida è dunque trasformare i benefici stimati in risultati concreti attraverso una serie di interventi che vanno dalla riqualificazione degli edifici al sostegno degli investimenti in efficienza fino a strumenti finanziari accessibili. Non dimenticando che i vantaggi devono essere accessibili anche a famiglie vulnerabili e imprese con minori risorse per affrontare i costi iniziali. Dunque, se il report mostra i benefici trasversali della riduzione dei consumi energetici, il nodo centrale per istituzioni e imprese è creare le condizioni perché questo potenziale si traduca in risparmi effettivi e vantaggi duraturi per tutto il Paese.
