Domenica 25 ottobre torna l’ora solare, ma mentre gli italiani si preparano a spostare le lancette indietro di un’ora, dalla Camera arriva una raccomandazione: superare il doppio cambio stagionale. La commissione Attività produttive ha approvato all’unanimità, il 1° ottobre, un documento che invita a valutare l’adozione di un orario stabile per tutto l’anno. Senza però scegliere, almeno per il momento, tra ora solare e ora legale permanenti.
A riaprire il dibattito sono anche i numeri sul risparmio energetico. Secondo le stime di Terna esaminate nell’indagine parlamentare, mantenere l’ora legale durante l’inverno consentirebbe di risparmiare circa 160 milioni di chilowattora aggiuntivi all’anno rispetto al sistema attuale. Una quantità significativa in termini assoluti, ma equivalente appena allo 0,05% del fabbisogno elettrico nazionale.
La questione riguarda quindi molto più delle bollette. Dopo mesi di audizioni con imprese, sindacati, associazioni dei consumatori ed esperti, la Camera ha individuato possibili benefici nell’eliminazione dello spostamento semestrale delle lancette, ma anche effetti da valutare su salute, organizzazione del lavoro, trasporti e attività economiche.
Quanto si risparmierebbe mantenendo l’ora legale anche d’inverno
Il sistema attuale prevede sette mesi di ora legale, dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre. Spostando in avanti gli orologi si sfrutta maggiormente la luce naturale nelle ore serali, riducendo soprattutto il ricorso all’illuminazione artificiale.
Per il 2026 Terna ha stimato un risparmio di 302 milioni di chilowattora, equivalenti a circa 80 milioni di euro, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 142mila tonnellate. È all’incirca l’elettricità consumata in un anno da 115mila famiglie.
Il confronto con il fabbisogno nazionale restituisce però una proporzione diversa. Nel 2025 l’Italia ha consumato circa 311,3 miliardi di chilowattora: il beneficio dell’attuale sistema di ora legale rappresenta dunque lo 0,10% del totale.
L’indagine della Camera ha preso in esame anche uno scenario alternativo: mantenere le lancette avanti durante tutti i dodici mesi. In questo caso il risparmio salirebbe, secondo Terna, a circa 462 milioni di chilowattora annui, pari allo 0,15% del fabbisogno elettrico nazionale. Il vantaggio aggiuntivo rispetto al regime vigente sarebbe quindi limitato a circa 160 milioni di chilowattora.
Per il 2030 le proiezioni indicano un beneficio ancora più contenuto: 285 milioni di chilowattora con il sistema attuale e ulteriori 153 milioni nell’ipotesi di ora legale permanente.
Il ridimensionamento dei vantaggi energetici rispetto al passato dipende anche dall’evoluzione tecnologica. La diffusione delle lampadine Led e dei sistemi di illuminazione più efficienti ha progressivamente ridotto l’elettricità necessaria nelle ore serali. Di conseguenza, il risparmio energetico legato al cambio d’ora tende a ridursi rispetto a qualche decennio fa, quando l’illuminazione domestica e commerciale incideva maggiormente sui consumi elettrici.
Perché la Camera vuole superare il doppio cambio d’ora
Il documento conclusivo dell’indagine parlamentare individua un punto di convergenza tra molti dei soggetti ascoltati: eliminare le due transizioni annuali potrebbe ridurre alcuni disagi sanitari e organizzativi legati allo spostamento delle lancette.
Il problema non coincide con la scelta dell’orario da mantenere. Abolire il cambio stagionale e adottare l’ora legale permanente sono due decisioni differenti. La prima eliminerebbe le transizioni di marzo e ottobre; la seconda comporterebbe anche uno spostamento stabile della luce naturale dalle ore mattutine a quelle serali.
I possibili effetti non sarebbero uguali per tutti. Una maggiore disponibilità di luce nel pomeriggio potrebbe favorire commercio, ristorazione, turismo e attività ricreative. In inverno, tuttavia, mantenere l’ora legale significherebbe posticipare l’alba, con conseguenze per chi lavora all’aperto, per gli spostamenti casa-scuola e per le attività che iniziano nelle prime ore della giornata.
Le audizioni hanno evidenziato anche criticità sanitarie associate ai cambi stagionali, in particolare alle alterazioni dei ritmi del sonno e della vigilanza nei giorni immediatamente successivi alla transizione. Ma questi effetti non dimostrano automaticamente che mantenere l’ora legale tutto l’anno sia la soluzione migliore: l’esposizione alla luce naturale del mattino svolge infatti un ruolo importante nella regolazione dei ritmi circadiani.
Per questo la commissione non ha individuato una posizione univoca sull’orario da adottare. Nel documento conclusivo approvato il 1° ottobre viene indicata, tra le possibili strade, una sperimentazione temporanea accompagnata da un monitoraggio degli effetti energetici, sanitari, economici e sociali.
L’eventuale sperimentazione dovrebbe coprire almeno un intero ciclo stagionale, così da valutare sia i mesi estivi sia quelli invernali. Tra gli indicatori suggeriti figurano consumi elettrici, sicurezza stradale, salute, produttività e ricadute sulle diverse attività economiche.
Una scelta che consentirebbe di raccogliere evidenze specifiche sul territorio italiano prima di introdurre un cambiamento definitivo.
Dalla Camera a Bruxelles
La questione è aperta anche a Bruxelles. Nel 2018 la Commissione europea propose di eliminare il cambio stagionale, dopo una consultazione pubblica nella quale l’84% dei partecipanti si era espresso a favore della sua abolizione. Il Parlamento europeo approvò la propria posizione nel marzo 2019, ma il Consiglio dell’Unione europea non ha raggiunto l’accordo necessario per completare la riforma. Da allora la proposta è rimasta bloccata.
Il principale ostacolo riguarda il coordinamento tra gli Stati membri. Se Paesi confinanti scegliessero regimi orari differenti senza un’intesa comune, potrebbero aumentare le difficoltà nella gestione dei trasporti, delle attività economiche transfrontaliere e dei collegamenti internazionali.
L’Italia non ha quindi approvato alcuna modifica al calendario del cambio d’ora. Le conclusioni della Camera rappresentano un indirizzo conoscitivo e politico, non una nuova legge. Qualsiasi intervento dovrà confrontarsi con le regole europee attualmente in vigore.
Intanto, nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, alle 3 gli orologi torneranno alle 2. L’ora solare resterà in vigore fino al 28 marzo 2027, quando scatterà nuovamente l’ora legale secondo il calendario previsto dalla normativa europea.
