Soia Ogm ricca di omega-3, l’Efsa dà l’ok ma il Parlamento europeo si oppone

La varietà MON 87769 è già autorizzata nell'Ue dal 2015. Gli eurodeputati chiedono ulteriori verifiche sui consumi, ma il voto non blocca automaticamente il rinnovo
22 Ottobre 2026
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Baccelli verdi di soia su una pianta coltivata in un campo agricolo
Il Parlamento europeo si oppone al rinnovo dell'autorizzazione della varietà Ogm MON 87769, modificata per produrre un olio con più omega-3. (Foto illustrativa: Canva)

Una soia geneticamente modificata per produrre un olio con più omega-3, un parere scientifico favorevole e un Parlamento europeo che si oppone alla sua commercializzazione. È il nuovo capitolo del confronto sugli Ogm nell’Unione europea. Con 442 voti favorevoli, 196 contrari e nove astensioni, gli eurodeputati hanno approvato un’obiezione al rinnovo dell’autorizzazione della soia MON 87769, una varietà già ammessa sul mercato europeo dal 2015.

Il voto non vieta la soia Ogm e non modifica le regole sulla sua coltivazione. La risoluzione chiede alla Commissione europea di fermare il rinnovo dell’autorizzazione per alimenti e mangimi, nonostante l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) non abbia individuato nuovi rischi tali da cambiare il precedente giudizio scientifico.

La controversia riguarda una varietà particolare, sviluppata per modificare le caratteristiche nutrizionali dell’olio. E presenta un’anomalia: secondo le informazioni riportate nella risoluzione parlamentare, durante il periodo esaminato non risultano esportazioni verso l’Ue di questa soia o del relativo olio per uso alimentare. Bruxelles deve quindi decidere sul rinnovo di un prodotto per il quale mancano dati di consumo effettivo sul mercato europeo.

La soia Ogm che produce un olio ricco di omega-3

La MON 87769 è stata sviluppata per aumentare la produzione di acido stearidonico, un acido grasso della famiglia degli omega-3. La modifica interviene sulla composizione dell’olio ottenuto dai semi, aumentando anche la presenza di altri acidi grassi e riducendone alcuni rispetto alla soia convenzionale.

La caratteristica la distingue dalle varietà Ogm più conosciute, sviluppate per tollerare determinati erbicidi o resistere agli insetti. In questo caso la modifica riguarda direttamente la composizione del prodotto destinato all’alimentazione.

L’acido stearidonico è un omega-3 che l’organismo può utilizzare nei processi di conversione verso altri acidi grassi della stessa famiglia. La presenza di una maggiore quantità di questo composto, tuttavia, non basta da sola a dimostrare un beneficio per la salute: contano le quantità consumate, la composizione complessiva dell’alimento e il suo inserimento nella dieta.

La soia MON 87769 era stata autorizzata nell’Unione europea nel 2015 per alimenti, mangimi e altri impieghi industriali, ma non per la coltivazione. La richiesta di rinnovo presentata da Bayer CropScience riguarda gli stessi utilizzi.

L’Efsa ha esaminato i rapporti di monitoraggio, gli studi pubblicati nel frattempo e le analisi aggiornate sulla varietà. Nel parere del gennaio 2026, successivamente modificato a maggio per chiarire le indicazioni sul monitoraggio, l’Autorità ha concluso che non sono emersi nuovi pericoli o incertezze scientifiche capaci di modificare la valutazione originaria.

Gli esperti hanno comunque raccomandato di proseguire il monitoraggio degli utilizzi alimentari dopo la commercializzazione. È proprio su questo aspetto che si concentra una parte delle contestazioni parlamentari. Il titolare dell’autorizzazione ha comunicato che, durante il periodo considerato, non risultavano esportazioni verso l’Unione della varietà o del relativo olio destinati all’alimentazione umana.

Le stime sull’esposizione dei consumatori non hanno quindi potuto essere confrontate con dati reali di consumo. Per gli eurodeputati, le modifiche nella composizione degli acidi grassi richiedono verifiche basate su scenari alimentari realistici e un monitoraggio più sistematico.

Il Parlamento dice no, ma la decisione resta alla Commissione

Il voto di Strasburgo ha prodotto una maggioranza ampia, ma politicamente insolita. A sostenere l’obiezione sono stati soprattutto Socialisti e Democratici, Verdi e Sinistra, insieme a gran parte degli eurodeputati dei Conservatori e Riformisti europei e dei Patrioti per l’Europa.

Il Partito popolare europeo si è schierato prevalentemente contro, con 118 voti contrari all’obiezione e 43 favorevoli. Renew Europe si è diviso quasi a metà. Tra gli italiani, 57 eurodeputati hanno votato a favore della risoluzione e sette contro.

Non è un caso isolato. Secondo l’analisi di Votemap, dall’inizio dell’attuale legislatura il Parlamento ha approvato 31 obiezioni alle autorizzazioni di prodotti Ogm, con maggioranze che spesso attraversano le tradizionali divisioni politiche europee.

Il problema è che queste risoluzioni non hanno un effetto vincolante. Il Parlamento può chiedere alla Commissione di ritirare o modificare un progetto di autorizzazione, ma non può impedirne automaticamente l’adozione.

Per la MON 87769 manca inoltre un accordo tra i governi nazionali. Il 9 settembre il comitato composto dai rappresentanti degli Stati membri non ha raggiunto una maggioranza qualificata sulla proposta di rinnovo. Lo stesso è accaduto il 20 ottobre nel comitato d’appello.

La Commissione si trova quindi nuovamente a dover decidere su un’autorizzazione che non ha ottenuto una maggioranza qualificata tra gli Stati e alla quale il Parlamento si è opposto.

Il meccanismo accompagna da tempo la gestione europea degli Ogm. Le autorizzazioni commerciali passano attraverso la valutazione scientifica dell’Efsa e una successiva procedura tra Commissione e Stati membri. Quando i governi non raggiungono una posizione comune, la normativa può consentire all’esecutivo europeo di adottare comunque una decisione.

La questione riguarda direttamente anche l’Italia, dove la coltivazione di determinate varietà Ogm è vietata, mentre possono essere importati alimenti e mangimi geneticamente modificati autorizzati a livello europeo. La Corte di giustizia dell’Ue ha recentemente confermato la legittimità del divieto italiano di coltivazione del mais MON 810, ribadendo una distinzione che resta centrale nella normativa europea.

La soia MON 87769 non potrà essere coltivata nell’Unione sulla base dell’autorizzazione in discussione. Il voto del Parlamento non ne vieta invece l’importazione né revoca automaticamente i permessi esistenti. Dopo il mancato accordo tra gli Stati membri e l’obiezione di Strasburgo, sarà la Commissione a decidere se procedere con il rinnovo, modificarne le condizioni o ritirare la proposta.

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