Piano Ripristino Natura, ambientalisti contro: “Meno tutele per le città, così non basta”

Undici associazioni, tra cui Greenpeace, Legambiente e Wwf, contestano la nuova bozza italiana inviata a Bruxelles: eliminate le misure obbligatorie per gli ecosistemi urbani, insufficienti gli interventi su agricoltura, mari e fiumi
21 Ottobre 2026
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Farfalla biodiversita natura canva
Farfalla su un fiore (Canva)

“La bozza del Piano nazionale di Ripristino della Natura, inviata dall’Italia alla Commissione Europea lo scorso 25 settembre e resa pubblica il 7 ottobre, appare insufficiente a realizzare quel passo necessario al ripristino degli ecosistemi: sono invece evidenti gli arretramenti nelle misure di salvaguardia per gli ecosistemi urbani rispetto alla bozza di aprile”. Lo dichiarano Blue Marine Foundation, Cipra Italia, Ciso, Cirf – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, Federazione Nazionale Pro Natura, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori, Greenpeace, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia e Wwf Italia a seguito di una prima analisi della bozza di Piano Nazionale di Ripristino pubblicata sul sito del Mase.

“Molte delle numerose osservazioni inviate dalle associazioni nel corso della Consultazione pubblica sono rimaste inascoltate e mantengono la loro urgente validità – avvertono – Le misure rimangono, infatti, prevalentemente quelle già presenti nella versione dello scorso aprile senza delineare con sufficiente chiarezza nuove azioni, obiettivi operativi, responsabilità e risorse per affrontare le sfide del ripristino ecologico e dell’adattamento ai cambiamenti climatici”.

Cosa manca secondo le associazioni

Secondo le associazioni, “l’evidente mancanza di ambizione si nota in particolar modo nelle azioni relative al comparto agricolo, che recepiscono esclusivamente gli interventi già in essere nell’attuale Piano nazionale della Pac peraltro nemmeno attuate in tutte le regioni italiane. Altrettanto preoccupante è l’assenza di azioni chiare e concrete per la conservazione degli ecosistemi marini, così come la totale mancanza di riferimenti all’impatto delle attività estrattive e della pesca industriale su larga scala”.

“Anche le misure previste per il ripristino della connettività fluviale (articolo 9) appaiono del tutto insufficienti ed evidenziano lo scarso impegno messo in campo per individuare sinergie tra ripristino della natura e attuazione delle direttive europee sulle acque, inclusa la gestione del rischio di alluvioni – proseguono – Si sono, inoltre, avverati i timori di un forte ridimensionamento delle misure relative agli ecosistemi urbani (articolo 8): assecondando le richieste di Anci ed Ance, sono state eliminate le misure di salvaguardia e la loro obbligatorietà, lasciandole così alla discrezione dei Comuni, mentre la competenza della redazione del report del Consumo di Suolo è passata da Ispra al Mase, diventando da annuale a periodico”.

Si può ancora presentare un Piano ambizioso

“E’ evidente come l’assenza di un percorso realmente partecipato e il ritardo nell’inizio dei lavori di scrittura del Pnr abbiano fortemente influenzato il risultato finale”, sottolineano.

“L’Italia – concludono le associazioni – ha ancora la possibilità di presentare un Piano più ambizioso: per questo è importante che anche i rappresentanti del nostro Paese ne prendano atto e lavorino a questo scopo, migliorando contenuti del piano e stanziando, già dalla prossima legge finanziaria, i fondi necessari”.

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