Per il 2026 si prevede un decremento delle emissioni di gas serra dell’1,5% rispetto al 2025, a fronte di un incremento del Pil pari allo 0,8%, sulla base dei dati disponibili relativi al secondo semestre di rilevazione. È quanto emerge dalla stima trimestrale delle emissioni di gas serra effettuata da Ispra che consente di monitorare con regolarità la relazione tra l’andamento dell’economia e l’impatto ambientale. “I nuovi dati mostrano una iniziale riduzione delle emissioni di gas serra, un primo segnale da consolidare per il raggiungimento degli obiettivi climatici”, osserva Ispra.
Il calo dei consumi di carbone
La riduzione complessiva è trainata in particolare dal calo dei consumi di carbone, impiegato sia nel settore civile sia in quello delle emissioni climalteranti per l’industria con un calo del 7,7%, seguita da una riduzione dell’1,4% nella produzione di energia e dell’1,2% per il riscaldamento, in linea con i consumi di gas naturale. Si attesta invece su una leggera decrescita il settore dei trasporti, che segna un -0,2% dovuto principalmente alla riduzione dei consumi di gasolio per autotrazione, parzialmente bilanciati dalla crescita dei consumi di benzina. Per quanto riguarda l’agricoltura e la gestione dei rifiuti, nel 2026 non sono previsti scostamenti rilevanti rispetto allo scorso anno.
Crescita economica e sostenibilità possono procedere insieme
“I dati stimati per il 2026 confermano un segnale molto importante: il progressivo disaccoppiamento tra crescita economica e emissioni di gas a effetto serra – dichiara la presidente Ispra e Snpa Maria Alessandra Gallone – Vedere il Pil crescere dello 0,8% mentre le emissioni di gas serra diminuiscono dell’1,5% rappresenta un segnale incoraggiante e concreto: la crescita economica e la sostenibilità ambientale possono procedere insieme, senza essere necessariamente in contrapposizione. È un risultato che conferma l’importanza delle politiche di decarbonizzazione, dell’efficienza energetica e dell’innovazione tecnologica, dimostrando come la transizione ecologica possa rappresentare anche un’opportunità di sviluppo e competitività per il Paese”.
“Sappiamo che il percorso verso gli obiettivi climatici europei e nazionali richiede ancora impegno, continuità e investimenti. Ma la riduzione delle emissioni nel settore industriale e il contributo crescente delle fonti rinnovabili, che soddisfano oltre il 42% della domanda elettrica, sono segnali importanti di una trasformazione in atto”, conclude Gallone.
Nel corso del 2026, la richiesta di energia elettrica si attesta a 156.671 GWh, registrando un aumento del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 3,3% rispetto al 2024. Tale fabbisogno energetico è stato soddisfatto per il 42,8% da Fonti Energetiche Rinnovabili, per il 41,1% da fonti non rinnovabili e per la restante quota del 16,2% dal saldo estero.
