L’estate del 2026 ha provocato oltre 50.000 morti a causa del caldo estremo nelle aree urbane europee, e Napoli è risultata la città con il tasso di mortalità più alto dell’intero continente. È questo il drammatico bilancio stimato da una nuova indagine scientifica condotta congiuntamente dai ricercatori dell’Imperial College London e della London School of Hygiene and Tropical Medicine, diffusa attraverso il Grantham Institute.
L’analisi ha preso in esame l’impatto sanitario delle ondate di calore che, tra giugno e agosto 2026, hanno investito senza sosta 854 città distribuite in 30 Paesi europei, un’area che raccoglie circa 173 milioni di persone pari al 40% dell’intera popolazione continentale. Il dato più allarmante evidenziato dagli studiosi riguarda l’origine di questa ecatombe: due terzi di questi decessi, ovvero circa 32.600 vite spezzate, non sarebbero mai avvenuti senza l’inquinamento atmosferico e l’effetto serra generati dalle attività umane.
La mappa del dramma e la tragedia invisibile di Napoli
Il bilancio umano dell’estate 2026 ha fatto registrare le conseguenze più feroci nell’Europa meridionale, ma è il Mezzogiorno italiano ad aver pagato il prezzo proporzionalmente più alto. A conquistare il triste primato continentale è Napoli, dove i modelli epidemiologici standardizzati per età hanno calcolato una frequenza senza precedenti di 815 decessi per milione di abitanti direttamente causati dalle temperature torride. In termini assoluti, l’Italia intera si colloca al vertice della mortalità urbana europea con oltre 13.300 decessi stimati nelle sue città, di cui ben 8.700 attribuiti in via diretta al riscaldamento climatico antropico. Dietro questi numeri non ci sono solo statistiche astratte, ma una realtà quotidiana fatta di sofferenza e disuguaglianza sociale, come ha raccontato al Guardian il dottor Mario Guarino, medico d’urgenza all’ospedale Cto nella periferia settentrionale di Napoli. Durante le settimane più roventi dell’estate, il pronto soccorso napoletano ha registrato un incremento del 15% degli accessi. Il medico ha descritto come le ondate di calore abbiano agito da catalizzatore letale su corpi già fragili, trasformando la solitudine e la povertà in condanne senza appello.
Nelle corsie d’ospedale sono giunti malati oncologici terminali che vivevano in mansarde soffocanti prive di aria condizionata e anziani con demenza rimasti improvvisamente soli, incapaci di dissetarsi o di mettersi in salvo. Guarino ha spiegato che la vera epidemia moderna nelle grandi città del Sud è proprio l’isolamento sociale degli anziani a basso reddito, i quali spesso non possono permettersi un condizionatore o rinunciano ad accenderlo per paura dei costi insostenibili dell’elettricità.
Perché il 2026 ha quasi raddoppiato i record del passato
Per spiegare come si sia arrivati a quantificare con tanta precisione questa tragedia, il team di ricerca guidato dalla dottoressa Clair Barnes e dal dottor Garyfallos Konstantinoudis ha messo a punto un’innovativa metodologia di attribuzione climatica. Gli scienziati non hanno semplicemente contato i decessi registrati all’anagrafe, dove il caldo compare raramente come causa ufficiale di morte sui certificati medici, ma hanno incrociato le temperature reali misurate giorno per giorno con vent’anni di relazioni epidemiologiche storiche tra calore e mortalità nelle 854 città. Successivamente, hanno creato una simulazione al computer di un mondo ipotetico in cui l’uomo non avesse mai bruciato combustibili fossili, scoprendo che le temperature dell’estate 2026 sono state in media di oltre 2,4 gradi superiori alla norma, con picchi giornalieri fino a 12 gradi oltre le medie stagionali.
Questa nuova analisi in tempo reale sul 2026 si affianca a un grande studio retrospettivo pubblicato dal medesimo gruppo di lavoro sulla rivista scientifica Nature Health, che ha ricostruito la mortalità estiva europea dal 2000 al 2025. Il confronto tra le due indagini sgombra il campo da qualsiasi equivoco: prima di quest’anno, le estati più letali del ventunesimo secolo erano state quelle del 2022 con circa 29.500 vittime e del 2003 con 28.500, mentre il 2025 si era fermato a circa 24.500 morti. Con gli oltre 50.000 decessi del 2026, l’impatto del caldo sulle città si è praticamente raddoppiato, e la sola quota di morti dovuta al riscaldamento causato dall’uomo supera ormai il totale delle vittime registrate in qualsiasi estate del passato.
L’appello dei medici
Gli epidemiologi sottolineano che, anche se quasi la metà dei decessi abbia colpito gli over 85enni, il caldo estremo non risparmia più nessuno, avendo causato oltre 800 vittime anche tra i giovani adulti tra i 20 e i 44 anni. Secondo il dottor Pierre Masselot della London School of Hygiene and Tropical Medicine, la conclusione è inequivocabile: non basta più pensare di azzerare le emissioni nocive nel futuro, ma occorre trasformare immediatamente le città. Questo significa piantare parchi e alberi per attenuare l’effetto isola di calore, isolare termicamente gli edifici popolari, installare impianti di raffrescamento efficienti e garantire reti di assistenza socio-sanitaria di prossimità per monitorare gli anziani soli prima che un’altra estate di fuoco si trasformi in una strage annunciata.
