Stop alla macellazione dei cavalli: la proposta di legge “Fine corsa” ha raggiunto le 50mila firme

Il testo chiede il riconoscimento degli equidi come animali d’affezione
30 Ottobre 2026
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Cavallo canva

La proposta di legge di iniziativa popolare “Fine corsa” per vietare la macellazione dei cavalli, e più in generale degliequidi, in Italia ha superato il quorum di 50mila firme certificate, raggiungendo il traguardo con oltre due mesi di anticipo rispetto al termine del 6 gennaio 2027. La campagna promossa dalle organizzazioni Animal Equality Italia e Fondazione Islander mira a escludere in via definitiva cavalli, asini, muli e bardotti dalla filiera alimentare, equiparandoli formalmente agli animali d’affezione.

La proposta ha ricevuto anche il sostegno del conduttore televisivo Edoardo Stoppa, dell’attrice Claudia Vismara, del veterinario Enrico Moriconi e dell’avvocata Giada Bernardi.

I numeri della filiera

Il settore appare in contrazione: secondo i dati riportati da Animal Equality, che cita il Sistema informativo veterinario del ministero della Salute, nel 2026 (fino a ottobre) sono stati macellati almeno 14.670 equidi; mentre nell’intero 2025 ne sono stati macellati 22.854. Si registra inoltre una elevata concentrazione territoriale della lavorazione: la Puglia assorbe da sola il 34,3% delle macellazioni nazionali, seguita dall’Emilia-Romagna con il 20,3% e dal Veneto con il 13,7%.

Sul versante delle abitudini a tavola, i dati demoscopici elaborati dall’istituto Ipsos indicano che la carne equina occupa una quota marginale nella dieta degli italiani. Tra il 92% dei cittadini che consuma regolarmente prodotti a base di carne, soltanto il 17% dichiara di mangiare carne di cavallo almeno una volta al mese. La contrazione della domanda al dettaglio convive tuttavia con un flusso commerciale di importazioni vive dall’estero, prevalentemente da Spagna ed Europa orientale, destinate all’ingrasso e alla successiva macellazione sul suolo nazionale.

Lo status di animale d’affezione

Il perno tecnico della proposta popolare risiede nella trasformazione dell’inquadramento giuridico degli equidi nel nostro ordinamento. Oggi la normativa nazionale e comunitaria classifica cavalli e asini nella categoria zootecnica degli animali da reddito o da produzione, pur consentendo al proprietario di registrare l’esemplare nell’anagrafe come non destinato alla produzione alimentare. Questa ripartizione amministrativa mantiene aperta la possibilità di macellare gli animali classificati come destinati alla produzione di carne, che ha un impatto rilevante sull’ambiente e sulla salute umana (ne scriviamo qui).

La proposta punta a estendere all’intera specie equina le tutele previste dalla legge 281 del 1991 sugli animali d’affezione, la medesima che protegge cani e gatti escludendoli dalla filiera alimentare e commerciale. L’introduzione del divieto comporterebbe la riconversione degli allevamenti specializzati e una revisione complessiva dell’anagrafe zootecnica. Le aziende del settore dovrebbero aggiornare registri di stalla e passaporti sanitari, mentre i servizi veterinari pubblici dovrebbero predisporre nuovi controlli di frontiera per bloccare l’ingresso di carni equine destinate al consumo umano.

Il meccanismo dell’iniziativa popolare

La mobilitazione poggia sullo strumento disciplinato dall’articolo 71 della Costituzione, che riconosce a cinquantamila elettori la facoltà di sottoporre alle Camere un progetto normativo redatto in articoli. Il testo era stato depositato presso la Corte di Cassazione all’inizio di luglio 2026. L’adozione esclusiva della piattaforma digitale con autenticazione tramite Spid e Carta di identità elettronica ha accelerato i tempi di convalida delle sottoscrizioni che hanno raggiunto quota 50.000 in quattro mesi.

Ora il fascicolo verrà trasmesso alla presidenza della Camera dei deputati per l’abbinamento alla commissione parlamentare di merito. Da quel momento il destino del testo dipenderà dalla volontà politica dei gruppi parlamentari, unici titolari della calendarizzazione e del voto. “Il Parlamento è chiamato a tenere conto della volontà di migliaia di cittadini e cittadine che chiedono di salvare tutti gli equidi dal macello”, scrive Animal Equity sul proprio sito.

L’iter parlamentare (e la precedente battuta d’arresto)

Il testo sostenuto dalle cinquantamila firme si affianca a quattro disegni di legge ordinari di analogo contenuto già presentati a Montecitorio da diverse forze politiche (Movimento 5 Stelle, Noi Moderati, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra). L’iter parlamentare ha registrato una battuta d’arresto in commissione Agricoltura alla Camera a causa di dissensi sulla sintesi dei testi in un provvedimento unificato.

Le preoccupazioni sollevate dalla filiera zootecnica e commerciale riguardano il deprezzamento economico dei capi a fine ciclo produttivo e l’impatto occupazionale sulle strutture di macellazione specializzate. Restano aperti alcuni nodi gestionali, tra cui la sistemazione economica e materiale degli equidi ritirati dalle attività sportive o dall’agricoltura, con la necessità di individuare risorse stabili per il mantenimento in vita presso rifugi e centri autorizzati.

Al Senato la commissione deve iniziare l’esame entro un mese dall’assegnazione e concluderlo entro tre mesi; scaduto questo termine, il testo viene inserito d’ufficio nel calendario dell’Aula. Non è però una scadenza per l’approvazione definitiva da parte di entrambe le Camere.

Fino al pronunciamento definitivo delle Camere la macellazione degli equidi resta pienamente consentita e regolata dalla disciplina zootecnica in vigore.

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