Tifone Dujuan, come ha fatto il Giappone a contenere i danni nonostante raffiche fino a 180 km/h?

Il ruolo del G-Cans, l’opera ingegneristica che protegge Tokyo dall’esondazione simultanea dei fiumi minori
22 Settembre 2026
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tifone Dujuan giappone archivio
Tifone, immagine d'archivio (Canva)

Il tifone Dujuan ha investito la costa orientale del Giappone provocando almeno due morti e costringendo oltre 1,6 milioni di persone all’evacuazione tra la regione del Kanto e la prefettura di Chiba. Il sistema ciclonico, il venticinquesimo della stagione, ha scaricato sull’arcipelago quantità record di pioggia durante la settimana di vacanze nazionali del Silver Week, paralizzando trasporti e infrastrutture urbane.

Due domande campeggiano tra gli utenti di fronte alla cronaca: quanto c’entra l’estremizzazione dei fenomeni con quanto sta avvenendo in Giappone? E, soprattutto, come ha fatto il Paese asiatico a contenere i danni nonostante la violenza del fenomeno?

Cosa sta succedendo: le vittime, la violenza del vento e i danni

Il bilancio umano è il primo dato da registrare: le autorità giapponesi hanno confermato due decessi legati direttamente al maltempo, mentre migliaia di famiglie restano senza corrente elettrica nelle zone costiere più colpite. Il tifone ha transitato a circa 130 chilometri a sud della penisola di Boso mantenendo venti medi tra 130 e 144 km/h, con raffiche fino a 180 km/h.

La violenza dell’evento si è concretizzata soprattutto con le precipitazioni. L’isola vulcanica di Oshima, nell’arcipelago delle Izu, ha registrato un picco di 600 millimetri di pioggia in sole ventiquattr’ore, un valore che ha spinto la Japan Meteorological Agency (Jma) a emettere l’allerta di livello 5, la soglia massima per il rischio di frane e colate detritiche.

Nel Kanto, a Funabashi, Ichikawa e Katsuura, l’esondazione dei corsi d’acqua minori e il rigurgito delle reti fognarie hanno sommerso interi quartieri, isolando arterie stradali e costringendo i residenti a spostarsi a piedi tra strade allagate. Il ciclone ha provocato anche il blocco dei trasporti: centinaia di voli sono stati cancellati negli scali di Haneda e Narita, con la sospensione dei collegamenti marittimi verso le isole Izu e ritardi diffusi sull’intera rete ferroviaria della capitale, proprio nei giorni di massimo traffico turistico interno del ponte festivo.

Quanto c’entra il cambiamento climatico, e quanto no

Una domanda da chiarire è se il ciclone che sta colpendo il Giappone è generato o in qualche modo rinforzato dal cambiamento climatico.
Sul punto, gli scienziati distinguono con precisione, sulla base delle valutazioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), tra i meccanismi fisici collegati al riscaldamento globale e le dinamiche di variabilità naturale che regolano la formazione dei cicloni tropicali nel Pacifico.

Il legame più solido riguarda l’intensità delle precipitazioni. Come dimostrato dalla relazione termodinamica di Clausius-Clapeyron, l’atmosfera trattiene circa il 7% di umidità in più per ogni grado Celsius di riscaldamento. Ciò significa che, con temperature medie più elevate, i tifoni dispongono di maggiore “carburante” idrico e scaricano piogge più concentrate in un breve lasso di tempo, come dimostrano i 600 millimetri caduti a Oshima in un solo giorno. A questo si aggiunge il ruolo degli oceani più caldi: temperature superficiali del mare superiori ai 27-28 °C forniscono l’energia termica necessaria a sostenere pressioni centrali molto basse anche a latitudini settentrionali vicine al Giappone, aumentando il potenziale distruttivo del sistema mentre il tifone si avvicina alla costa.

Il cambiamento climatico non incide, invece, sul numero complessivo di tifoni che si formano ogni anno: alcune proiezioni indicano anzi una stabilità o un lieve calo numerico, per effetto delle variazioni nei venti d’alta quota (“wind shear”). Non incide nemmeno sull’origine stessa del fenomeno: la formazione di un tifone dipende da meccanismi meteorologici ordinari legati al monsone estivo e alla convergenza intertropicale.

In pratica, il cambiamento climatico non genera il ciclone, ma ne amplifica l’intensità e il carico di precipitazioni una volta che il sistema si è già formato.

È possibile prevedere questi eventi e limitarne i danni?

A causa della sua posizione, il Giappone rappresenta il punto di riferimento internazionale nella combinazione tra previsione meteorologica avanzata e ingegneria idraulica per difendersi dai tifoni.

Sul fronte del monitoraggio, l’Agenzia metereologica giapponese (Japan Meteorological Agency, Jma) si affida ai satelliti geostazionari della serie Himawari, che seguono il tifone dall’alto e aggiornano le immagini con intervalli di pochi minuti, mostrando dove si trova il suo centro e come si muovono le fasce di nuvole e pioggia attorno ad esso. Radar meteorologici a terra e sensori in mare completano il quadro, permettendo di misurare l’intensità delle precipitazioni, il vento e le condizioni dell’oceano.

Questo sistema consente di calcolare traiettoria, intensità e orario d’impatto costiero con un margine d’errore di poche decine di chilometri già 24-48 ore prima che il fenomeno si abbatta sul territorio.

Il G-Cans: la grande opera giapponese per scaricare l’acqua in eccesso

Sul fronte delle infrastrutture, la difesa più imponente resta il Canale di Scarico Sotterraneo dell’Area Metropolitana Esterna, noto come G-Cans, costruito tra le prefetture di Saitama e Tokyo per proteggere la capitale dall’esondazione simultanea dei fiumi minori. Silos cilindrici verticali profondi fino a 65 metri raccolgono per gravità l’acqua in eccesso dei corsi d’acqua secondari, convogliandole attraverso 6,3 chilometri di gallerie in un serbatoio sorretto da 59 pilastri in cemento armato. Da lì, turbine di derivazione aeronautica pompano l’acqua stoccata direttamente nel fiume Edo, un corso d’acqua a maggiore capacità di deflusso, con una portata di scarico che può raggiungere i 200 metri cubi al secondo.

I bacini di laminazione

Accanto a questa grande opera, c’è anche un tipo di mitigazione passiva, affidata a bacini di laminazione ricavati sotto parchi pubblici, stadi e aree sportive, progettati per invasare milioni di litri di acqua piovana prima che raggiungano le zone residenziali.

Il sistema è completato dagli allarmi automatici su smartphone e i piani comunali di evacuazione preventiva, strumenti che permettono alle autorità di ridurre drasticamente il numero di vittime anche in presenza di precipitazioni record, come conferma il bilancio contenuto di questo evento nonostante l’entità delle piogge cadute.

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