Mare sempre più caldo anche in profondità

I nuovi allarmanti dati del report Mare Caldo di Greenpeace
30 Luglio 2026
2 minuti di lettura
Mare oceano
(Storyblocks)

Dimenticate il refrigerio di un tuffo in mare contro la calura estiva: il Mar Mediterraneo è sempre più caldo e il fatto ancora più allarmante è che il calore non resta confinato alla superficie. Le ondate di calore, infatti, si propagano fino a 40 metri di profondità, mettendo in crisi ecosistemi tra i più ricchi di biodiversità. È il quadro tutt’altro che rassicurante che emerge dalla nuova edizione del rapporto Mare Caldo di Greenpeace Italia, realizzato con il supporto scientifico dell’Università di Genova, dell’Università di Urbino e dell’OGS (Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale). Il report, basato sui dati raccolti nel 2025 in 14 stazioni di monitoraggio italiane, mostra come la crisi climatica stia modificando in profondità gli equilibri del Mare Nostrum con effetti evidenti anche all’interno delle aree marine protette.

Il calore arriva fino ai fondali

Il report si inserisce in un contesto climatico generale sempre più critico. Secondo il programma europeo Copernicus, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato con una temperatura media globale di 1,48 gradi superiore alla media del periodo preindustriale. L’area del Mediterraneo, in particolare, è stata interessata da fasi di calore marino eccessivo per oltre 200 giorni nell’arco dell’anno, con temperature in superficie comprese tra 1,5 e 2,5 gradi superiori alla media. Anche i dati di Greenpeace confermano questa tendenza. In tutte le 14 aree monitorate sono state registrate temperature eccessivamente elevate per lunghi periodi. L’anomalia più rilevante è stata registrata in Sardegna, nelle acque dell’Area Marina Protetta dell’Asinara, dove tra fine maggio e luglio 2025 la temperatura media ha superato di 3,5 gradi la media climatica, nel corso di un’ondata di calore durata 41 giorni. Valori di poco inferiori sono stati registrati anche nelle aree marine protette di Capo Carbonara e Tavolara, sempre in Sardegna, oltre che nelle acque di Capo Milazzo e nel Plemmirio, in Sicilia. L’aspetto più allarmante è la penetrazione del calore in profondità fino a 30-40 metri dove sono state registrate temperature insolitamente elevate pari a 25 gradi, che espongono gli organismi bentonici a uno stress termico senza precedenti. Le conseguenze sono già state osservate in specie particolarmente sensibili come la gorgonia gialla e il corallo che hanno mostrano segni di sbiancamento e fenomeni di necrosi. Parallelamente, cresce la diffusione di specie termofile e aliene quali l’alga invasiva che prolifera con l’aumento delle temperature del mare.

Aree protette e azione sul clima

Se da una parte il rapporto Mare Caldo evidenzia una volta di più l’importanza delle Aree Marine Protette per rafforzare la resilienza degli ecosistemi, dall’altra emerge come ormai ogni tratto di mare sia interessato dagli effetti del cambiamento climatico. Secondo Greenpeace, la conservazione della biodiversità marina richiede un duplice intervento: da un lato il rafforzamento della rete delle aree protette e della loro gestione, dall’altro una drastica riduzione delle emissioni di gas climalteranti, per contenere l’aumento della temperatura globale e ridurre l’impatto sugli ecosistemi marini.

Territorio | Altri articoli