Esiste un solo pianeta Terra, eppure entro il 2050 il mondo consumerà come se ce ne fossero tre. Il modello lineare ‘prendi, produci, usa, butta‘ è insostenibile, spiega la Commissione europea, e va cambiato con uno in cui i rifiuti sono considerati risorse. In un’economia circolare, infatti, i prodotti e i materiali vengono mantenuti in circolazione il più a lungo possibile, mentre gli sprechi sono ridotti al minimo. Il Circular Economy Act, la legge quadro sull’economia circolare che l’Ue dovrebbe approvare quest’anno, va proprio in quest’ultima direzione.
I motivi per proseguire su questa strada, iniziata oltre dieci anni fa, sono diversi, a partire da quello ambientale. La Commissione ricorda che il 90% della perdita di biodiversità è causata dall’estrazione e dalla lavorazione delle risorse; dunque, la transizione verso un’economia circolare è fondamentale per ridurre la pressione sulle risorse naturali. Ed è altrettanto importante per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Ma ci sono anche ragioni più ‘prosaiche’ per passare al modello circolare: dare impulso all’economia e contribuire a una maggiore competitività. Spiega la Commissione: “Utilizzando in modo più oculato ciò che già possediamo, l’Europa può ridurre i costi, creare nuove opportunità commerciali e rafforzare le proprie industrie”.
E può anche ridurre la propria dipendenza dalle materie prime importate utilizzate nei prodotti di uso quotidiano, come smartphone, batterie, automobili e abbigliamento, dato che molti di questi materiali sono già presenti nei prodotti o nei rifiuti e potrebbero essere riutilizzati o riciclati.
In Europa attualmente il tasso di utilizzo di materiali circolari, che indica la quantità di materiali che utilizziamo che vengono riciclati o riutilizzati anziché essere smaltiti, è pari all’11,8%. L’obiettivo della futura legge quadro, pilastro del Clean Industrial Deal, è quello di raddoppiare questo numero portandolo al 24% entro il 2030.
Ma quali sono le prossime tappe che aspettano il futuro Circular Economy Act?
Ultimi giorni per la fase di ascolto
Al momento, dopo una fase di consultazione pubblica che si è svolta tra agosto e novembre 2025, l’organo esecutivo europeo ha avviato a marzo una fase aggiuntiva di raccolta contributi dedicata ai giovani tra 15 e 29 anni, lo ‘Youth Check‘, per la quale c’è tempo fino al 12 aprile. L’idea è quella di integrare nell’istruttoria della Commissione l’impatto che il futuro atto potrà avere sui giovani e a raccogliere osservazioni mirate. I ragazzi possono completare il questionario online e/o inviare idee e short papers.
Stakeholder e istituzioni a confronto: la Conferenza annuale dell’Ecesp
Un’importante tappa successiva sarà poi la Conferenza annuale dell’Ecesp (European Circular Economy Stakeholder Platform), a Bruxelles, che quest’anno sarà completamente dedicata proprio al Circular Economy Act. I due giorni di lavori, dal titolo ‘Un’Europa circolare competitiva ed equa: l’ambizione al centro del mercato unico’, vedranno confrontarsi stakeholder e istituzioni, con un particolare orientamento all’implementazione pratica. Un incontro specifico sarà dedicato all’impatto sui giovani.
La prima giornata, il 22 aprile, prevede sessioni organizzate dalla Commissione europea e incentrate sulle politiche, mentre la seconda giornata, il 23 aprile, sarà organizzata dal Comitato economico e sociale europeo e si concentrerà maggiormente sull’attuazione concreta.
Dopo la Conferenza, un’altra data da segnare è il 29 aprile, quando si chiuderà definitivamente la finestra per ulteriori contributi scritti inviati via email. Questa è l’ultimo dei passaggi preparatori del 2026 prima della presentazione della proposta da parte della Commissione.
Inizia l’iter legislativo
E qui si entrerà nell’iter legislativo vero e proprio: l’organo esecutivo dell’Unione prevede di proporre un testo formale del Circular Economy Act nel terzo trimestre del 2026, quindi tra luglio e settembre prossimi, anche se non c’è ancora una data stabilita. A quel punto inizierà l’esame da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, che dovranno entrambi discutere il testo, proporre eventuali modifiche e approvarlo.
Una volta che Parlamento e Consiglio avranno adottato la stessa versione della proposta, l’atto verrà firmato e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue per poi entrare in vigore nella data prevista.
Il secondo piano d’azione per l’economia circolare
La legge sull’economia circolare si baserà sul secondo piano d’azione per l’economia circolare, rafforzandone e ampliandone le misure. Adottato nel marzo 2020, il secondo piano introduce iniziative legislative e non legislative che riguardano l’intero ciclo di vita dei prodotti, compresa la fase di progettazione, nonché la prevenzione degli sprechi e la permanenza delle risorse utilizzate nell’economia europea il più a lungo possibile.
La maggior parte degli atti legislativi previsti dal secondo Piano d’azione per l’economia circolare sono stati adottati e sono entrati in vigore. Tra questi, il Regolamento sulle batterie (luglio 2023), il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti (Espr, luglio 2024), la Direttiva sulla riparazione dei beni, che prevede il ‘diritto alla riparazione (luglio 2024)’, il Regolamento sui rifiuti di imballaggio (PPWR, febbraio 2025).