L’aviazione europea tocca il record di emissioni: ecco chi inquina e non paga

Il 68% delle emissioni dei voli in partenza dall'Europa non è soggetto a tassazione
26 Maggio 2026
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Aerei inquinamento canva

Il 2025 ha segnato un punto di svolta preoccupante per i cieli europei. Per la prima volta dall’inizio della pandemia, le emissioni di Co2 prodotte dai voli in partenza dagli aeroporti del Vecchio Continente hanno superato i livelli del 2019, raggiungendo la cifra record di 195 milioni di tonnellate. Nonostante le promesse dell’industria di una ripresa post-Covid all’insegna della sostenibilità, i dati confermano che il settore è tornato a crescere senza “ripulirsi”.

Il boom delle low-cost e il caso Ryanair

A trainare questa impennata non è stata la ripresa dei giganti storici come Lufthansa o Air France, che restano ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia, ma l’espansione aggressiva delle compagnie low-cost.

In particolare, Ryanair si conferma l’aerolinea più inquinante d’Europa: secondo i dati di Transport and Environment, nel 2025 le sue emissioni globali sono risultate superiori del 50% rispetto al 2019, l’aumento più alto registrato da qualsiasi compagnia aerea al mondo. Solo i voli in partenza di Ryanair hanno emesso 16,6 milioni di tonnellate di Co2, un valore paragonabile alle emissioni totali annue di un intero Paese come la Croazia.

Il “buco nero” della tassazione: i voli a lungo raggio

Il problema principale risiede in una lacuna strutturale del mercato del carbonio europeo. Attualmente, il sistema di tariffazione si applica solo alle rotte interne all’Europa, lasciando completamente escluse le tratte a lungo raggio, che sono le più inquinanti.

I numeri non lasciano ben sperare: il 68% delle emissioni dei voli in partenza dall’Europa non è soggetto a tassazione. Nessuna delle dieci rotte più inquinanti rientra nel mercato del carbonio. Ad esempio, la sola tratta Londra-New York ha generato 1,4 milioni di tonnellate di Co2, una quantità pari alle emissioni di tutte le auto di una città come Monaco di Baviera, senza però pagare un solo euro di tasse sulle emissioni. Per trovare la prima tratta coperta dalla tariffazione bisogna scendere al 131esimo posto della classifica mondiale: la Londra-Milano.

L’Italia e il recupero del turismo

L’Italia si inserisce in questo contesto con una traiettoria di crescita significativa. Insieme alla Spagna, il nostro Paese ha già superato le emissioni pre-pandemia (rispettivamente +10% e +14% rispetto al 2019), spinto da un forte recupero del settore turistico e dall’aumento della capacità dei voli low-cost. In ben sette Paesi dell’Unione europea, l’impatto climatico dell’aviazione ha ormai superato quello delle automobili.

Miliardi di euro perduti e soluzioni per il futuro

Nel 2025, grazie a esenzioni e quote gratuite, le compagnie aeree hanno evitato costi per le emissioni stimati in 8,5 miliardi di euro. Se il sistema di tassazione venisse esteso a tutti i voli in partenza, le entrate, segnala il report del think tank, potrebbero superare i 17 miliardi di euro all’anno entro il 2030.

Il rapporto propone di riallocare il 25% di questi ricavi per finanziare la transizione ecologica del settore attraverso tre pilastri:

  1. Carburanti green (e-Saf): incentivare la produzione di carburanti sintetici scalabili.
  2. Aerei rivoluzionari: investire nello sviluppo di velivoli elettrici e a idrogeno.
  3. Lotta alle scie di condensazione: finanziare manovre per evitare la formazione di scie, che hanno un impatto climatico simile a quello dell’anidride carbonica.

Treno vs aereo: l’alternativa esiste

Per molti dei voli a corto raggio più inquinanti esiste già un’alternativa valida su rotaia. Rotte come Parigi-Barcellona, Londra-Amsterdam o Milano-Parigi possono essere percorse in meno di otto ore di treno. Tuttavia, il sistema attuale spesso penalizza la scelta sostenibile a causa di tariffe ferroviarie più alte, complicazioni nel processo di prenotazione e una tassazione sul carbonio che aggiunge solo circa 7 euro al costo di un biglietto aereo intra-europeo, contro gli zero euro dei voli internazionali.

La revisione del mercato del carbonio prevista per il 2026 rappresenta l’ultima chiamata per l’Europa per garantire che il settore dell’aviazione paghi finalmente per il suo impatto climatico, allineandosi al principio “chi inquina paga”.

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