“I laghi italiani sono sempre più sotto pressione. A minacciarli in maniera ormai costante sono crisi climatica, inquinamento e attività antropiche che minano come un virus il loro ‘sistema immunitario’, l’ecosistema lacustre, e la loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici”. Il campanello d’allarme arriva da 10 bacini lacustri della Penisola presi in esame da Legambiente e al centro del suo nuovo report nazionale ‘Laghi sotto pressione’, presentato oggi 8 luglio insieme a Goletta dei Laghi nel corso della tappa lombarda e che analizza dati e studi scientifici sul tema portando sul tavolo anche 11 proposte al governo.
Dal lago Maggiore (Piemonte e Lombardia) a quello di Como (Lario in Lombardia), dal Lago di Iseo (Lombardia) al Trasimeno (Umbria), ai laghi laziali di Albano e Nemi, dal lago di Occhito (Molise e Puglia) a quello di Pietra del Pertusillo (in Basilicata), di Pergusa (Sicilia) e di Omodeo (Sardegna), i bacini lacustri esaminati da Legambiente risultano “estremamente vulnerabili, soprattutto sempre più in secca, con acque sempre più calde e spesso con uno stato delle acque non buono”.
In sintesi, “quelli del Nord risultano al momento quelli più sotto pressione, seguiti da quelli del centro e del sud Italia. Nel report ogni lago è stato raccontato attraverso una carta d’identità contenente le caratteristiche geomorfologiche, le attuali minacce e laddove sono state messe in campo anche delle buone pratiche di gestione spaziando anche su altri laghi come lago di Massaciuccoli, in provincia di Lucca e lago d’Orta in Piemonte”.
Nel Nord Italia, il lago Maggiore, di Como (Lario) e d’Iseo risultano essere, secondo il report di Legambiente, quelli più in sofferenza, anche in virtù del fatto che sono laghi regolatori utilizzati in questa stagione per scopi irrigui. Ad oggi il Lago Maggiore ha perso 43 milioni di metri cubi di acqua rispetto a fine giugno, registrando una percentuale di riempimento al 5 luglio del 40% secondo l’Osservatorio utilizzi idrici, coordinato dall’Adbpo. Il lago Lario è calato di oltre 22 cm da fine giugno, raggiungendo il 5 luglio il livello di riempimento del 41%. Per il lago d’Iseo il livello di riempimento al 5 luglio era del 35%. Preoccupa anche la temperatura superficiale media dell’acqua che, secondo Copernicus, per il lago Maggiore nel 2025 è stata di 0,75°C superiore alla media (1995-2020), per il lago di Como di + 0,64°C, mentre per il lago di Iseo è stata di + 0,3°C.
Nel centro Italia il Lago Trasimeno risulta quello più vulnerabile. In questi giorni ha perso 169 cm rispetto allo zero idrometrico. Per quanto riguarda invece la temperatura superficiale media, sempre secondo Copernicus, l’anomalia nel 2025 è stata di 0,79°C superiore alla media del periodo di riferimento 1995–2020. Tra i laghi laziali in sofferenza ci sono anche quelli di Albano e Nemi che, negli ultimi 40 anni, hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore a 6 metri (6,5 m a fine 2024 – inizio 2025) e una perdita di volume nelle falde di quantità ancora maggiori. I pozzi, ormai prosciugati, hanno esaurito le falde profonde dell’apparato vulcanico, riducendo per il futuro la capacità di assorbimento delle rocce.
Nel sud resta alta l’allerta per il lago di Pergusa che già in passato più volte si è quasi disseccato con gravi conseguenze sulla biocenosi (complesso di popolazione sia animale che vegetale).”Altro campanello di allarme che compromette l’adattamento alla crisi climatica dei sistemi lacustri, riguarda la qualità delle acque minacciata dall’industrializzazione, l’uso di pesticidi in agricoltura, la crescente urbanizzazione, e il prelievo per diversi scopi”, avverte Legambiente. Ad esempio, “il lago di Iseo soffre l’inquinamento microbiologico delle acque, mentre tra gli inquinanti emergenti si segnalano i Pfas nei pesci poi il rischio idrogeologico legato a frane e la formazione di un’isola di detriti alla foce dell’Oglio. La presenza di Pfas è stata monitorata anche nel Lago Maggiore, nel Trasimeno e nel Lago Lario”.
“Adattamento climatico e mitigazione delle pressioni – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – sono due pilastri centrali e integrati tra loro per la tutela e la resilienza dei laghi. Oggi i bacini lacustri sono sempre più vulnerabili a causa di stress multipli che incidono su di loro, come la crisi climatica e l’eccessiva attività antropica che determina un peggioramento della qualità delle acque, come denunciamo da anni con la nostra campagna Goletta dei Laghi. Per questo chiediamo a livello nazionale interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse economiche per attuare il piano di nazionale di adattamento climatico. Non sono ammessi più ritardi, servono interventi mirati che devono scongiurare rischi di maladattamento e riguardare, tra l’altro, anche il potenziamento della depurazione, una maggiore efficienza idrica, il riuso delle acque ove possibile, soluzioni basate sulla natura, miglioramento del monitoraggio e piena integrazione dell’adattamento climatico nei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici previsti dalla Direttiva Quadro Acque”.
