Vedi almeno tre alberi dalla tua abitazione? Pensi che il tuo quartiere abbia almeno un 30% di copertura arborea? Entro i 300 metri da casa tua c’è un parco? Se hai risposto “Sì” a queste domande se uno dei pochi cittadini fortunati in Europa a vivere in contesti urbani che rispecchiano una regola, quella del “3-30-300”.
Si tratta di un principio secondo il quale, la qualità della vita migliora quando fattori di stress ambientale vengono mitigati con la presenza di almeno tre alberi visibili da ogni abitazione, una copertura arborea del 30% in ogni quartiere e, appunto, uno spazio verde entro i 300 metri dalla propria abitazione. Un principio che, però, solo il 13,5% della popolazione studiata dai ricercatori vede appieno realizzato. Quali i rischi per la salute?
Lo studio
A condurre lo studio è la Commissione europea, in collaborazione con l’Università di Copenaghen. Pubblicato su Nature Communications, lo studio ha rilevato che ben il 21% dei cittadini, delle oltre 800 città europee prese in esame, risiede in aree che non soddisfano nessuno dei tre parametri di riferimento.
“La nostra analisi – spiegano i ricercatori – rivela forti disuguaglianze nella vegetazione, dove livelli più elevati di verde urbano sono costantemente associati a insediamenti più ricchi. Questi risultati indicano che la maggior parte delle città europee attualmente non riesce a garantire un accesso equo alla natura, sottolineando l’urgente necessità di un cambio di paradigma nella pianificazione urbana per affrontare in modo sostenibile ed equo le esigenze di una popolazione in crescita”.
Il principio 3-30-300
Il principio “3-30-300” si fonda sullo scopo di mitigare fattori di stress ambientale, come le alte temperature, le isole di calore, l’inquinamento acustico e la scarsa qualità dell’aria, promuovendo salute e il benessere sociale con la presenza di verde nei contesti urbani. La spinta del “mattone”, cioè la crescita dell’industria immobiliare dell’ultimo secolo, però, ha minacciato tale principio, incrementando una vera e propria – come definita dai ricercatori – “disparità verde”.
Dal Green Deal europeo, all’Accordo sulle città verdi, passando per il Regolamento sul ripristino della natura, giuridicamente vincolante, l’Unione europea ha riposto grande fiducia negli impegni assunti dagli Stati membri nel favorire e salvaguardare la natura e il suo benessere. Il Regolamento, ad esempio, impone alle città dell’Ue di prevenire la perdita di spazi verdi e di copertura arborea entro il 2030, dimostrando un aumento costante negli anni successivi.
Il principio 3-30-300, proposto dal Nature Based Solutions Institute, si è affermato come punto di riferimento pratico per la silvicoltura urbana. “La popolazione urbana è cresciuta in media del 16% nel periodo 2010-2020, mentre le città si sono espanse del 2,3% – scrivono i ricercatori -. Con le aree verdi urbane e la densità della copertura arborea diminuite rispettivamente dello 0,3% e dell’1,6%, gli sforzi per attuare la regola 3-30-300 diventano ancora più importanti”.
Le disparità geografiche
A pesare sulla “disparità verde” vissuta dai cittadini europei ci sono fattori climatici, socioeconomici e geografici. La Scandinavia, la Germania e la Polonia, ad esempio, spiccano come Stati in cui il rispetto della regola “3-30-300” è maggiormente rispettata. Nello specifico, città come Helsinki, Amburgo e Cracovia hanno un’adesione al principio della copertura arborea nei centri urbani che va dal 57% al 47%. Dall’altro lato, città come Atene, Palermo e Cordova, mostrano un’adesione al principio che non arriva neppure al 4%. Parliamo di una divisione tra Nord e Sud Europa che riflette un gradiente climatico: le città settentrionali vantano un’umidità maggiore tale che la natura e la vegetazione crescono con maggior favore a differenza di quelle meridionali, la cui aridità climatica rischia di rallentare la crescita verde urbana.
Ma se da un lato potremmo imputare il clima uno dei fattori di maggior disparità, per i ricercatori è anche una questione socioeconomica. Nelle città con un Pil pro capite più elevato, gli spazi verdi sono maggiori. “Per le città nella categoria con il Pil pro capite più basso, la quota mediana della popolazione che rispetta la regola 3-30-300 rimane inferiore al 10% – spiegano i ricercatori -, mentre le città nella categoria con il Pil pro capite più alto mostrano una base di partenza significativamente più elevata, con valori mediani che raggiungono circa il 15-20% e i casi più eclatanti che superano il 45%”.
Le raccomandazioni della Commissione europea
Per raggiungere gli obiettivi “3-30-300” in città densamente edificate e con una complessa struttura storica bisogna affrontare le sfide sistemiche con maggior rigore. Per superarle, secondo la Commissione europea “è necessario bilanciare i diversi usi del suolo, pianificare con attenzione, individuare soluzioni innovative per la collocazione dei parchi e impegnarsi a preservare ed espandere il verde urbano”.
Le raccomandazioni rimandano a programmi di piantumazione di alberi che andrebbero estesi anche ai terreni privati e aree residenziali. “I trasporti sostenibili – aggiunge la Commissione – potrebbero liberare spazio urbano solitamente occupato da strade e parcheggi”. Nelle aree urbane densamente popolate, dove lo spazio a terra è limitato, “l’inverdimento degli edifici, ad esempio, tetti verdi, pareti verdi e vegetazione sui balconi, dovrebbe diventare una priorità per fornire superfici di copertura verticali e orizzontali fondamentali”, scrive la Commissione.
In sintesi, sfruttando queste mappe di conformità, i responsabili politici possono valutare lo stato del verde urbano, monitorare i progressi e sviluppare scenari di pianificazione che garantiscano, in modo socialmente equo, un accesso paritario alla natura per tutti i residenti.