“Il problema non è insegnare ai ragazzi a usare l’Ai, è insegnare loro a pensare”: come deve cambiare la scuola

Per Stefano Potortì, imprenditore, l’intelligenza artificiale diventerà una competenza di base. La vera sfida per affrontare il futuro mondo del lavoro sarà dunque saperne valutare risposte, limiti ed errori
10 Agosto 2026
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Ragazza insegna AI
Scuola e AI (Canva)

“Il problema non è insegnare ai ragazzi a usare l’intelligenza artificiale. È insegnare loro a pensare quando l’intelligenza artificiale ha già prodotto la risposta”. Ad accendere i riflettori su una delle sfide maggiori del nostro tempo (e che a onor del vero non riguarda solo i più giovani) è Stefano Potortì, founder e ceo di Sagitter Training, società specializzata nella formazione internazionale degli studenti.

“Nel giro di pochi anni utilizzare questi strumenti sarà una competenza di base. Ciò che farà davvero la differenza sarà la capacità di interpretarne i risultati, verificarli, porre le domande giuste e prendere decisioni consapevoli”, spiega Potortì.

Il vantaggio competitivo non sarà avere una risposta dall’Ai

In altre parole, continua l’imprenditore, “nel futuro il vantaggio competitivo non sarà avere una risposta, ma saper capire se quella risposta è corretta e trasformarla in valore. Dobbiamo preparare i ragazzi a lavorare in un mondo in cui l’intelligenza artificiale sarà presente in quasi ogni professione, senza rinunciare a ciò che rende unico il contributo umano”.

Secondo Potortì, mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sull’utilizzo dell’AI in classe, la vera questione riguarda le competenze che gli studenti dovranno possedere per affrontare un mercato del lavoro in profonda trasformazione.

L’azienda snocciola dei dati su cui riflettere: nel primo semestre del 2026 il 44,8% delle assunzioni programmate dalle imprese italiane è stato considerato difficile da coprire, mentre la quota di aziende che utilizza almeno una tecnologia di AI è raddoppiata in un solo anno, passando dall’8,2% al 16,4%.

Le competenze del futuro

Il rapporto tra scuola, competenze e lavoro deve essere insomma ripensato, con l’obiettivo di preparare i giovani alle professioni del futuro. In che modo? Intanto partendo da un punto fermo: “La scuola non deve competere con l’intelligenza artificiale sulla quantità di informazioni che può trasmettere”. Piuttosto, “deve sviluppare ciò che rende una persona autonoma: giudizio, curiosità, responsabilità, capacità di scegliere”, e ancora creatività, problem solving e capacità di collaborare: “Competenze che accompagneranno i giovani in qualsiasi professione”, spiega Potortì.

Alla base di tutto, come sottolinea il founder di Sagitter Training, il pensiero critico, che già Massimo Chiriatti, tecnologo, docente universitario e consulente, definisce “il vero superpotere”: la capacità di capire quando usare l’AI, per cosa, con quali limiti e con quale responsabilità. Anche per Chiriatti, “è su questo che dobbiamo continuare a investire: nella formazione, nella cultura, nella consapevolezza”.

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