Quanto inquina una giornata alle terme? Fino a 7 chili di CO₂ per una visita in spa

Un nuovo studio ha misurato l’impronta climatica individuale dei centri benessere: una visita di quattro ore in un grande resort termale produce in media quasi 5 chilogrammi di CO₂ equivalente; il dato può quasi raddoppiare tra estate e inverno
27 Luglio 2026
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Donna in una piscina termale
Piscina termale, immagine di repertorio (Canva)

Il relax non è un consumo immateriale. Dietro l’acqua calda, le saune e gli ambienti mantenuti a temperatura costante lavorano caldaie, pompe, filtri e sistemi di ventilazione. Una visita di quattro ore in un grande resort termale può generare in media circa 5 chilogrammi di CO₂ equivalente per persona. In un centro benessere più piccolo, per una permanenza di un’ora e mezza, l’impronta stimata si ferma intorno ai 3,5 chilogrammi. La quantità effettiva, però, cambia con la stagione, l’affluenza, il mix energetico e con il giorno della settimana.

A misurare il costo climatico del relax è uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica Communications Sustainability che hanno analizzato i dati operativi raccolti nel 2024 in un grande centro benessere in Romania e in un’area wellness universitaria nel Regno Unito. I nomi delle strutture non sono stati resi pubblici. I ricercatori hanno sviluppato SPA-DEC, un modello che combina i consumi misurati di elettricità, gas e acqua con altre fonti di emissione, tra cui rifiuti, refrigeranti, acquisti, logistica e spostamenti del personale. Il totale viene poi distribuito tra i clienti considerando l’orario, la durata della visita e l’affluenza.

Il risultato non è un valore valido per tutte le terme. Due strutture non bastano a descrivere un settore che comprende piccoli centri urbani, resort, parchi termali e aree wellness alberghiere. Lo studio mostra però quanto possa cambiare l’impronta di uno stesso servizio nel corso dell’anno e quali consumi ne determinino la parte più consistente.

Perché l’impronta quasi raddoppia in inverno

Il dato medio nasconde oscillazioni rilevanti. Nel grande resort romeno, l’impronta di una visita di quattro ore scende a 3,83 chilogrammi di CO₂ equivalente nei mesi di luglio e agosto, per poi salire fino a 7,13 chilogrammi a dicembre. La differenza tra il minimo e il massimo stagionale è di 3,3 chilogrammi.

Anche nel centro britannico l’estate risulta meno emissiva. Una permanenza di un’ora e mezza passa da circa 2,61 chilogrammi in agosto a 4,26 chilogrammi in dicembre. Il servizio offerto può apparire identico agli occhi del cliente, ma il sistema energetico che lo rende possibile lavora in condizioni molto diverse.

Nei mesi freddi aumenta l’energia necessaria per riscaldare l’acqua, mantenere la temperatura degli ambienti e compensare le dispersioni termiche. Le piscine coperte richiedono inoltre ventilazione e deumidificazione continue, perché l’evaporazione dell’acqua produce grandi quantità di umidità.

Nello stesso periodo diminuisce il contributo dei pannelli fotovoltaici. La struttura deve quindi ricorrere maggiormente al gas o all’elettricità prelevata dalla rete, la cui intensità climatica cambia a seconda delle fonti utilizzate per produrla. Lo studio non presenta i 4,98 e i 3,53 chilogrammi come cifre assolute. I ricercatori hanno effettuato 50 mila simulazioni per misurare l’incertezza legata ai dati e ai fattori di emissione utilizzati.

Per il centro più piccolo, l’intervallo statistico al 95% è compreso tra 3,01 e 4,15 chilogrammi di CO₂ equivalente per visita. Per il grande resort va da 4,23 a 5,96 chilogrammi. Il valore vicino ai 5 chilogrammi rappresenta dunque la stima centrale, non una misurazione esatta e immutabile.

Una parte dell’incertezza deriva dalle categorie che non possono essere rilevate direttamente da un contatore. Elettricità, gas e acqua vengono registrati con precisione relativamente elevata. Le emissioni connesse agli acquisti, alla logistica o alle perdite di refrigerante dipendono invece da stime annuali e da dati più difficili da ricostruire.

L’impronta cambia anche con il giorno della settimana. Nel grande resort è risultata più alta nelle giornate infrasettimanali meno frequentate e più bassa il sabato, quando aumenta il numero degli ingressi. Il motivo è aritmetico. Piscine, impianti di filtrazione e sistemi di trattamento dell’aria consumano energia anche quando i clienti sono pochi. Nelle giornate meno affollate, lo stesso carico viene distribuito tra un numero inferiore di visitatori e la quota attribuita a ciascuno cresce.

La spa consuma anche quando è chiusa

Il funzionamento di una struttura termale non coincide con gli orari di apertura. Quando l’ultimo cliente esce, una parte degli impianti continua a lavorare. L’acqua deve essere filtrata e fatta circolare. Le vasche non possono essere lasciate raffreddare completamente per poi essere riportate ogni mattina alla temperatura di esercizio. Nei sistemi analizzati, durante la notte viene mantenuta una base termica e il calore in eccesso può essere accumulato nelle caldaie in preparazione della giornata successiva.

SPA-DEC attribuisce questi consumi ai visitatori. Il modello distingue le emissioni prodotte durante l’apertura, distribuite in base alle ore di permanenza e all’affluenza, da quelle generate a porte chiuse, ripartite in modo uniforme tra tutti i clienti della giornata.

È una differenza sostanziale rispetto ai calcoli che si limitano a dividere il consumo annuale per il numero degli ingressi. Il modello ricostruisce quando l’energia viene utilizzata, quante persone sono presenti e quale fonte energetica sta alimentando la struttura in quel momento.

Nel 2024 il grande resort ha generato, secondo il calcolo, circa 7.437 tonnellate di CO₂ equivalente. Di queste, 4.447 tonnellate derivavano dai consumi misurati di energia e acqua; le restanti 2.990 erano legate a categorie non misurate in tempo reale, come perdite di refrigerante, approvvigionamenti, spostamenti dei dipendenti e acquisti di beni e servizi.

Nel centro britannico, gas ed elettricità acquistata dalla rete rappresentavano insieme oltre il 90% dell’impronta. Nella struttura più grande la distribuzione era meno concentrata: circa un terzo delle emissioni proveniva dalle fonti controllate direttamente dal resort, poco meno del 30% dall’elettricità acquistata e quasi il 37% dalla catena di fornitura.

Il peso dei flaconi, degli asciugamani e dei rifiuti visibili al cliente risulta quindi secondario rispetto all’energia impiegata per produrre e conservare il calore. La riduzione della plastica rimane utile, ma non può compensare le dispersioni di un edificio inefficiente o una piscina alimentata prevalentemente a gas.

I numeri permettono anche di capire perché una visita più lunga non produca un aumento perfettamente proporzionale dell’impronta. Le emissioni legate alle ore di apertura crescono con il tempo trascorso nella struttura. I consumi notturni e alcune voci annuali, invece, vengono assegnati in quota fissa a ogni ingresso. Il cliente che resta quattro ore riceve quindi una quota maggiore delle emissioni operative rispetto a chi rimane un’ora e mezza, ma entrambi sostengono parte del carico necessario a mantenere disponibile la struttura prima e dopo la visita.

Quanto incidono fotovoltaico e geotermia

La parte più concreta dello studio riguarda l’effetto delle fonti rinnovabili. I ricercatori hanno simulato quante emissioni avrebbero prodotto le due strutture sostituendo l’energia rinnovabile disponibile con gas ed elettricità di rete.

Nel centro britannico, i pannelli fotovoltaici hanno evitato nel 2024 circa 36,8 tonnellate di CO₂ equivalente, con una riduzione vicina al 14% delle emissioni energetiche considerate dal modello.

Nel resort romeno, la combinazione tra fotovoltaico e geotermia ha prodotto un effetto maggiore. Senza queste fonti, le emissioni legate ai consumi energetici sarebbero salite da circa 4.447 a 6.629 tonnellate di CO₂ equivalente. La differenza supera le 2.180 tonnellate, pari a una riduzione di quasi il 33%.

La geotermia è particolarmente adatta a un’attività che richiede calore in modo continuativo. Il fotovoltaico dipende dall’irraggiamento e produce meno proprio nei mesi in cui aumenta la domanda per riscaldare acqua e ambienti. Una fonte geotermica può invece fornire una base relativamente stabile durante l’intero anno, riducendo il ricorso alle caldaie. Il modello indica così le leve con il maggiore potenziale: isolamento degli edifici, recupero del calore, pompe efficienti, controllo delle temperature, riduzione delle perdite di refrigerante e produzione locale di energia a basse emissioni.

Per le terme italiane manca ancora un dato comune

Per l’Italia non esiste ancora una stima media delle emissioni prodotte da una visita alle terme. Costruirla richiederebbe dati raccolti in strutture molto diverse per dimensioni, tecnologie, origine dell’acqua e modalità di riscaldamento.

Il tema riguarda comunque un’offerta turistica rilevante e un valore medio sarebbe comunque difficile da costruire: sotto la stessa definizione convivono grandi parchi termali, centri urbani, reparti dedicati alle cure convenzionate, piscine all’aperto e aree wellness inserite negli alberghi. Secondo i dati riportati dall’Agenzia Ice sulla base delle rilevazioni di Federterme, il sistema termale italiano accoglie ogni anno circa 2,79 milioni di clienti, il 12% dei quali provenienti dall’estero. Il suo peso si inserisce in un mercato turistico che nel 2024 ha raggiunto il record di 466,2 milioni di presenze nelle strutture ricettive, il 4,2% in più rispetto all’anno precedente, secondo l’Istat.

Non tutte le strutture partono però dalle stesse condizioni. Una località che può sfruttare direttamente acqua calda proveniente dal sottosuolo presenta un profilo energetico diverso da quello di una spa che deve riscaldare acqua e ambienti utilizzando caldaie a gas. Contano anche l’età dell’edificio, la qualità dell’isolamento, la temperatura delle vasche, il ricambio dell’acqua, l’estensione degli spazi e la necessità di deumidificare continuamente gli ambienti interni.

Il nodo degli edifici è centrale nella transizione europea. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il loro utilizzo assorbe il 42% dell’energia consumata nell’Unione ed è associato al 35% delle emissioni di gas serra. Una stima riferita alle sole terme non è disponibile, ma piscine riscaldate, saune e impianti di ventilazione rendono i centri benessere attività particolarmente sensibili al costo energetico e alla qualità delle infrastrutture.

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