Polpo vs granchio blu. Sembra uno dei tipici B-movie zoologici che furoreggiano d’estate, ma è la ‘strategia biologica’ sui cui scommettono i ricercatori dell’università di Bologna per porre fine all’invasione del ‘Callinectes sapidus’, che sta facendo strage di cozze e vongole nei nostri mari. “Abbiamo scelto il polpo perché, in natura, è un temibile predatore di crostacei“, ha spiegato all’agenzia di stampa Afp Antonio Casalini, uno degli scienziati.
I granchi blu, originari della costa atlantica nordamericana, sono arrivati nel Mediterraneo alcuni decenni fa, probabilmente trasportati dalle acque di zavorra delle navi. Ma il loro numero è esploso negli ultimi anni, secondo i pescatori e le autorità a causa del riscaldamento delle acque e ai cambiamenti climatici.
Questi crostacei, dotati di chele affilate dai riflessi bluastri, particolarmente efficaci per spaccare i gusci, hanno fatto strage nel Nord-Est dell’Italia, una delle principali aree europee in cui si producono cozze e vongole. I danni, secondo la Regione Emilia-Romagna, ammontano quasi 17 milioni di euro dal 2022. Per Coldiretti la cifra stimata è di circa 200 milioni per l’intera Italia.
Più polpi per bilanciare i granchi
Lanciato l’anno scorso e finanziato dalla regione Emilia-Romagna, il progetto “Octo-Blu” mira dunque ad aumentare la popolazione di polpi per controbilanciare la presenza di questi invasori. Il team dell’unniversità di Bologna alleva larve di polpi (appena nati, i piccoli polpi misurano pochi millimetri e sono trasparenti) all’interno di un laboratorio situato nella città portuale di Cesenatico. Una volta pronti, questi minuscoli invertebrati vengono prelevati a migliaia con un retino, posti in un grande sacco di plastica, e poi portati in mare.
Le larve vengono poi rilasciate vicino a scogliere sottomarine dove il team ha allestito rifugi artificiali in cemento e argilla per aiutare i polpi a crescere. Circa 80mila sono stati rilasciati da giugno, un numero che il team di ricerca cerca di raddoppiare entro la fine di agosto, nella speranza di vederne molti raggiungere la taglia adulta. “L’idea è di creare una piccola comunità vicino alla costa affinché possa meglio combattere la propagazione del granchio blu”, spiega Casalini, tecnico in acquacoltura.
Efficacia da valutare
Questo progetto presenta tuttavia degli inconvenienti evidenti. Il polpo comune non è incline a vivere nelle acque sabbiose e calde caratteristiche delle zone lagunari dove il granchio blu causa i maggiori danni, il che rende il suo impatto potenziale trascurabile in queste aree, un fatto di cui i ricercatori sono perfettamente consapevoli. Altri esperti hanno suggerito che il branzino potrebbe rivelarsi più efficace per combattere il granchio, e il team dell’Università di Bologna si interessa anche alle anguille, che si nutrono di uova di crostacei, per completare l’azione dei polpi.
Tuttavia, se fosse riprodotto su più ampia scala, questo progetto pilota potrebbe comunque contribuire a limitare il numero di granchi blu e l’impatto che ne deriva sull’ambiente marino della costa adriatica, secondo Casalini.
“I granchi blu possiedono un potenziale riproduttivo e un tasso di fecondità incredibili”, dichiara Pietro Emmanuele, un altro ricercatore dell’Università di Bologna, sottolineando che un solo granchio femmina depone milioni di uova, la maggior parte delle quali si schiudono. Anche se solo una frazione delle larve raggiunge l’età adulta, il fatto che un polpo catturi anche solo una singola femmina farebbe già la differenza, ha aggiunto.
