Aria più pulita, limiti più severi agli inquinanti e maggior coinvolgimento dei cittadini: è quanto prevedono le nuove norme europee, in via di recepimento dall’Italia, che fissano obiettivi più stringenti sulla qualità dell’aria da raggiungere entro il 2030. Ieri, 4 agosto, il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo relativo alla Direttiva (Ue) 2024/2881, che, spiega il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, “introduce un aggiornamento della disciplina vigente, per rendere più efficace il sistema di gestione della qualità dell’aria e superare le criticità emerse nell’applicazione delle norme attuali”.
La normativa europea, entrata in vigore il 10 dicembre 2024, sostituisce e riordina infatti le precedenti disposizioni e impone agli Stati di adeguare le proprie leggi entro l’11 dicembre 2026. L’obiettivo è avvicinare progressivamente la qualità dell’aria ai valori raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità e arrivare, entro il 2050, a livelli di inquinamento non più considerati dannosi.
Dal 2030 limiti più severi per gli inquinanti nell’aria
La novità principale è l’introduzione dal 2030 di limiti più stringenti per i principali inquinanti atmosferici: le concentrazioni massime consentite saranno ridotte della metà per le polveri sottili (PM2,5 e PM10) e per il Biossido di azoto – NO₂. Saranno inoltre aggiornati i valori relativi a ozono, biossido di zolfo, benzene, monossido di carbonio, benzo(a)pirene e alcuni metalli pesanti come arsenico, cadmio, nichel e piombo.
I nuovi limiti non coincidono ancora pienamente con quelli dell’Oms, ma sono sensibilmente più rigorosi di quelli attuali. Questo significa che una città che oggi rispetta la legge potrebbe non rispettarla più con i parametri del 2030.
Tabelle di marcia per la qualità dell’aria
In particolare, se tra il 2026 e il 2029 una zona registrerà livelli superiori a quelli da rispettare nel 2030, le autorità dovranno predisporre una tabella di marcia per la qualità dell’aria, salvo che le misure già in vigore risultino sufficienti secondo le proiezioni. Se, dopo la scadenza, i limiti saranno comunque superati, dovranno essere approvati veri e propri piani di risanamento che garantiscano il rientro “nel più breve tempo possibile”.
Il nuovo sistema conferma il ruolo fondamentale delle Regioni e degli enti locali, che continueranno a essere protagonisti nell’attuazione delle misure sui territori, sottolinea il Mase. Lo Stato potrà però intervenire con misure nazionali complementari quando l’inquinamento dipende in modo determinante da settori o sorgenti che una singola Regione non può governare da sola.
Attenzione a scuole, uffici ed ospedali
La legge delega italiana richiede inoltre un coordinamento tra i piani per l’aria e le politiche relative a trasporti e mobilità; riscaldamento ed efficienza energetica; industria; agricoltura. E introduce una prima disciplina per gli ambienti indoor più sensibili, in particolare scuole, uffici e ospedali, con valori di riferimento e procedure per valutare e gestire i rischi.
Cosa cambia per i cittadini
L’approvazione preliminare, ieri, dello schema legislativo non introduce automaticamente nuovi obblighi per i cittadini. Le misure concrete saranno stabilite dai piani nazionali, regionali e comunali (per l’Italia) sulla base delle fonti di inquinamento presenti nei singoli territori. Queste potranno interessare, a seconda delle situazioni, la circolazione dei veicoli, il riscaldamento degli edifici, le attività industriali, l’agricoltura e gli allevamenti, i cantieri e le attività temporaneamente sospendibili durante gli episodi più gravi.
La Direttiva cita, tra le possibili misure di emergenza, restrizioni temporanee alla circolazione o la sospensione di alcuni lavori, ma non impone un’unica soluzione valida per tutta Europa.
Allo stesso tempo, spiega ancora il Mase, i cittadini dovranno ricevere informazioni più tempestive e comprensibili sulla qualità dell’aria, sui superamenti, sui rischi sanitari e sulle precauzioni consigliate, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili.
Chi subisce un danno alla salute potrà chiedere risarcimento
La Direttiva rafforza l’accesso alla giustizia. Chi subisce un danno alla salute potrà chiedere un risarcimento quando dimostri che il danno è stato causato da una violazione intenzionale o negligente, da parte delle autorità competenti, degli obblighi relativi ai piani per la qualità dell’aria e alle misure di emergenza. Non è però un indennizzo automatico per chi vive in una zona inquinata: sarà necessario provare una violazione delle norme, il danno sanitario e il collegamento causale.
In Europa quasi 250mila morti premature all’anno
Secondo i dati forniti dalla Commissione europea in occasione dell’entrata in vigore della Direttiva, nel Vecchio Continente l’inquinamento atmosferico è responsabile di quasi 250mila morti premature all’anno, e di un numero significativo di malattie non trasmissibili, come asma, problemi cardiovascolari e malattie respiratorie, oltre al cancro ai polmoni.
L’aria inquinata inoltre, spiega l’esecutivo europeo, danneggia anche l’ambiente, causando acidificazione, eutrofizzazione e danni a foreste, ecosistemi e colture. Ciò ha un impatto significativo sulla biodiversità e sui servizi che essa ci fornisce.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto ieri ha commentato così l’adozione del provvedimento: “L’obiettivo è costruire un sistema più moderno e coordinato, capace di coniugare gli impegni europei con le esigenze dei territori. La qualità dell’aria rappresenta una priorità ambientale e sanitaria sulla quale continueremo a investire con strumenti concreti e con il contributo di tutti i livelli istituzionali”.
