Giornata mondiale Habitat 2026: due strumenti gratuiti per proteggersi dalla peggiore stagione di incendi in Europa

Quasi 4 aree bruciate su 10 erano parte di riserve protette, 3Bee presenta XN Atlas e FireSight
2 Ottobre 2026
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giornata mondiale habitat

Circa 2,8 miliardi di persone vivono in condizioni abitative inadeguate e quasi 1,1 miliardi abitano in baraccopoli o insediamenti informali. Parte da questi numeri l’Onu in occasione della Giornata mondiale dell’Habitat 2026, che cade lunedì 5 ottobre e quest’anno ha come tema “Adequate Housing for All” (abitazione adeguata per tutti), un tema tornato al centro delle cronache dopo il caso di Maricarmen Abascal in Spagna.

La ricorrenza guarda alle città e al diritto a un riparo sicuro, ma la parola “habitat” riguarda anche le specie selvatiche e le loro case, molte delle quali sono state distrutte dai roghi del 2025.

In questo contesto, 3Bee, nature-tech company attiva nella protezione della biodiversità, della natura e del clima tramite tecnologie all’avanguardia, mette online gratuitamente due strumenti che possono aiutare a prevenire i roghi e contenere i danni.

Giornata dell’Habitat 2026: cosa si celebra il 5 ottobre

La Giornata cade il primo lunedì di ottobre, come stabilito dalle Nazioni Unite nel 1985. La prima celebrazione si tenne a Nairobi nel 1986, con il tema “Shelter is my right”. Nel 2026 l’osservanza globale si svolge a Muscat, in Oman, dal 5 all’8 ottobre, in concomitanza con la Home & Building Expo, e apre l’”Urban October”, il mese di iniziative Un-Habitat che si chiude il 31 ottobre con la Giornata mondiale delle città.

Il focus è il diritto strutturale a una casa sicura, accessibile e sostenibile, in linea con l’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030. L’emergenza abitativa ha un filo diretto con la crisi climatica: le stesse ondate di calore e gli stessi incendi che mettono a rischio gli insediamenti umani distruggono anche gli ecosistemi che ospitano gli altri esseri viventi.

I dati sugli incendi in Europa

Nel 2025 l’Unione europea ha vissuto la peggiore stagione di incendi della sua storia, con oltre un milione (1.079.000) di ettari bruciati. Il sistema satellitare europeo Effis (European Forest Fire Information System) ha registrato una superficie andata a rogo pari circa 10.800 km². In pratica, è come se fosse andato a fuoco l’intero Abruzzo (la cui estensione è circa 10.831 km²).

Quasi 4 aree bruciate su 10 si trovavano dentro parchi e riserve protette: una superficie di natura tutelata pari a circa 600.000 campi da calcio, andata in cenere. Si tratta dei siti della rete Natura 2000, le “case” dove le specie selvatiche dovrebbero poter vivere e riprodursi al sicuro. Oltre 25.000 aree che coprono il 18% del territorio europeo.

L’Italia non fa eccezione. Secondo i dati Effis-Copernicus elaborati da Greenpeace, dal 1° gennaio al 22 luglio 2026, sono andati in fumo circa 36.600 ettari nel Belpaese, l’80% in più della media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.

L’ondata di calore di fine giugno 2026 è stata la più intensa mai misurata in Europa, con almeno 35.000 decessi in eccesso attribuibili al caldo, di cui circa 25.000 in Germania, Francia e Spagna. Il bilancio è parziale, perché copre appena metà del continente. In Italia la mortalità nazionale è rimasta in linea con l’atteso, ma con picchi in città come Torino (+19% di decessi a giugno), Novara (+49%), Palermo e Cagliari (circa +20% di decessi a luglio).

Per approfondire: Super El Niño, 451mila morti stimati entro febbraio 2027

Due strumenti per leggere il rischio: XN Atlas e FireSight

In occasione della Giornata dell’Habitat 2026, 3Bee presenta pubblicamente XN Atlas e FireSight, due strumenti attivi già prima del 5 ottobre. “Entrambi poggiano su una piattaforma che utilizziamo da anni e che analizza circa due miliardi di dati satellitari all’anno, insieme alle informazioni raccolte dalla nostra rete di sensori sul campo”, spiega Virginia Castellucci, Head of Sustainability & Advocacy di XNatura, la divisione di 3Bee dedicata al monitoraggio della natura.

XN Atlas (consultabile qui) funziona come una “cartella clinica” gratuita di ogni area protetta: un ente, un comune o un parco cerca il proprio sito, ne conferma i confini e nel giro di 24 ore riceve una scheda digitale che indica lo stato della vegetazione, le specie protette presenti, il microclima e il rischio climatico dell’habitat. Lo strumento non ha bisogno di sensori da installare né contratti da firmare e “resta gratuito per gli enti che gestiscono aree protette. Per accedere serve soltanto una mail istituzionale”, chiarisce Castellucci. Al momento risultano registrate circa venti aree, e l’obiettivo è arrivare a duecento entro fine anno.

FireSight (consultabile qui) riguarda invece la propagazione degli incendi: si indica un punto sulla mappa e lo strumento mostra come e dove il fuoco potrebbe estendersi nelle 24 ore successive, considerando vento, vegetazione e morfologia del terreno.

“Si rivolge al mondo del soccorso: vigili del fuoco, protezione civile e chi ha responsabilità operative nella gestione degli incendi”, spiega Castellucci aggiungendo che “Parchi e comuni possono richiedere una demo gratuita sul proprio territorio. Lavorando su dati satellitari, può essere attivato su qualunque area senza installazioni preliminari”, anche dopo il 5 ottobre.

Il ruolo dell’Ai nel calcolo dei roghi

Il motore di FireSight è un modello di apprendimento automatico addestrato sullo storico degli incendi italiani dell’ultimo decennio. Usa oltre un milione di punti dato e decine di variabili, tra cui vegetazione, umidità del combustibile, vento, morfologia del terreno e vicinanza a strade e insediamenti. “Non produce previsioni nel senso comune del termine”, sottolinea Castellucci, “ma stima la probabilità che il fuoco si propaghi in una certa direzione nelle ore successive”. Il meccanismo ricorda quello del Grandinometro, l’app sviluppata da uno studente italiano di 21 anni per prevenire i danni da grandine.

“Il contributo principale dato dall’Ai riguarda la scala – osserva Castellucci – Analizzare una singola area protetta con metodi tradizionali ha un costo sostenibile, analizzarne venticinquemila no, ed è questo che rende possibile offrire gratuitamente uno strumento come XN Atlas”. Il lavoro sul campo resta però insostituibile. “Ci sono specie che si censiscono ancora soltanto andandole a vedere”, ricorda Castellucci.

Il problema è che quei dati spesso si perdono. “In un workshop con un ente regionale ci hanno raccontato che il monitoraggio pluriennale di una popolazione di marmotte viaggia su file Excel salvati in locale e passati di mano da un professionista al successivo. Basta un cambio di incarico perché anni di osservazioni diventino irrecuperabili”. Per questo la digitalizzazione dei censimenti storici è una delle funzioni a cui 3Bee tiene di più, perché li rende conservabili, confrontabili nel tempo e leggibili accanto ai dati satellitari.

Habitat e incendi, come cambia la sensibilità tra cittadini e imprese

Ma come cambia la sensibilità dei cittadini e delle imprese sulla crisi degli habitat?

“Quella dei cittadini è una sensibilità emotiva, altissima nelle settimane di un incendio o di un’alluvione e molto più bassa nei mesi successivi. Non è superficialità – spiega Castellucci – il punto è che un individuo non ha quasi nessuno strumento per agire da solo”.

L’approccio delle imprese a queste tematiche sta cambiando in maniera più costante: “Chi possiede terreni, vigneti, impianti o infrastrutture ha cominciato a trattare la natura come una voce di costo, con effetti misurabili su rese, premi assicurativi e continuità operativa”. Per Castellucci resta un punto da risolvere: “Oggi una quota consistente dei budget si muove ancora per obbligo normativo. Funziona, ma è fragile, perché se la norma si allenta l’interesse tende a seguirla. Il rischio fisico, invece, cresce per conto proprio in maniera esponenziale”.

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