Svizzera, sparito un quinto della massa di ghiaccio tra il 2021 e il 2026

Tassi di fusione un tempo eccezionali sono divenuti ormai la norma per il territorio alpino
2 Ottobre 2026
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Ghiacciai svizzera canva
(Canva)

Le Alpi svizzere si stanno sciogliendo. Tra il 2021 e il 2026 la massa di ghiaccio del Paese è scomparsa di quasi un quinto, per l’esattezza il 19,4% del volume complessivo. I dati pubblicati dal Réseau des relevés glaciologiques suisse (Glamos) e dalla Commissione per l’osservazione della criosfera dell’Accademia svizzera di scienze naturali (Scnat) mostrano che nei soli primi otto mesi del 2026 la criosfera nazionale ha subito un’ulteriore contrazione del 5,5%. Questo bilancio colloca l’anno appena trascorso immediatamente dietro al primato negativo stabilito nel 2022, confermando come tassi di fusione un tempo eccezionali siano ormai divenuti la norma per il territorio alpino.

Oltre lo scioglimento: l’erosione preoccupa

A rendere la crisi ancora più severa è un mutamento profondo nella dinamica stessa del degrado. Oltre all’assottigliamento superficiale, che comunemente definiamo “scioglimento dei ghiacciai”, con perdite medie di spessore comprese tra 2,5 e 4 metri e picchi fino a 10 metri estivi sulle lingue glaciali più esposte, i ghiacciai si stanno letteralmente sgretolando dall’interno. I torrenti subglaciali erodono la base della massa ghiacciata scavando ampie gallerie sotterranee, tanto che il glaciologo Matthias Huss dell’Eth di Zurigo ha evidenziato la formazione di enormi cavità interne simili ai buchi di un formaggio, i cui soffitti finiscono per crollare all’improvviso provocando cedimenti strutturali che accelerano la ritirata complessiva. Interi versanti che soltanto una generazione fa giacevano sotto centinaia di metri di ghiaccio compatto si sono così convertiti in deserti di roccia dall’aspetto lunare, dove restano soltanto rari blocchi isolati in via di dissoluzione al sole.

“Una battaglia persa contro il cambiamento climatico – scrive Huss su LinkedIn -. Non è “solo un po'” di ghiaccio che sta scomparendo. La scala è enorme e difficile da credere, ma sequenze di immagini stanno aiutando a capire. Non è solo acqua ghiacciata che si perde. Il volto delle nostre montagne sta cambiando radicalmente, così come il modo in cui influenzano gli ambienti a valle”.

Questo ritmo di declino ha già determinato l’estinzione definitiva di diversi piccoli apparati glaciali, tra cui il ghiacciaio di Bella Tola nel Vallese e il Griessfiren (noto anche come Plattalvafirn) tra i cantoni Glarona e Uri, il quale ha perso il 99% della propria superficie nell’arco di soli vent’anni. Se negli anni Cinquanta, quando il Griessfiren era oggetto di monitoraggi scientifici pionieristici, i tassi di ritirata mantenevano ritmi graduali, oggi gli scienziati assistono a una vera e propria esplosione dei tassi di fusione.

Il fenomeno colpisce con violenza anche i bacini più imponenti e storici del Paese: nel 2026, il Grand Glacier d’Aletsch (in particolare presso la Konkordiaplatz), il ghiacciaio del Rodano, l’Allalin e il Clariden hanno fatto registrare i livelli di fusione più drammatici mai documentati dalle rispettive serie storiche. Presso il ghiacciaio del Findel, l’opera di captazione idroelettrica costruita quarant’anni fa alle porte del ghiaccio si affaccia ormai su un alveo quasi del tutto svuotato, mentre in località turistiche come la Diavolezza nei Grigioni ci si trova costretti a stendere teli protettivi bianchi per trattenere la neve residua e garantire l’apertura delle piste da sci.

Colpa del caldo

Le radici meteorologiche di questa accelerazione sono state delineate da MeteoSwiss, i cui rilevamenti indicano che il semestre compreso tra aprile e settembre 2026 è risultato il più caldo e asciutto mai misurato dall’inizio delle registrazioni storiche nel 1864. L’estate rovente è stata preceduta da un inverno 2025/2026 rientrato tra i dieci con meno precipitazioni nevose dell’ultimo secolo, spogliando precocemente i ghiacciai della loro copertura protettiva.

Inoltre, l’isoterma dello zero termico è rimasta al di sopra dei 4.000 metri per ben 76 giorni tra maggio e settembre, un valore più che doppio rispetto alla media stagionale che ha cancellato ogni traccia di neve residua persino oltre i 3.500 metri d’altitudine. L’unica ragione per cui il 2026 non ha superato il record assoluto del 2022 risiede in una minore presenza di polvere del Sahara depositata sui nevai, che ha preservato una maggiore capacità di riflettere la radiazione solare.

Questo quadro si inserisce in un contesto globale e continentale in cui l’Europa si sta scaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, spinta dall’accumulo di circa 1.800 miliardi di tonnellate di anidride carbonica immesse nell’atmosfera dall’era industriale.

Le conseguenze sul sistema idrico

L’impatto sul sistema idrico europeo assume dimensioni imponenti. Soltanto nel trimestre estivo tra luglio e settembre 2026, la fusione dei ghiacciai svizzeri ha immesso nei bacini fluviali 2.200 miliardi di litri d’acqua (pari a 2,2 chilometri cubi). Per comprendere la portata di questo volume, si tratta di una quantità superiore a quattro volte il consumo annuo totale di acqua potabile di tutte le famiglie svizzere.

Se nell’immediato questo flusso contribuisce ad alleviare la siccità estiva lungo i fiumi europei, i glaciologi avvertono che l’effetto cuscinetto si sta esaurendo rapidamente: con la costante contrazione della superficie ghiacciata, questa fondamentale riserva idrica di emergenza andrà irreversibilmente riducendosi.

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