Targhe personalizzate, addio alla relazione con la classe ambientale del veicolo?

La misura offre un’alternativa all’automatismo cronologico adottato nel 1994, spezzando la corrispondenza visiva tra serie alfanumerica, anzianità del parco circolante e classe ambientale del motore
29 Ottobre 2026
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Giorgia meloni ipa ftg
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Ipa/Ftg)

“A proposito di auto, una nota che si potrebbe definire di colore: introduciamo la possibilità per chi se ne vorrà avvalere di avere delle targhe personalizzate. È una cosa che si fa in molti altri Paesi del mondo. Ci si potrà più o meno sbizzarrire, chiaramente sostenendo un costo. Qualcosa mi dice che la creatività degli italiani qui potrebbe farsi valere”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la novità delle targhe personalizzate durante la conferenza stampa di presentazione della Manovra 2027.

La misura offre un’alternativa all’automatismo cronologico adottato nel 1994, spezzando la corrispondenza visiva tra serie alfanumerica, anzianità del parco circolante e classe ambientale del motore.

Il precedente inapplicato del 2010

La facoltà di richiedere targhe con combinazioni a scelta era già contemplata sulla carta dal Codice della strada fin dal 2010, ma era rimasta inapplicata per la mancata emanazione dei decreti operativi da parte dei ministeri competenti. L’esecutivo intende ora rendere operativa la procedura, presentandola come una misura accessoria a pagamento destinata a chi desidera personalizzare la targa del proprio veicolo.

Le forze di opposizione hanno criticato l’intervento, giudicandolo un tentativo di reperire gettito straordinario attraverso micro-prelievi sulla mobilità privata. Dal punto di vista normativo, la disposizione fa parte dello schema di decreto legislativo per il nuovo Codice della strada, attualmente al vaglio dei pareri consultivi di Parlamento, Consiglio di Stato e Conferenza unificata. L’iter richiederà ulteriori passaggi prima di consentire la produzione materiale delle prime combinazioni su richiesta.

Regole, costi e tempi previsti

I dettagli applicativi definiti nello schema ministeriale stabiliscono precisi requisiti per accedere alla procedura. Il costo fissato per la coppia di targhe per le auto è di 600 euro, ripartiti tra 500 euro destinati all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la fabbricazione e 100 euro devoluti come maggiorazione al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per i motocicli la spesa complessiva è di 360 euro, comprensiva della targa posteriore e dei relativi contrassegni adesivi.

Largo alla fantasia, ma con qualche limite: resteranno escluse sequenze offensive, ingannevoli o identiche a codici già registrati nell’Archivio Nazionale dei Veicoli. La targa rimarrà vincolata al telaio e non potrà essere trasferita su una nuova vettura in caso di vendita del veicolo. Secondo quanto chiarito dall’Aci (Automobile Club d’Italia), la personalizzazione dovrebbe riguardare le nuove immatricolazioni e le reimmatricolazioni solo per furto, smarrimento o deterioramento della targa esistente.

Lo schema di decreto indica l’entrata in vigore delle norme dal 1° gennaio 2028, ma l’Aci precisa che il regolamento attuativo deve precedere l’efficacia di almeno 180 giorni, circostanza che potrebbe far slittare l’accesso al servizio alla primavera del 2028 o a un successivo decreto ministeriale.

Come funzionano le targhe oggi

Dal 1994 l’Italia adotta un modello di immatricolazione nazionale standardizzato che ha superato le vecchie targhe provinciali su fondo nero o bianco. Il formato vigente si basa su una sequenza alfanumerica composta da due lettere iniziali, tre cifre centrali e due lettere finali, organizzata secondo una rigida scansione progressiva. Le combinazioni avanzano a livello centrale dalla serie AA 000 AA verso i codici successivi, escludendo le lettere I, O, Q e U per scongiurare ambiguità visive nei rilievi di polizia (la “I” può confondersi con il numero “1”, la “O” e la “Q” con lo “0” e la “U” con la “V”).

Questo meccanismo ha trasformato la targa in una sorta di data di nascita del veicolo. Osservando la serie iniziale è possibile risalire con buona approssimazione all’anno di immatricolazione: le lettere A e B corrispondono alla seconda metà degli anni Novanta e ai primi anni Duemila, mentre le serie F e G identificano i modelli immessi sul mercato nell’ultimo decennio. La progressione ha garantito per oltre trent’anni un’anagrafe veicolare uniforme e leggibile a colpo d’occhio.

L’equazione tra targa ed emissioni

La successione temporale delle targhe ha consolidato negli anni un legame tra codice alfanumerico e standard emissivo del motore. Incrociare una targa con inizio BA o CK permette fin da subito di riconoscere a vista un’auto con oltre vent’anni di anzianità, ascrivibile alle classi omologative Euro 1, Euro 2 o Euro 3, che rilasciano quantità di particolato atmosferico e ossidi di azoto sensibilmente superiori rispetto ai veicoli recenti conformi agli standard Euro 6d o Euro 6e.

La diffusione delle combinazioni personalizzate e la reimmatricolazione dell’usato spezzano questo automatismo, impedendo di stimare le emissioni e l’impatto ambientale dall’osservazione esteriore del veicolo. Per la gestione del traffico e delle politiche antismog urbane, la novità rende obsoleta (solo per chi utilizzerà le targhe personalizzate) il controllo a vista da parte degli agenti, confermando la necessità di varchi elettronici dotati di lettura ottica delle targhe. Solo l’interrogazione automatica dell’archivio della Motorizzazione consente di accertare la classe Euro effettiva del mezzo, garantendo l’applicazione corretta delle zone a traffico limitato e dei blocchi alla circolazione.

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