Mentre l’Italia brucia e l’estate 2026 conferma il livello record raggiunto dal surriscaldamento globale, in Basilicata, sul comprensorio sciistico di Sellata-Monte Pierfaone, nel comune di Abriola (Potenza), sta prendendo forma la pista da sci sintetica più lunga d’Italia: 480 metri di manto artificiale che promettono di rendere la montagna lucana sciabile 365 giorni l’anno, anche senza neve (uno scenario sempre più diffuso anche a altitudini molto più elevate, come denunciato dalla sciatrice azzurra Federica Brignone).
A poche settimane dal completamento previsto per l’inverno 2026, il progetto, dal valore di 8 milioni di euro, si trova al centro di un acceso dibattito ambientale: un’inchiesta de Il Manifesto, infatti, ha rivelato che i lavori stanno comportando l’abbattimento di 951 alberi all’interno di un’area protetta della rete Natura 2000.
Il record: cos’è e dove sorge la nuova pista sintetica
Con i suoi 480 metri di lunghezza, l’impianto in costruzione a Sellata-Pierfaone supererebbe il precedente primato nazionale, detenuto dal Nevegal (Belluno, Veneto), lungo 300 metri e inaugurato nell’ottobre 2025. Il comprensorio sciistico lucano sorge nel comune di Abriola, a circa 20 chilometri a sud di Potenza, a un’altitudine compresa tra 1.350 e 1.750 metri sul livello del mare.
L’area interessata dai lavori rientra però in un contesto di particolare rilievo naturalistico: è parte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e coincide con una Zona Speciale di Conservazione (Zsc) della rete Natura 2000, che tutela complessivamente 756 ettari di habitat e specie animali protette a livello europeo.
L’obiettivo dichiarato dalla Regione Basilicata è duplice: permettere agli sciatori di allenarsi tutto l’anno, anche senza neve naturale, e rilanciare un comprensorio turistico che negli ultimi anni ha sofferto la progressiva scarsità di neve naturale a causa del riscaldamento globale.
Investimento e finanziamento: come si spendono gli 8 milioni
Il costo complessivo dell’operazione ammonta a circa 8 milioni di euro. Di questi, 6 milioni provengono dal Programma Operativo Complementare al Por Fesr Basilicata, nell’ambito dell’asse dedicato all'”Inclusione Sociale” — un dettaglio che, come vedremo, è diventato uno dei punti più controversi del progetto. Ulteriori 2 milioni sono destinati a opere connesse e di riqualificazione complessiva dell’area.
Il piano di intervento comprende, oltre alla pista sintetica da 480 metri, una nuova linea di seggiovia che collegherà l’impianto di risalita esistente alla stazione di monte, quattro nuove aree di sosta (incluso uno spazio attrezzato per i camper), una struttura commerciale e ricettiva a piè pista — con locali per la promozione dei prodotti tipici al piano terra e servizi di bar e ristorazione al primo piano — oltre a strutture prefabbricate per il noleggio sci e il deposito attrezzature.
Sellata vs Nevegal: il confronto con le altre piste sintetiche italiane
La pista da sci sintetica lucana si inserisce in una tendenza più ampia che sta interessando diverse regioni italiane, spesso come risposta diretta alla crisi della neve naturale.
| Impianto | Località | Lunghezza | Anno | Note |
|---|---|---|---|---|
| Sellata-Monte Pierfaone | Abriola (PZ), Basilicata | 480 m | Completamento previsto inverno 2026 | Record italiano, investimento da 8 milioni di euro |
| Nevegal | Belluno, Veneto | 300 m | 2025 | Precedente record, inaugurata a ottobre |
| Presolana Ski Arena | Passo della Presolana, Lombardia | 240 m (+90 m area freestyle) | 2025 | Include skilift dedicato e sistema di video-analisi |
| Zum Zeri | Appennino, Emilia-Romagna | 500 m (in completamento) | 2025 | Finanziata con 480mila euro dal Bando Appennini |
Fino a luglio 2026, il Nevegal era la pista sintetica più lunga d’Italia, prima che venisse ufficializzato il progetto lucano destinato a superarlo.
Il contesto territoriale: dagli impianti degli anni ’60 al progetto attuale
La vocazione sciistica dell’area di Sellata non è recente: i primi impianti risalgono alla fine degli anni Sessanta, quando il territorio non era ancora sottoposto a tutela come parco nazionale. Nel 2003 fu realizzato lo skilift Pierfaone 2, un impianto di 490 metri con una portata di 710 persone all’ora, che collega una stazione a valle posta a 1.375 metri a una stazione di monte a 1.485 metri.
Il progetto della pista sintetica è stato ufficialmente presentato dalla Regione Basilicata in una conferenza stampa il 7 luglio 2026. Il presidente della Regione, Vito Bardi, ha descritto l’iniziativa come un’opportunità per permettere a “sciatori, escursionisti, famiglie e atleti” di “vivere la montagna 365 giorni all’anno, con servizi moderni e accessibili“. Il bando di gara per il secondo lotto dei lavori, relativo proprio alla realizzazione della pista sintetica, con un importo posto a base di gara pari a 1.250.000 euro, è stato pubblicato lo scorso giugno.
Le polemiche: abbattimento alberi, fondi sociali e area protetta
Il 14 agosto scorso, un’inchiesta del quotidiano Il Manifesto, firmata dal giornalista Alex Giuzio, ha portato alla luce un dato rimasto fino a quel momento poco visibile nel dibattito pubblico: la relazione tecnica allegata al progetto (denominata “Relazione piedilista abbattimento piante“) prevede l’abbattimento di 951 alberi all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, per fare spazio al telone sintetico e alle altre strutture turistiche previste.
Il dato appare in contraddizione con un altro documento amministrativo: secondo fonti locali, nel formulario relativo allo screening della Valutazione di Incidenza Ambientale (Via) presentato alla Regione, non risultava previsto alcun abbattimento di alberi. La Direzione Generale dell’Ambiente della Regione aveva comunque espresso parere favorevole di screening l’11 giugno 2026, a meno di un mese dalla presentazione del progetto.
Nell’ambito della Via (e anche della Vas, Valutazione Ambientale Strategica) un parere favorevole di screening (noto formalmente come verifica di assoggettabilità) significa che l’autorità competente, dopo aver esaminato un progetto o un piano, stabilisce che non è necessario procedere a una valutazione d’impatto ambientale completa e approfondita, perché l’opera non genera conseguenze significative sull’ambiente.
Sul piano economico, le critiche si sono concentrate soprattutto sull’origine di parte dei fondi: 6 milioni di euro, destinati per definizione all'”Inclusione Sociale” nell’ambito della programmazione Fesr, sono stati impiegati per la realizzazione di un impianto sciistico, con grandi interrogativi sulla coerenza tra l’obiettivo dichiarato del finanziamento e la sua reale destinazione. A rendere ancora più delicato il quadro amministrativo si aggiunge la rapidità dell’iter: il progetto è stato presentato e autorizzato dalla Regione nel giro di soli tre mesi.
Le posizioni istituzionali e sindacali: M5S, Europa Verde e Cgil chiedono chiarezza
Nel giro di pochi giorni, quanto scoperto sull’abbattimento degli alberi ha innescato un’ampia serie di reazioni politiche e sindacali. Le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, hanno presentato un’interrogazione formale per chiedere chiarezza sul percorso amministrativo seguito e sulla effettiva procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale.
Europa Verde-Avs, con Francesco Emilio Borrelli e Donato Lettieri, ha chiesto “piena trasparenza sull’iter autorizzativo, sulla Valutazione di incidenza ambientale e sull’utilizzo dei fondi”, sottolineando in una nota che “la Basilicata non ha bisogno di una montagna piegata alle esigenze del turismo consumistico” e ponendo una domanda di metodo: non “che cosa possiamo fare alla montagna?”, ma “che cosa chiede la montagna a noi?”.
Anche il mondo sindacale è intervenuto sulla faccenda: il segretario generale della Cgil Potenza, Vincenzo Esposito, e il segretario generale della Flai Cgil Basilicata, Vincenzo Pellegrino, hanno espresso in una nota congiunta “dubbi di opportunità sull’investimento da circa otto milioni di euro”, dichiarando che la vicenda “lascia sgomenti”. I due sindacalisti hanno contestato alla Regione l’assenza di “nessuna concreta progettualità sulla transizione energetica e produttiva” e di “una pianificazione ambientale di lungo periodo attenta all’eco-turismo e al lavoro agricolo, boschivo e della forestazione”, chiedendo chiarezza sulla previsione di efficacia economica, sulle ricadute per il territorio, sui rischi ambientali e sull’esistenza di un eventuale piano di compensazione ambientale.
La risposta della Regione: “destagionalizzazione” e “rivoluzione verde”
Di fronte alle critiche, la Regione Basilicata ha sottolineato i benefici turistici ed economici dell’intervento. Il progetto viene descritto ufficialmente come una misura di “destagionalizzazione” del turismo montano, capace di trasformare il comprensorio nel “cuore pulsante del turismo montano per l’hinterland potentino”. Nella presentazione ufficiale, l’iniziativa viene definita una “rivoluzione verde dei territori montani“, che, per la Regione, coniuga “sport, tutela del territorio e rilancio economico”.
Neve finta ecocompatibile
Sul piano tecnico, il manto sintetico utilizzato — riconducibile a materiali di tipo “Neveplast” o equivalenti di ultima generazione — viene descritto come “a bassissimo impatto ed ecocompatibile“, capace di simulare le sensazioni della neve vera anche in piena estate, aperto sia agli appassionati sia agli sciatori professionisti per allenamenti e attività ricreative durante tutto l’anno.
Il contesto turistico più ampio: un “carosello” di attrazioni e il rischio overtourism
Il progetto di Sellata-Pierfaone si inserisce in una trasformazione più ampia del territorio dell’Appennino Lucano. Negli ultimi anni, in zona sono stati realizzate diverse attrazioni ad alto impatto scenografico: il volo dell’angelo e la slittovia a Castelmezzano, il ponte tibetano a Sasso di Castalda, oltre a diverse panchine giganti disseminate nel territorio.
Nonostante la Regione parli di rilancio del territorio, secondo alcuni osservatori, questa strategia rischia di trasformare l’area in un vero e proprio “carosello” di attrazioni turistiche invasive, senza affrontare il problema strutturale dello spopolamento delle terre alte lucane, distanti circa due ore e un quarto da Bari e due ore e venti da Matera.
Prospettive e domande aperte
Oltre alle conseguenze ambientali, diverse domande restano ancora senza risposta definitiva: come verrà gestita nel tempo la manutenzione del manto sintetico; quali saranno i costi di accesso per gli utenti finali; quale sarà l’effettivo ritorno economico sull’investimento pubblico di 8 milioni di euro; e, soprattutto, se e come verrà compensata la perdita del patrimonio boschivo abbattuto per la realizzazione dell’opera.
Il caso di Sellata-Pierfaone si inserisce in una discussione sul futuro delle stazioni sciistiche italiane a bassa quota: di fronte a un innevamento naturale sempre più raro, la scelta tra artificializzazione spinta della montagna e modelli di turismo alternativo, più legati alla fruizione escursionistica e naturalistica del territorio, resta una delle questioni più rilevanti per il futuro delle aree montane appenniniche.
