“Occorre ricordare che nella gerarchia dei rifiuti il recupero energetico c’è, ovviamente, ma solo dopo riduzione, riuso e riciclo”. Questo il punto fondamentale dell’allarme che Claudia Salvestrini, direttrice generale del PolieCo – Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene, rivolge al ‘Decreto Ambiente (dl 177/2026)’, entrato in vigore lo scorso 9 ottobre. Secondo la manager, infatti, le nuove norme creano un paradosso per il quale verrebbe favorita la combustione dei rifiuti plastici anziché il loro riciclo. Divergendo dunque, spiega, dagli obiettivi dell’economia circolare.
Al centro della critica c’è la possibilità di utilizzare più facilmente il combustibile solido secondario (CSS) in sostituzione dei combustibili tradizionali negli impianti industriali, attraverso procedure autorizzative semplificate come il silenzio-assenso.
Risolve l’immediato ma non scioglie i nodi
Ma “semplificare le norme per l’utilizzo del CSS nei cementifici non è un vero traguardo ambientale, e, se tende a risolvere questioni emergenziali nell’immediato, non scioglie i nodi che perdurano nel settore italiano del riciclo e della produzione con rigenerato di qualità”, afferma ancora Silvestrini in una nota.
Nodi che riguardano, evidenzia la manager, la “concorrenza sleale di chi effettua traffici illeciti all’estero con la logica del dumping ambientale (che determina un costo di mercato del granulo rigenerato made in Italy meno appetibile); l’aumento dei costi energetici e l’eterogeneità dei materiali raccolti”.
La politica ambientale rischia così di essere contraddittoria, sostiene Silvestrini. Da una parte lo Stato promuove l’economia circolare e l’utilizzo di materiali riciclati; dall’altra facilita il recupero energetico, che nella gerarchia europea dei rifiuti viene dopo il riciclo, ovvero subordinata alle opzioni considerate preferibili dal punto di vista ambientale.
Il punto, continua, “non è essere contro la valorizzazione energetica tout court, ma di comprendere che puntare su un combustibile di questo tipo si traduce nella sottrazione di ingenti quantità di rifiuti plastici alla filiera del riciclo, senza, peraltro, incidere sulle criticità che già vivono gli imprenditori”.
Cos’è il CSS e quanti rifiuti vengono trasformati in combustibile in Italia
Il combustibile solido secondario (CSS) è ottenuto dal trattamento di rifiuti non pericolosi, urbani e speciali attraverso processi che permettono di separare e utilizzare le frazioni combustibili, come plastica, carta e materiali tessili. Il CSS può essere impiegato in alcuni impianti industriali, tra cui i cementifici, in sostituzione parziale dei combustibili tradizionali.
Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani 2025 dell’ISPRA, nel 2024 gli impianti italiani di trattamento meccanico e meccanico-biologico dei rifiuti urbani hanno prodotto circa 1,7 milioni di tonnellate di CSS, pari al 21,5% dei materiali in uscita da queste attività.
