Roma lancia la sfida per il futuro dei più piccoli e lo fa partendo dal momento più importante della giornata scolastica: il pranzo. È stato presentato il nuovo bando per la ristorazione scolastica, un piano da 766 milioni di euro che promette di trasformare le mense della Capitale in un modello di sostenibilità e giustizia sociale.
Non si tratta solo di numeri (anche se parliamo di 24 milioni di pasti all’anno in oltre 800 scuole), ma di una vera e propria rivoluzione culturale che mette al bando il risparmio a tutti i costi per dare spazio alla qualità.
Addio al “prezzo più basso”, vince la qualità
La prima grande novità è politica: Roma ha scelto il pasto a costo fisso. Niente più gare al ribasso dove vince chi offre il prezzo minore e spesso a discapito della qualità, ma una competizione basata esclusivamente sull’eccellenza del servizio e dei prodotti. L’obiettivo? Mettere al centro il benessere di circa 150.000 bambini che ogni giorno mangiano a scuola.
Un menù “amico del Pianeta”
Il nuovo bando è un vademecum della sostenibilità applicata alla tavola. Ecco i punti chiave che rendono queste mense un esempio di ecologia pratica:
- Stop ai cibi ultra-processati e largo a prodotti freschi, locali e di stagione.
- Impronta ambientale sotto controllo: le aziende dovranno misurare l’impatto ecologico di ciò che servono, riducendo imballaggi e inquinamento da trasporti.
- Frutta “brutta ma buona”: si educa al consumo di frutta fuori calibro per combattere lo spreco alimentare.
- Menù Green: più legumi, verdure e prodotti biologici, Dop e Igp, con una filiera corta che sostiene il territorio.
Per rendere broccoli e lenticchie più “piacevoli” agli occhi dei bambini, il bando prevede persino una formazione specifica per i cuochi, affinché imparino a cucinare i piatti vegetali in modo più appetibile per i più piccoli.
Non solo bio: la mensa è anche “Giusta”
La sostenibilità non è solo ambientale, ma anche umana. Il cibo che arriverà nelle scuole di Roma avrà un valore etico aggiunto. Saranno infatti premiate le aziende che utilizzano prodotti provenienti dai beni confiscati alle mafie e dall’agricoltura sociale. Inoltre, Roma dice stop ai subappalti selvaggi e aggiunge garanzie per il personale, con l’introduzione di un voucher annuale da 500 euro per sostenere chi lavora con contratti part-time ciclici.
Infine, premialità per chi attinge dalla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità e non dal caporalato.
La scuola come centro della comunità
Le mense non saranno più luoghi chiusi. L’idea è quella di trasformarle in “luoghi di comunità”, aprendo le cucine al territorio e organizzando laboratori di educazione alimentare e ambientale per i bambini. Persino il comfort acustico sarà migliorato, con l’obbligo di insonorizzare i refettori per rendere il pasto un momento di vero relax e socialità.
Come dichiarato dall’assessora Sabrina Alfonsi, investire nelle mense significa portare il diritto al cibo sano e la cultura della sostenibilità direttamente nelle mani delle nuove generazioni.
“La nuova gara per la refezione scolastica punta a garantire un servizio di qualità sempre più elevata, promuovere un’alimentazione sana e tutelare le lavoratrici e i lavoratori del settore. Abbiamo scelto che il costo del pasto non possa essere oggetto di ribasso, premiando invece la qualità delle offerte. Vogliamo valorizzare le cucine delle scuole, favorire prodotti freschi e menu più sani e sostenibili, mettendo al centro il benessere delle bambine e dei bambini.”, ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri.
Roma, già dodicesima nella classifica nazionale di Foodinsider, punta ora dritta al podio dell’eccellenza. In breve, meno plastica, più etica e piatti che fanno bene sia ai bambini che al Pianeta. La rivoluzione verde di Roma inizia dalla forchetta.
