Quattro settimane gratis in montagna: Eurac lancia Mahe, candidature aperte

L’iniziativa di ricerca al Parco nazionale dello Stelvio da metà agosto a inizio ottobre
23 Marzo 2026
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Rifugio montagna canva
Rifugio in montagna (immagine d'archivio Canva)

Eurac Research, l’Istituto per la medicina d’emergenza in montagna, lancia MaheModerate Altitude Healthy Exposure, un progetto che cerca volontari per vivere quattro settimane consecutive a 2.300 metri di quota, gratuitamente. Chi verrà selezionato avrà diritto a vitto e alloggio pagati e a 400 euro di rimborso forfettario.

L’iniziativa di Eurac Research parte da una semplice constatazione: abbiamo tante informazioni sugli effetti dell’alpinismo estremo, ma sappiamo troppo poco su chi vive a quote moderatamente alte senza fare attività sportiva intensa. Mahe nasce proprio per colmare questo vuoto scientifico ed è un’opportunità interessante per chi vuole vivere un mese ad alta quota senza spendere soldi.

Il progetto andrà in scena nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio da metà agosto a inizio ottobre 2026. Ecco gli obiettivi della ricerca, chi può partecipare come fare domanda.

Cosa studia il progetto Mahe e perché è importante

Secondo i dati citati da Eurac Research, in tutto il mondo circa 200 milioni di persone vivono a quote moderatamente alte, eppure mancano informazioni solide sull’effetto della vita quotidiana prolungata a queste quote (gli studi si concentrano su alpinismo, adattamento fisiologico oltre i 4.000 metri e altre situazioni piuttosto estreme). L’obiettivo dichiarato da Eurac è capire cosa succede al corpo di una persona sana e non sportiva che si trasferisce per un mese a quota moderata, conducendo la sua vita ordinaria. Dormire, mangiare, lavorare, camminare. Niente di più. Nello specifico, Eurac Research vuole studiare:

  • Come cambiano nel tempo ossigenazione del sangue e funzione respiratoria a quota moderata;
  • Se e come si modifica la pressione arteriosa;
  • Quali effetti si producono sul metabolismo (glucosio, lipidi);
  • Come varia la qualità del sonno e il benessere psicologico;
  • Se la capacità fisica generale migliora, peggiora o resta stabile;
  • Quanto di questo adattamento permane dopo il rientro a bassa quota.

La domanda di fondo, quella che fa da cornice a tutto il progetto, è più ampia: vivere e lavorare a 2.300 metri ha effetti protettivi sulla salute delle persone — per esempio sul rischio metabolico — o può invece risultare problematico per certe categorie di individui?

Dove si svolge: il Rifugio Nino Corsi diventa un centro di ricerca

Il cuore dello studio è il Rifugio Nino Corsi, conosciuto anche come Zufallhütte, in Val Martello, nel Parco nazionale dello Stelvio, a circa 2.265–2.300 metri di quota. Durante il periodo di studio, il rifugio continua ad essere tale ma ospiterà strumentazione medica e protocolli di ricerca per rilevare gli effetti di vivere a quota moderata sulla salute. La scelta non è casuale: il Parco dello Stelvio offre un ambiente controllato, lontano da inquinamento e variabili urbane, a una quota precisa e stabile. Condizioni ideali per isolare l’effetto dell’altitudine da tutto il resto.

Vitto e alloggio pagati, più un rimborso forfettario

Eurac pagherà integralmente vitto e alloggio e ciascun partecipante riceverà un rimborso forfettario di 400 euro lordi per il tempo dedicato al progetto di ricerca. Fermi restando i requisiti, che vedremo tra poco, Mahe non è un’iniziativa adatta a chiunque: si dorme in rifugio, il meteo di fine estate e inizio autunno in alta quota è imprevedibile e bisogna rispettare gli appuntamenti con i prelievi.

D’altra parte, si tratta di un’opportunità per chi cerca un’esperienza difficile da replicare altrove: vivere un mese in un parco naturale protetto, in un piccolo gruppo, con supporto medico costante e la possibilità di entrare in contatto con la ricerca scientifica sul campo.

Come si articola lo studio: le fasi e i tempi

La partecipazione complessiva copre circa cinque settimane, distribuite in tre fasi distinte.

  • Screening e misurazioni iniziali (luglio–inizio agosto 2026): tutto inizia a Bolzano e a Silandro (Schlanders, 720 m s.l.m.), dove il team di ricerca effettua le visite mediche di screening, raccoglie l’anamnesi e stabilisce il punto di partenza fisiologico di ciascun partecipante — la cosiddetta baseline, il profilo di riferimento da confrontare con le misurazioni successive per rilevare eventuali modifiche dopo un mese a 2.300 metri;
  • Soggiorno a quota moderata (da metà agosto a inizio ottobre 2026): nella fase cruciale del progetto Mahe, i 12 partecipanti selezionati vivranno quattro settimane consecutive al Rifugio Nino Corsi. Durante questo periodo, si effettueranno misurazioni ripetute di parametri fisiologici quali saturazione di ossigeno, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, esami ematici, qualità del sonno, benessere psicologico, capacità fisica generale. Il calendario delle misurazioni sarà definito dai ricercatori;
  • Misurazioni di rientro (settimana successiva): tornati a bassa quota, i partecipanti tornano a Bolzano per le misurazioni post-esposizione. Il confronto prima/durante/dopo è il cuore scientifico dello studio.

Cosa si può fare (e cosa no) durante le quattro settimane

Fuori dagli orari dedicati ai test e alle misurazioni, i partecipanti sono liberi di organizzarsi come vogliono. Il rifugio dispone di connessione Wi-Fi, quindi chi lavora da remoto può farlo. Si può leggere, studiare, stare all’aperto, socializzare con il gruppo. Ci sono però due limiti precisi a ciò che si può fare, per non alterare i risultati:

  • Niente attività fisica oltre il proprio livello abituale;
  • Nessun cambio di altitudine per tutta la durata dello studio: niente weekend in città né gite a quote significativamente diverse dal rifugio.

Chi può candidarsi: requisiti e criteri di esclusione

Possono candidarsi:

  • Persone tra i 18 e i 40 anni;
  • Con indice di massa corporea nella norma, indicato da Eurac tra 18,4 e 24,9;
  • In buona salute generale, senza patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, psichiatriche);
  • Che vivono abitualmente a bassa quota (meno di 1.500 m s.l.m.);
  • Con un livello di attività fisica “normale” (non atleti di endurance, per esempio);

Non posso partecipare:

  • Fumatori e chi fa uso regolare di alcol o droghe, o in passato ha abusato di sostanze;
  • Chi assume farmaci o presenta malattie croniche che potrebbero interferire con lo studio;
  • Chi segue diete particolari o molto restrittive (l’alimentazione in rifugio deve essere il più possibile standardizzata);
  • Chi ha è stato a più di 2.500 metri nelle quattro settimane precedenti allo studio.

Come candidarsi per lo studio Mahe

Per partecipare è necessario contattare direttamente il team di ricerca di Euracmahe@eurac.edu

La pagina ufficiale del progetto è disponibile all’indirizzo: eurac.edu/en/projects/mahe. Dopo il contatto iniziale, i candidati potenzialmente idonei vengono convocati per lo screening medico.

Il legame con la montagna che cambia

C’è un filo che unisce il progetto Mahe a questioni più ampie, che riguardano il dibattito su territorio, salute pubblica e futuro delle aree montane. Le Alpi si stanno scaldando a una velocità doppia rispetto alla media europea: le stagioni si spostano, le condizioni climatiche in quota cambiano. Capire come il corpo umano risponde a vivere e lavorare in montagna è un dato che riguarda anche le politiche di sviluppo dei territori alpini, lo spopolamento delle aree interne, la possibilità concreta di fare del lavoro da remoto in quota una scelta sostenibile.

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