“Il 2027 sarà l’anno dei record termici e della soglia +1,5 °C”: l’allarme degli esperti

Cos’è e come funziona davvero il “El Niño”: tra siccità e uragani, cosa aspettarci dopo quello “super” del 2026
25 Agosto 2026
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Temperature Caldo el nino canva

Il 2027 potrebbe essere l’anno in cui la temperatura media globale supererà la soglia critica di +1,5 °C rispetto all’era pre-industriale. Una soglia simbolica e scientifica che rappresenta il limite oltre il quale gli impatti del riscaldamento globale diventano significativamente più gravi e difficili da gestire. A lanciare l’allarme è il Met Office, il servizio meteorologico nazionale del Regno Unito e uno dei centri mondiali più avanzati nella modellistica climatica, secondo il quale il motore di questa impennata termica è già in azione: un El Niño eccezionalmente intenso nel 2026, definito “senza precedenti” dai climatologi, sta accumulando enormi quantità di calore nell’Oceano Pacifico.

Cos’è e come funziona El Niño?

El Niño è la fase calda del ciclo climatico Enso, un fenomeno naturale che nasce nel Pacifico equatoriale e influenza il clima di tutto il pianeta. In condizioni normali, i venti che soffiano da est verso ovest (i venti orientali) mantengono in equilibrio l’oceano, che presenta un accumulo di acqua più calda nel Pacifico occidentale e uno strato di acqua più fredda nel Pacifico orientale.

Durante El Niño, questo equilibrio si rompe. Raffiche di vento provenienti da ovest possono disturbare i normali venti orientali, spingendo l’acqua calda a spostarsi verso il centro e l’est del Pacifico. Questo riscaldamento anomalo dell’oceano si concentra in aree chiave come la regione denominata “Niño3.4” e si accompagna a variazioni nella pressione atmosferica tra l’est e l’ovest del Pacifico.

Il fenomeno si trasforma così in un circolo che si auto-alimenta: il riscaldamento dell’acqua influenza i venti atmosferici, che a loro volta spingono la temperatura dell’oceano a salire ancora di più. Questo trasferimento di calore modifica i grandi modelli di circolazione dell’aria su larga scala. Di conseguenza, El Niño altera le piogge globali, causando un indebolimento del monsone indiano, siccità in diverse regioni del mondo (come Australia, Sud America e Africa meridionale) e un aumento delle tempeste in altre, influenzando persino la formazione degli uragani.

Perché il 2026 è un evento “senza precedenti”

L’intensità del segnale captato dai modelli del Met Office ad agosto 2026 ha sorpreso la comunità scientifica. Il professor Adam Scaife, Capo delle Previsioni a Lungo Termine del Met Office, è stato categorico: “Dobbiamo essere chiari: questo è un evento senza precedenti. Non ho mai visto un segnale di El Niño così intenso nelle nostre previsioni”. I dati evidenziano che El Niño standard si attiva con un’anomalia di 0,5 °C. Un evento considerato “molto forte” raggiunge la soglia dei 2 °C. Le previsioni attuali per la fine dell’anno indicano valori record che superano i 3 °C.

Siamo di fronte a “un’anomalia termica che probabilmente non ha eguali dalla fine del XIX secolo a oggi”, segnando un punto di rottura rispetto alle esperienze passate. Queste temperature oceaniche estreme non rimangono confinate nelle profondità marine, ma si manifestano con impatti meteorologici diretti e immediati sulla terraferma.

Gli effetti sul meteo mondiale tra il 2026 e il 2027

Tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con il raggiungimento del picco invernale del fenomeno, ampie aree del pianeta affronteranno gravi siccità e scarse precipitazioni, in particolare l’Africa meridionale, l’Australia nord-orientale, l’India (dove il monsone estivo sta già registrando piogge sotto la norma), il Centro America, le nazioni del Pacifico occidentale e la fascia tropicale del Sud America.

Al contrario, l’Europa nord-occidentale, compreso il Regno Unito, vedrà aumentare la probabilità di un autunno e inizio inverno insolitamente umidi, piovosi e tempestosi. Sul fronte delle temperature, lo scienziato del clima, il dottor Nick Dunstone spiega che l’immenso calore rilasciato dall’oceano all’atmosfera renderà il 2027, con estrema probabilità, l’anno più caldo mai registrato nella storia, superando il 2024 e oltrepassando temporaneamente la soglia critica di +1,5 °C rispetto all’era pre-industriale; un picco estremo che, come evidenziato dal direttore Scientifico e Tecnologico del Met Office Stephen Belcher, si sommerà inevitabilmente agli stress già provocati sul pianeta dal cambiamento climatico globale.

In sintesi: il concetto chiave è che El Niño è un fenomeno naturale che oggi agisce su uno sfondo termico alterato dall’uomo. Dove il riscaldamento globale ha già alzato la temperatura di base del pianeta; El Niño non fa altro che aumentare drasticamente le probabilità che eventi estremi siano più frequenti e violenti.

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