Il fiore dei ghiacci salverà la nostra tavola: scoperto in Antartide il segreto contro la siccità?

Il Colobanthus quitensis riesce a prosperare a temperature polari e a resistere lunghi periodi senza acqua
21 Agosto 2026
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Sagina antartica
L'erba e la sagina antartiche sono le uniche due piante che sopravvivono in Antartide (Canva)

Un caldo eccessivo e la natura sempre più al collasso hanno spinto i ricercatori a cercare la chiave per la nostra sopravvivenza nel posto più freddo, arido e inospitale della Terra: l’Antartide. Lì c’è una piantina straordinaria che resiste al gelo, alla mancanza d’acqua e alle radiazioni solari letali. Parliamo del Colobanthus quitensis, noto comunemente come “sagina antartica”. Si tratta di una delle sole due piante con fiori in grado di crescere e sopravvivere spontaneamente tra i ghiacci del Polo Sud. Da anni gli scienziati la studiano affascinati dai suoi “superpoteri”: questa pianta riesce infatti a prosperare a temperature polari, resiste a lunghissimi periodi senza acqua e sopporta livelli di radiazioni ultraviolette che per noi sarebbero letali.

I segreti del super-fiore antartico

Ma come fa a sopravvivere dove quasi nessun altro essere vegetale ce la fa? Il Colobanthus quitensis ha sviluppato i suoi trucchi. Per difendersi dal vento gelido e non disperdere la pochissima acqua a disposizione, cresce vicinissimo al suolo formando dei fitti e soffici “cuscini” vegetali e sviluppa foglie cortissime e molto spesse. Inoltre, produce semi di forme e colori diversi (alcuni scuri che nascono forti anche se il terreno è molto salato) e vive in simbiosi con speciali funghi microscopici che la aiutano a superare lo stress. Non è tutto: la pianta produce molecole speciali che agiscono come una vera e propria crema solare, filtrando le radiazioni e proteggendo persino il Dna dai danni del sole.

La mappa genetica che cambia la storia

Un team internazionale guidato da scienziati cileni ha finalmente svelato il segreto racchiuso nel cuore di questa pianta. Nell’ambito del progetto scientifico “Polarix”, i ricercatori Eduardo Castro del Centro Internazionale di Capo Horn e Claudio Meneses, della Pontificia Università Cattolica del Cile, sono riusciti a completare la mappa genetica più precisa e dettagliata mai realizzata di questo fiore.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Genome Biology and Evolution della Oxford University Press, è riuscita a mappare tutti i 40 cromosomi che compongono il Dna della pianta. Un lavoro immenso che ha visto anche la collaborazione di un team di esperti in California e che si è basato su precedenti sforzi compiuti dall’Istituto di Ricerca Polare della Corea.

Nei nostri piatti, ma senza creare “mostri”

A cosa serve mappare il Dna di un fiore dell’Antartide? La risposta è semplice: per “copiare” i suoi trucchi di sopravvivenza e trasferirli alle piante che mangiamo ogni giorno, come il grano, il riso o il mais, rendendole resistenti al caldo estremo e alla siccità.

Gli scienziati tengono però a fare una precisazione fondamentale per rassicurare il pubblico: l’obiettivo non è creare piante transgeniche (i cosiddetti Organismi geneticamente modificati), inserendo geni estranei in modo artificiale. “L’idea è piuttosto quella di modificare il genoma di piante che hanno già un valore nutrizionale”, spiega a Reuters il ricercatore Eduardo Castro. Si userà cioè l’editing genetico, una sorta di “correttore ortografico” biologico che permette di ritoccare e potenziare in modo preciso e sicuro i geni già presenti nelle colture alimentari, imitando le difese naturali sviluppate dal fiore dei ghiacci.

Quanto dovremo aspettare?

Identificare ogni singolo gene responsabile di questi “superpoteri” è ora molto più facile grazie a questa mappa completa, ma richiede comunque del tempo. Gli scienziati stimano che saranno necessari tra i 5 e i 10 anni prima di vedere le prime applicazioni commerciali nei nostri campi.

Tuttavia, in un mondo in cui il cambiamento climatico minaccia seriamente la sicurezza alimentare globale, il piccolo fiore dell’Antartide rappresenta oggi la nostra più grande promessa per un’agricoltura forte, resiliente e a prova di futuro.

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