Quasi la metà dei bambini del mondo è esposta ad almeno tre pericoli climatici

La minaccia maggiore che colpisce l'83% dei minori è rappresentata dalle ondate di calore
16 Giugno 2026
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Bambina esposta al sole Canva

“I bambini stanno vivendo le sfide del cambiamento climatico proprio ora… Le inondazioni del 2022 nel mio Paese non hanno solo spazzato via le case. Hanno spazzato via intere comunità. Hanno spazzato via le infanzie”. Con queste parole, Zunaira, una giovane attivista pakistana, si è rivolta ai leader mondiali durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2025. La sua testimonianza è la realtà quotidiana documentata nel Children’s Climate Risk Report 2026 dell’Unicef: e i dati sono già preoccupanti.

Oggi, quasi la metà dei bambini del mondo – circa 1,1 miliardi – è esposta ad almeno tre pericoli climatici sovrapposti. Non si tratta di eventi isolati, ma di una cascata di minacce che mette a dura prova la salute, l’istruzione e la sicurezza dei più piccoli.

Bambini e pericoli climatici

Il rapporto Unicef del 2026 delinea una mappa della vulnerabilità senza precedenti. Quasi ogni bambino sulla Terra è oggi esposto ad almeno una minaccia tra inondazioni (fluviali e costiere), siccità, tempeste tropicali, ondate di calore, incendi o tempeste di sabbia.

Le combinazioni più letali sono ormai tristemente comuni: circa 296 milioni di bambini vivono in aree dove la siccità, il caldo estremo e le ondate di calore si manifestano contemporaneamente, creando un circolo vizioso di insicurezza alimentare e stress idrico.

In regioni come il Sahel, in Africa subsahariana, oltre 4 milioni di minori affrontano la triplice piaga di caldo estremo e tempeste di polvere. Ma il rischio non risparmia nessuno: nei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo (Sids), il 99% dei bambini è esposto a tempeste tropicali che possono devastare l’economia e i servizi essenziali di un’intera nazione in poche ore.

Il caso Italia: un Paese ad alto rischio

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i Paesi ad alto reddito non sono oasi sicure. Anche i dati relativi all’Italia non lasciano ben sperare: il 92,89% dei bambini italiani è esposto ad almeno un pericolo climatico. La minaccia più pressante è rappresentata dalle ondate di calore, che colpiscono quasi l’83% dei minori, seguita dalla siccità (73,24%), un fattore di rischio considerato elevato per il nostro territorio.

Inoltre, il rapporto solleva il velo su un nemico silenzioso: l’inquinamento atmosferico. In Italia, il 91,98% dei bambini respira aria con livelli di polveri sottili (PM2.5) superiori alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità, un dato che riflette una crisi ambientale che va di pari passo con quella climatica.

Oltre il clima

Il rischio climatico per un bambino non è definito solo dall’intensità di un uragano o di una siccità, ma dalla capacità dei sistemi sociali di resistere all’urto. L’Unicef definisce la vulnerabilità attraverso sei servizi critici: salute, nutrizione, acqua, istruzione, protezione e sicurezza sociale.

Quando un’inondazione distrugge una scuola o una clinica, non interrompe solo un servizio; interrompe un futuro. Nel 2024, gli eventi climatici hanno interrotto l’istruzione di almeno 242 milioni di studenti in 85 Paesi. La mancanza di servizi idrici e igienici adeguati – che ancora oggi manca a oltre 600 milioni di bambini per quanto riguarda l’acqua potabile – espone i minori a malattie letali come il colera durante i periodi di alluvione.

Investire nel futuro

Il rapporto Unicef offre soluzioni concrete e una logica economica stringente. Secondo il World Resources Institute, ogni dollaro investito nell’adattamento genera oltre 10 dollari di benefici in un decennio. Esempi virtuosi esistono già:

  • In Pakistan, l’espansione dell’energia solare nelle cliniche e nelle scuole garantisce la continuità dei servizi anche durante le ondate di calore estreme.
  • In Cambogia, sistemi di protezione sociale “reattivi agli choc” hanno permesso di distribuire trasferimenti di denaro a 700.000 bambini durante le inondazioni del 2022, prevenendo il ricorso a meccanismi di sopravvivenza dannosi come il lavoro minorile.
  • Nelle Sids, l’uso di assicurazioni parametriche permette di sbloccare fondi immediati dopo un ciclone, garantendo che la ricostruzione inizi prima che il trauma diventi cronico.

“Non è una scelta, è un obbligo legale”

Il tempo dei “piani d’azione” puramente politici è scaduto. Il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 2025 ha chiarito che affrontare il cambiamento climatico è un obbligo legale degli Stati per proteggere i diritti umani, inclusi quelli dei bambini.

La direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell, è stata chiara: “Quando rafforziamo i sistemi sanitari e scolastici e miglioriamo le infrastrutture tenendo conto dei bambini, li proteggiamo dalle minacce odierne e contribuiamo a garantire il loro futuro”. L’invito ai governi è articolato in tre pilastri: riduzione drastica delle emissioni (eliminando i combustibili fossili), adattamento inclusivo dei servizi sociali e partecipazione dei giovani nei processi decisionali.

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