Salmo, creme solari e quella relazione tra caldo estremo e cancro della pelle

La scienza smentisce la tesi di Debora Rasio (e Salmo): il vero nemico è il surriscaldamento globale
3 Agosto 2026
3 minuti di lettura
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Due screenshot del video pubblicato da Salmo su TikTok

“Purtroppo, io come tanti ho messo le creme solari e il risultato è il cancro della pelle, carcinoma basocellulare”. Fanno discutere le dichiarazioni del rapper Salmo, all’anagrafe Maurizio Pisciottu, che in un video TikTok ha ripreso, senza citarla, la tesi di Debora Rasio, medico specialista in oncologia e nutrizionista, ricercatrice alla Sapienza, secondo cui le creme solari aumentano il rischio di tutti i tumori della pelle.

Fact checker indipendenti hanno bollato il reel pubblicato dalla dottoressa come “fake news” e la comunità scientifica ha parlato di “mistificazione e follia”.

In questo articolo, approfondiamo il ruolo del cambiamento climatico, capendo se esiste o meno una relazione tra caldo estremo e tumori della pelle.

Cosa ha detto la dottoressa Debora Rasio

Secondo la dottoressa Rasio, “è falsissimo che le creme solari vi proteggano dai tumori alla pelle. […] Più spesso mettete la crema, più aumenta il rischio di tumore della pelle”, sostiene Rasio nel reel cha ha scatenato la bufera. Per la dottoressa, in queste affermazioni “non c’è nulla di stupefacente” perché “le creme solari sono veramente tossiche” la “la vitamina D è il più grande fattore protettivo dal melanoma invasivo e non invasivo”.

Rasio aggiunge che “le creme solari non fanno produrre vitamina D” a differenza del sole, che è “il nostro grande medico, non il nemico”.

Lo studio e il “paradosso della crema solare”

A sostegno della sua tesi, Rasio allega nella didascalia uno studio della Uk Biobank del 2023 su 472.672 partecipanti. Qui, i ricercatori hanno effettivamente riscontrato più diagnosi di tumori cutanei tra le persone che dichiaravano di utilizzare più frequentemente la protezione solare, ma questo non si traduce in una relazione causa-effetto.

Secondo la Federazione dei medici di medicina generale, i dati utilizzati da Rasio sono “interpretati in modo selettivo e fuori contesto”. Anche l’Istituto superiore di sanità ha smentito la tesi per cui le creme solari aumentino il rischio di cancro della pelle.

Ma perché Debora Rasio è finita nella bufera pur citando dati realmente presenti nello studio di Uk Biobank?

In primis, c’è un errore di metodo: lo studio inglese aveva l’obiettivo di esaminare l’interazione tra varianti genetiche, caratteristiche individuali, abitudini e rischio di diversi tumori della pelle. Gli stessi autori hanno parlato di “paradosso della crema solare” (“sunscreen paradox”), dando quattro possibili spiegazioni ai risultati. Chi usa più spesso le creme solari protettive può:

  • avere una pelle più chiara,
  • trascorrere più tempo al sole,
  • applicare la crema in modo non corretto (per esempio a intervalli di tempo troppo ampi)
  • aver iniziato a usare di più la crema solare proprio in seguito a una diagnosi di cancro della pelle.

Nelle conclusioni dello studio, gli autori raccomandano “un uso adeguato e frequente della crema solare e la riduzione dell’esposizione ai raggi Uv”. 

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha ricordato che, a livello globale, l’80% dei melanomi nel 2022 (267.000 casi su 332.000) è stata provocata dall’esposizione ai raggi ultravioletti, e che le scottature raddoppiano il rischio, soprattutto se prese in età infantile.

Per approfondire sul tema: “Sole non causa melanoma”, bufera su nutrizionista-oncologa Rasio. Dermatologi: “Mistificazione e follia”

Il dibattito arriva nell’estate del caldo record e apre a un’altra riflessione: c’è una relazione cambiamento climatico e aumento dei tumori della pelle?

Caldo estremo e tumori della pelle: c’è una relazione?

È fondamentale chiarire un punto: i tumori della pelle sono innescati principalmente dall’esposizione ai raggi ultravioletti (Uv), non dal caldo in sé.

Tuttavia, secondo le ricerche scientifiche, l’aumento globale delle temperature agisce come un insidioso moltiplicatore del rischio su due fronti distinti.

Sul piano comportamentale, le giornate roventi spingono a trascorrere più tempo all’aperto, a scoprirsi di più e a indossare indumenti leggeri, portando inevitabilmente ad accumulare dosi maggiori di radiazioni. Non a caso, uno studio del 2024 ha evidenziato come i giorni più caldi siano un forte predittore statistico per gli interventi di rimozione dei tumori cutanei, confermando — come ribadito anche da una recente revisione del 2025 — che i cambiamenti climatici contribuiscono indirettamente ad amplificare l’esposizione.

Ma l’impatto delle temperature estreme ha anche una natura biologica. Un filone di indagine consolidato valuta infatti lo stress termico ambientale come un co-fattore di rischio diretto per la carcinogenesi cutanea.

A livello cellulare, il caldo estremo può interferire con i meccanismi fisiologici di sicurezza dell’epidermide. Come dimostrato dalle analisi pubblicate su PubMed in merito alla interazione tra temperature elevate e raggi solari, la combinazione di radiazioni Uvb (che, a differenza di quelle Uva, presenti solo il periodo estivo) e stress termico riduce in modo significativo l’apoptosi, ovvero la “morte programmata” delle cellule difettose.

In pratica, le temperature eccessive indeboliscono la risposta del “guardiano” che normalmente blocca ed elimina le cellule con il Dna lesionato (sistema p53), favorendo così la sopravvivenza e la replicazione di cellule potenzialmente cancerogene.

Una relazione da tenere a mente in questo contesto di surriscaldamento globale e temperature sempre più estreme.

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