Una fotografia significativa dell’impatto del cambiamento climatico proviene dall’analisi degli eventi estremi che hanno interessato le aree costiere del nostro Paese che, ricordiamo, ha circa 8.000 km di coste, isole comprese. Secondo i dati del report Legambiente “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere”, in un periodo di tempo piuttosto ridotto, gli ultimi sedici anni, quasi la metà delle località costiere – il 48% – è stata colpita da almeno un evento meteorologico estremo tra mareggiate, trombe d’aria o precipitazioni intense. Complessivamente, gli eventi registrati sono stati 1.073, pari al 39% del totale degli eventi meteo estremi registrati in Italia, confermando che le coste italiane sono tra i territori più esposti agli effetti del cambiamento climatico.
Sud Italia più a rischio Il report segnala come i fenomeni naturali estremi abbiano subito una significativa e generalizzata accelerazione, con specifico riferimento alle mareggiate, il cui numero è aumentato del 550% negli ultimi cinque anni. Particolarmente significativa anche la crescita degli eventi legati a vento estremo, quali le trombe d’aria, che registrano +80%, con effetti che accelerano l’erosione costiera e mettono in crisi le infrastrutture e le attività economiche. Nella graduatoria degli eventi estremi, gli allagamenti dovuti a precipitazioni intense sono i più numerosi, con 404 casi, seguiti dalle trombe d’aria con 286 eventi e dalle mareggiate, 107 casi. A pagare il prezzo più alto in termini di danni subiti è il Sud Italia, specie la Sicilia dove sono avvenuti 232 eventi estremi, poi la Puglia con 136 e la Calabria con 104. A livello di capoluoghi costieri, Genova è la città più colpita, seguita da Bari e Palermo.
L’erosione costiera accelera Secondo Ispra, oltre 40 milioni di metri quadri di spiaggia sono scomparsi negli ultimi 50 anni, una perdita che testimonia la crescente fragilità delle coste italiane. Ampi tratti del litorale nazionale sono infatti interessati dall’erosione, un fenomeno legato a diversi fattori: mareggiate sempre più violente, innalzamento del livello del mare, riduzione dell’apporto naturale di sedimenti e forte pressione antropica. Dunque, eventi meteo estremi ed erosione costiera sono in molti casi collegati, visto che i primi influiscono in maniera considerevole sull’arretramento progressivo della linea di costa. Un fenomeno che richiederebbe una pianificazione integrata capace di affiancare interventi di difesa a strategie di adattamento climatico, quali la gestione sostenibile dei sedimenti, il recupero delle dune sabbiose, la tutela degli ecosistemi costieri.
Una sfida economica e di governance Appare evidente come la crescente fragilità dei litorali italiani non sia solo una questione ambientale, ma anche economica e di sicurezza territoriale. Il considerevole aumento di eventi estremi che interessano le località costiere implica costi crescenti per la difesa e la tutela del suolo, il ripristino delle infrastrutture pubbliche e private, la gestione delle emergenze, senza contare le ripercussioni sull’attrattività turistica delle destinazioni balneari e la competitività delle imprese che operano lungo la fascia costiera. In quest’ottica, la gestione del rischio climatico rientra a pieno titolo nella governance territoriale e, secondo Legambiente, richiede una pianificazione di lungo periodo in grado di superare la logica degli interventi emergenziali e accelerare l’attuazione del Piano nazionale dedicato alle coste.
Come affrontano la questione gli altri Paesi Esempi di una più efficace gestione delle coste e protezione dalle inondazioni giungono da Spagna, Inghilterra e Belgio. In Spagna, ad esempio, già dal 2017 è stata approvata la Strategia di adattamento costiero agli effetti del cambiamento climatico, soggetta a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). In Inghilterra, i Piani di gestione costiera contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi della Strategia nazionale per la gestione del rischio di inondazioni e dell’erosione costiera, definendo scenari previsti fino al 2105. In tale ambito, esistono ben 20 piani diversi che coprono la costa inglese, sviluppati a partire dal 2006 e aggiornati nel corso degli anni. Un altro strumento è la Nuova Mappa del rischio di erosione costiera che tiene anche conto delle proiezioni climatiche del Regno Unito. Infine, in Belgio sono attivi piani per la protezione dalle inondazioni che riguardano soprattutto aree territoriali al di sotto del livello del mare e, quindi, maggiormente esposte al rischio mareggiate.
