Il mare cambia colore, sulla battigia compaiono schiume o accumuli vegetali e la prima reazione è spesso parlare di “alghe”. Ma dietro questa parola si nascondono fenomeni molto diversi: alcuni naturali e privi di conseguenze per la salute, altri capaci di creare problemi agli ecosistemi o alle persone.
La crescita delle alghe è innanzitutto un processo naturale. Le microalghe del fitoplancton costituiscono la base di gran parte delle reti alimentari marine e partecipano alla produzione di ossigeno e all’assorbimento dell’anidride carbonica. Quando luce, temperatura e disponibilità di nutrienti diventano favorevoli, alcune popolazioni possono aumentare rapidamente, dando origine a una fioritura, o bloom.
Una fioritura, però, non è necessariamente tossica. Può limitarsi a cambiare il colore dell’acqua oppure produrre una grande quantità di materiale organico. Una revisione scientifica sulle fioriture nocive nel Mediterraneo, pubblicata sulla rivista Harmful Algae, sottolinea la necessità di distinguere gli eventi causati da specie produttrici di tossine da quelli che diventano dannosi soprattutto per l’accumulo di biomassa, la riduzione dell’ossigeno o le conseguenze sugli ecosistemi e sulle attività costiere.
Anche schiume e mucillagini possono avere un’origine naturale. Le prime si formano quando il moto ondoso incorpora aria nell’acqua ricca di proteine, lipidi e residui organici. Le seconde sono aggregati gelatinosi derivanti dall’interazione tra microrganismi, sostanze organiche e condizioni fisiche del mare. Possono rendere sgradevole la balneazione, aderire alle reti da pesca o creare problemi agli organismi del fondale durante la decomposizione, senza essere automaticamente tossiche per l’uomo.
Neppure tutti gli accumuli vegetali sulla spiaggia indicano un problema. Le foglie brune di Posidonia oceanica, spesso scambiate per alghe o rifiuti, provengono da una pianta marina fondamentale per il Mediterraneo. Gli strati che formano sulla battigia contribuiscono a trattenere la sabbia e ad attenuare l’energia delle onde, proteggendo la costa dall’erosione. Il materiale in decomposizione può produrre cattivi odori e risultare poco gradito ai bagnanti, ma la sua presenza non dimostra che il mare sia inquinato.
Il punto centrale è quindi distinguere tra ciò che è visibile e ciò che può rappresentare un rischio. Una schiuma evidente può essere innocua, mentre una microalga potenzialmente nociva può proliferare senza alterare in modo facilmente riconoscibile il colore dell’acqua. Per identificarla servono campionamenti, analisi microscopiche e, quando necessario, la ricerca delle tossine.
C’è una microalga tossica che prolifera vicino alla costa
Tra gli organismi sottoposti a maggiore attenzione in Italia c’è Ostreopsis cf. ovata, un dinoflagellato microscopico presente soprattutto nei primi metri dalla costa. A differenza di molte microalghe che vivono sospese nell’acqua, Ostreopsis è prevalentemente bentonica: cresce aderendo a rocce, ciottoli, macroalghe e strutture artificiali attraverso una matrice mucillaginosa.
Le condizioni favorevoli si trovano generalmente in acque basse, su fondali duri e nei tratti di costa riparati, caratterizzati da un ricambio limitato. La temperatura è un fattore importante, ma non è sufficiente a prevedere la comparsa di una fioritura. Contano anche il movimento dell’acqua, la disponibilità e il rapporto tra i nutrienti, la salinità, l’irraggiamento solare e la presenza di superfici sulle quali le cellule possono insediarsi.
Per questo due tratti di costa relativamente vicini possono presentare situazioni molto diverse. Un’insenatura rocciosa e protetta può risultare favorevole alla proliferazione, mentre una spiaggia sabbiosa aperta e ben esposta alle correnti può non essere interessata. Mareggiate e aumento del moto ondoso possono inoltre interrompere rapidamente una fioritura, staccando le cellule dai substrati e disperdendole.
La microalga è ormai ampiamente distribuita lungo le coste italiane. Secondo l’ultimo quadro nazionale completo pubblicato da Ispra, relativo ai monitoraggi del 2024, Ostreopsis cf. ovata è stata rilevata in 11 regioni e in 147 delle 196 stazioni controllate. Il dato non significa che tre spiagge italiane su quattro fossero pericolose: i punti di campionamento vengono scelti soprattutto nei luoghi con caratteristiche favorevoli alle fioriture o con precedenti segnalazioni. Indica però che il fenomeno non è circoscritto a una singola località e richiede una sorveglianza lungo gran parte del litorale nazionale.
La presenza della microalga non comporta automaticamente un’intossicazione. Alcuni ceppi possono tuttavia produrre ovatossine, sostanze appartenenti al gruppo degli analoghi della palitossina. Durante le proliferazioni, le cellule possono staccarsi dai substrati, disperdersi nell’acqua e accumularsi in superficie, talvolta formando patine, flocculi o materiale mucillaginoso.
Il movimento del mare può contribuire anche alla produzione di aerosol contenente cellule, frammenti o composti irritanti. Per questa ragione l’esposizione non avviene necessariamente soltanto entrando in acqua: in particolari condizioni possono essere interessate anche persone che rimangono sulla spiaggia o sul lungomare vicino alla fioritura.
Una revisione scientifica basata sulle ricerche e sulle attività di sorveglianza svolte lungo le coste mediterranee di Francia, Spagna e Principato di Monaco, ha associato le fioriture di Ostreopsis a sintomi respiratori, cutanei, oculari e sistemici. Tra le manifestazioni segnalate figurano tosse, irritazione di naso e gola, difficoltà respiratoria, arrossamento degli occhi, irritazioni della pelle, malessere generale e disturbi gastrointestinali.
Nella maggior parte dei casi descritti i sintomi sono stati acuti, lievi e reversibili. Le persone affette da asma o altre patologie respiratorie possono però essere più sensibili. Gli autori sottolineano inoltre che rimangono ancora domande aperte sulla natura esatta delle sostanze responsabili di alcuni disturbi, sugli effetti delle esposizioni ripetute e sulla possibile circolazione delle tossine lungo la catena alimentare.
Le conseguenze non riguardano soltanto la salute umana. Fioriture particolarmente intense sono state associate a sofferenza o mortalità di ricci, molluschi e altri organismi bentonici. Possono inoltre produrre costi per il turismo, la pesca, l’acquacoltura, il monitoraggio ambientale e la gestione delle spiagge. Intensità e durata degli effetti dipendono comunque dalle caratteristiche del singolo episodio: rilevare la microalga non equivale automaticamente a trovarsi davanti a un’emergenza sanitaria o ambientale.
Che cosa cambia con un Mediterraneo sempre più caldo
Le temperature elevate possono favorire lo sviluppo di Ostreopsis, ma spiegare ogni fioritura attraverso il solo caldo sarebbe una semplificazione. Ogni specie presenta un proprio intervallo termico favorevole e risponde contemporaneamente a salinità, luce, nutrienti, caratteristiche del fondale e movimento dell’acqua. Temperature molto elevate possono persino diventare sfavorevoli in alcune aree o fasi del ciclo di crescita.
Il cambiamento climatico modifica però il contesto nel quale questi fattori interagiscono. Il riscaldamento del Mediterraneo e la maggiore durata delle ondate di calore marine possono ampliare il periodo dell’anno nel quale le condizioni risultano favorevoli, modificando la distribuzione stagionale e geografica delle fioriture.
Uno studio pubblicato su Science of the Total Environment ha utilizzato modelli climatici ed ecologici per stimare la possibile evoluzione di Ostreopsis cf. ovata nel Mediterraneo occidentale. In uno scenario caratterizzato da emissioni elevate, la stagione delle fioriture potrebbe iniziare prima e terminare più tardi.
I risultati non indicano però una crescita uniforme lungo tutte le coste. L’abbondanza della microalga potrebbe aumentare sulle coste francesi e spagnole e in alcune aree dell’Adriatico, mentre potrebbe diminuire in parti del Tirreno. Il mare più caldo non produrrebbe quindi una generica “invasione di alghe”, ma una redistribuzione del rischio, con periodi favorevoli più lunghi e differenze rilevanti tra una zona costiera e l’altra.
Anche il rapporto con l’inquinamento deve essere trattato con cautela. Gli apporti di azoto e fosforo provenienti da scarichi, agricoltura e deflussi urbani possono favorire alcune proliferazioni, ma la risposta dipende dalla specie, dalla quantità dei nutrienti e dal loro rapporto. Non è corretto considerare ogni fioritura la prova di uno scarico inquinante, così come non lo è definirla sempre innocua perché di origine naturale.
Per chi frequenta le spiagge, il criterio più affidabile non è giudicare il mare dal suo colore. I normali controlli sulla balneazione valutano soprattutto la contaminazione microbiologica attraverso indicatori fecali come Escherichia coli ed enterococchi intestinali. La sorveglianza di Ostreopsis richiede invece campionamenti specifici nei tratti considerati favorevoli o già interessati da precedenti fioriture. Un’acqua conforme dal punto di vista batteriologico può quindi essere temporaneamente interessata da una proliferazione algale.
Le informazioni vanno cercate incrociando il Portale Acque del Ministero della Salute, i bollettini delle agenzie regionali per la protezione ambientale e le eventuali comunicazioni dei Comuni. In presenza di patine estese, materiale mucillaginoso, organismi marini sofferenti o irritazioni avvertite già sulla spiaggia, la scelta prudente è allontanarsi dalla zona e attendere l’esito delle verifiche.
