Como e l’overtourism: svuota wc chimico nell’aiuola pubblica – Video

Lo scarico delle acque nere e grigie è vietato dal Codice della strada
23 Giugno 2026
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Camper svuota wc chimico in aiuola a como
Camper, immagine d'archivio (Canva)

C’è un video che in queste ore sta rimbalzando sulle chat, sui gruppi social e sulle testate locali del comasco. Dura pochi secondi, ma racconta un problema molto più grande della singola infrazione. Si vede un camper, parcheggiato a Como, e l’autista che estrae il contenitore del bagno chimico per andarlo a svuotare direttamente nell’aiuola pubblica, in mezzo agli alberi, a due passi dagli altri veicoli.

Il gesto è stato rilanciato e commentato da molti residenti con una formula che ormai è diventata uno slogan che coinvolge tutte le città interessate dall’overtourism: “Questo è il turismo che non vogliamo”.

Cosa prevendono le regole del camper

Le norme che regolano la sosta dei camper sono chiare: le acque nere (il wc chimico) e quelle grigie (gli scarichi dei lavandini) non possono essere riversate a terra, né in strada né in un parco. Vanno smaltite esclusivamente nelle apposite aree di scarico attrezzate, che si trovano nei campeggi, nelle aree di sosta dedicate o nei cosiddetti “camper service” municipali. Scaricare in un’aiuola non è solo una scorciatoia incivile, ma un illecito sanzionabile.

Il gesto rientra nel divieto previsto dall’articolo 185, comma 4, del Codice della strada, che vieta lo scarico dei residui organici e delle acque chiare e nere su strade e aree pubbliche fuori dagli impianti di smaltimento igienico-sanitario.

L’overtourism e la rottura del patto

Il caso di Como è esploso non per la voglia di ottenere giustizia sul singolo caso, ma perché rappresenta il nervo più scoperto delle città turistiche: l’idea che una parte di chi visita il territorio lo utilizzi come uno scarico a cielo aperto, senza alcun rispetto per chi ci vive.

Il lago di Como, in particolare, sta affrontando una pressione turistica senza precedenti. I dati degli ultimi anni raccontano di un’esplosione verticale di arrivi e pernottamenti, con un moltiplicarsi di case vacanza e una trasformazione profonda del tessuto abitativo. Il boom ha portato ricchezza a livello comunale, ma per i comaschi i prezzi delle case sono sempre più alti. L’overtourism, inoltre, ha portato al limite le infrastrutture pubbliche, quali strade, parcheggi, battelli, traghetti, piazze e reti di smaltimento.

Quando un sistema viaggia al limite della capienza, la tolleranza verso chi non rispetta le regole si azzera. Il turista in camper che svuota il wc nell’erba non è più percepito solo come un individuo maleducato, ma come l’esponente di un “turismo di rapina” che consuma lo spazio pubblico senza restituire nulla in cambio.

È il cortocircuito tipico dell’overtourism: i residenti si sentono spinti ai margini della propria città dalle folle di visitatori, e ogni episodio di malcostume diventa la prova che il patto di ospitalità si è rotto. Quando l’impatto dei flussi supera la capacità di assorbimento del territorio, il turismo smette di essere un vanto e diventa un costo quotidiano per chi in quel posto ci vive e lavora.

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