L’Italia è penultima in Europa per numero di laureati: solo il 31,1% dei giovani possiede un titolo terziario contro il 44,8% della media dell’Unione europea. A rilevarlo è l’Istat, nel report sui Livelli di istruzione e i ritorni occupazionali relativi all’anno 2025, che disegna un quadro a due velocità per il sistema Paese. Nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, la quota di giovani con una laurea o un titolo equivalente risulta in lieve calo di mezzo punto percentuale rispetto all’anno precedente ed è drammaticamente lontana dal target del 45% fissato dalla cooperazione europea per il 2030.
Nel confronto continentale, l’Italia precede unicamente la Romania e resta nettamente staccata dai principali partner europei come la Francia, dove i giovani laureati raggiungono il 56%, la Spagna con il 52,5% e la Germania al 40,9%. Allargando lo sguardo all’intera popolazione adulta tra i 25 e i 64 anni, la percentuale di laureati nel nostro Paese si attesta a un modesto 22,3%, a fronte del 36,9% della media Ue27. A pesare su questo divario strutturale è anche la quasi totale assenza di percorsi terziari brevi di tipo professionalizzante, come quelli erogati dagli Istituti Tecnologici Superiori, le ITS Academy: mentre in Spagna e in Francia tali corsi coprono rispettivamente il 29,2% e il 22,5% dei titoli terziari giovanili, in Italia essi rappresentano meno dell’1% del totale.
L’importanza dell’istruzione nel mondo del lavoro
I dati Istat, però, confermano in modo inequivocabile che l’istruzione continua a rappresentare il principale scudo protettivo contro la disoccupazione e la precarietà. Nel 2025 il tasso di occupazione tra gli adulti che possiedono un titolo terziario raggiunge l’85,3%, staccando di ben 10,7 punti percentuali i diplomati, fermi al 74,6%, e di oltre 29 punti chi ha conseguito al massimo la licenza media, la cui occupazione non supera il 56,1%.
Anche sul fronte dei disoccupati le distanze sono abissali: il tasso di disoccupazione per chi ha completato l’università è appena del 3%, contro il 5% dei diplomati e l’8,7% di chi possiede titoli bassi. Il vantaggio occupazionale è tangibile anche per chi si è affacciato di recente sul mercato del lavoro. Tra i neolaureati dai uno ai tre anni la quota di occupati sale al 78,7%, in crescita di 1,4 punti nell’ultimo anno, mentre tra i neodiplomati l’occupazione raggiunge il 62,9%. Anche se la distanza con l’Europa nei tassi di occupazione giovanile rimane marcata, il solco si sta gradualmente restringendo rispetto agli anni passati.
Lavoro una questione di genere e geografia
L’analisi dell’Istat mette in luce poi profonde asimmetrie di genere e territoriali che continuano a condizionare il capitale umano italiano. Le donne si confermano sensibilmente più istruite degli uomini, con il 25,9% delle residenti tra i 25 e i 64 anni in possesso di un titolo terziario contro il 18,6% della componente maschile. Questa maggiore qualificazione consente alle laureate di abbattere quasi del tutto il divario occupazionale di genere: se tra le persone con la sola licenza media la differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile raggiunge il picco di 33,9 punti a favore degli uomini, tra i laureati tale svantaggio scende a soli 6,5 punti.
Si registra tuttavia un persistente ostacolo nell’accesso alle discipline scientifiche e tecnologiche, le cosiddette lauree Stem. Tra i giovani laureati di 25-34 anni, solo il 25,2% ha scelto un percorso Stem, con un divario di genere imponente: la quota raggiunge il 38,2% tra i ragazzi ma crolla al 16,2% tra le ragazze.
Sul piano geografico, poi, la quota di popolazione laureata nel Mezzogiorno si ferma al 18,7%, contro il 23,1% del Nord e il 26,4% del Centro, riflettendo un divario territoriale storico che stenta a ricomporsi.
Cittadini stranieri qualificati
Tra le pieghe del rapporto emerge un singolare paradosso che riguarda i lavoratori con cittadinanza straniera residenti in Italia. Mentre per i cittadini italiani il possesso della laurea fa salire l’occupazione all’86,3%, per gli stranieri il titolo terziario produce l’effetto opposto: il loro tasso di occupazione scende al 68,4%, registrando un calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente e posizionandosi a un livello persino inferiore rispetto a quello degli stranieri che possiedono il solo diploma di scuola superiore, pari al 70,7%. Il mercato del lavoro italiano mostra dunque una marcata difficoltà nell’assorbire e valorizzare le competenze elevate della popolazione immigrata.
A questa distorsione si aggiunge la diffusione del lavoro part time subito per mancanza di alternative a tempo pieno. Il part-time involontario coinvolge il 14,9% degli occupati complessivi, ma tocca il 27,3% tra le lavoratrici. Tra le donne occupate a tempo parziale, quasi la metà dichiara di svolgere un part-time involontario per impossibilità di trovare un impiego full-time, una quota che nelle regioni del Mezzogiorno raggiunge la cifra record del 62,3%.
Migliorano numeri su Neet e dispersione scolastica
In un panorama caratterizzato da ritardi strutturali, la nota positiva del report riguarda il drastico abbattimento della dispersione scolastica e la riduzione dei giovani fuori da ogni percorso di studio o lavoro. Nel 2025 la percentuale di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente gli studi scende all’8,2%, segnando un miglioramento di 1,6 punti in un solo anno. Con questo risultato l’Italia supera con abbondante anticipo il target stabilito dall’Unione europea per il 2030, fissato al di sotto del 9%, e fa meglio della media dei ventisette Paesi membri, attestata al 9,1%.
Parallelamente si riduce la quota dei cosiddetti Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati e non inseriti in percorsi di istruzione o formazione: l’indicatore cala al 13,3%, accorciando la distanza dalla media europea a soli 2,3 punti. Il quadro delineato dall’Istat dimostra che la scuola e l’università restano le leve fondamentali per lo sviluppo del Paese, ma evidenzia la necessità urgente di riforme in grado di incrementare il numero dei laureati e rimuovere le barriere che ne ostacolano il pieno inserimento lavorativo.
