Bill Gates vuole porre un limite all’intelligenza artificiale e, per farlo, ha deciso di rivolgersi direttamente alla Cina. Il miliardario e filantropo ha in programma di volare a Pechino il prossimo novembre per incontrare personalmente il presidente Xi Jinping. Non sarà una visita di cortesia: l’obiettivo è proporre uno sforzo coordinato e senza precedenti per mitigare i rischi legati alla nuova frontiera tecnologica. Gates si muove con una convinzione precisa: Pechino accetterà di porre severe restrizioni sul rilascio dei modelli di Ai potenzialmente più pericolosi solo se gli Stati Uniti prenderanno l’iniziativa per primi.
Gates sa bene che la sua determinazione potrebbe spiazzare il leader cinese: “Xi potrebbe rimanere sorpreso da quanto io sia veemente”, ha ammesso in un’intervista alla Reuters, ma ritiene che finora pochissimi leader mondiali si siano dimostrati all’altezza nell’affrontare la minaccia. Mentre Pechino si sta già muovendo concretamente per proteggere i bambini dalla dipendenza psicologica dagli assistenti virtuali, il resto della diplomazia internazionale sembra muoversi troppo lentamente rispetto a una tecnologia che non ha precedenti nella storia dell’umanità. “In passato la tecnologia non ha mai fatto questo. Questa volta è diverso”, ha ammonito Gates, definendo l’Ai una vera e propria “pietra miliare evolutiva” che richiede una gestione politica straordinaria.
I test che hanno cambiato tutto: l’hacking invisibile
Fino a gennaio scorso, Gates manteneva una visione ottimistica sullo sviluppo dell’Ai. A cambiare il suo parere sono stati alcuni test controllati di sicurezza informatica, durante i quali i modelli di punta sviluppati da OpenAI, Anthropic e Meta Platforms sono riusciti a violare e ad hackerare autonomamente siti web reali. Non si è trattato di simulazioni teoriche, ma di violazioni effettive che hanno profondamente allarmato il filantropo: “Questi incidenti di sicurezza sono scioccanti, dovrebbero lasciare tutti a bocca aperta”.
Oltre alla minaccia informatica, i timori di Gates si spingono verso scenari biologici devastanti: l’uso dell’Ai per progettare nuove molecole tossiche o pianificare attacchi biologici di massa. Un pericolo talmente imminente da spingere Gates a chiedere che gli Stati monitorino attentamente queste specifiche capacità militari dei software, una misura di sorveglianza strategica che non andrebbe a frenare lo sviluppo commerciale dell’industria tech.
La proposta: “Un trattato sul modello nucleare e dell’ozono”
Per arginare questa corsa agli armamenti digitali, Gates propone una soluzione radicale: istituire un’organizzazione internazionale inedita per la gestione dell’Ai. La struttura di questo nuovo organismo dovrebbe attingere a tre grandi successi della diplomazia del Novecento: il regime delle ispezioni nucleari, i regolamenti rigidi dell’aviazione civile internazionale e gli accordi globali per la protezione della fascia di ozono.
Fino ad oggi, negli Stati Uniti, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha esercitato forme di controllo limitate sulla distribuzione dei modelli più potenti, come Fable 5 di Anthropic, lasciando gran parte dell’iniziativa legislativa ai singoli stati. Ma Gates è scettico sulle soluzioni di compromesso proposte da altri leader del settore. Quando Demis Hassabis, alla guida di Google DeepMind, ha proposto la creazione di un’autorità sul modello della Finra (l’ente regolatore dei mercati finanziari statunitensi) per testare l’Ai sui rischi legati alla sicurezza nazionale, la reazione di Gates è stata sprezzante: “È una discussione sciocca. È come dire: dovremmo vederci per discutere di tasse in questo o in quel ristorante?”. Per Gates, la priorità non è trovare una formula burocratica di comodo, ma agire d’urgenza sui criteri di contenimento reali.
Tasse sui token e il “fortino” del 40%
L’altra grande emergenza è l’impatto sul mercato del lavoro. Gates ha messo in guardia contro una pericolosa sottovalutazione del fenomeno: le attuali proteste delle comunità locali contro il consumo energetico o l’impatto dei data center rischiano di apparire marginali rispetto a ciò che accadrà tra pochi anni. “Aspettate che l’Ai rovini davvero il mercato del lavoro”, ha avvertito con freddezza.
Per scongiurare una catastrofe occupazionale e arginare le disuguaglianze, Gates propone due riforme rivoluzionarie. La prima è di natura fiscale: tassare i ricavi delle aziende che utilizzano i “token” o l’output dell’Ai per sostituire il lavoro umano, creando così un fondo per finanziare una solida rete di sicurezza sociale per i disoccupati. La seconda è una quota di riserva umana: la società dovrebbe stabilire per legge che fino al 40% degli attuali posti di lavoro rimanga riservato esclusivamente agli esseri umani. Gates fa l’esempio delle cure destinate alle persone vulnerabili, ricordando l’assistenza ricevuta da suo padre malato di Alzheimer: un tipo di vicinanza e accudimento che definisce “insostituibilmente umano”.
Un budget da 200 miliardi per proteggere i più deboli
Se la politica globale arranca, Gates ha deciso di anticiparla investendo la forza d’urto dei suoi capitali. Entro il 2045, la Fondazione Gates punta a spendere 200 miliardi di dollari, destinando una quota sempre maggiore di queste risorse proprio alla gestione dell’impatto dell’Ai.
La fondazione è già attiva sul campo con progetti ad alto impatto sociale: collabora con Anthropic per sviluppare strumenti diagnostici intelligenti dedicati al monitoraggio della gravidanza e con OpenAI per supportare gli operatori sanitari in Ruanda. Inoltre, Gates intende fare pressione direttamente sui vertici di OpenAI e Anthropic (entrambe prossime a debutti record in borsa) affinché orientino i loro enormi profitti futuri verso la filantropia d’impatto. Per il miliardario, d’altronde, garantire un futuro in cui l’Ai non aumenti a dismisura le disuguaglianze sociali è diventata la massima priorità del pianeta, superando per urgenza persino la crisi climatica e le grandi emergenze sanitarie globali.
