Perché le aziende Ai stanno distruggendo i libri cartacei (soprattutto quelli scritti prima del 2022)

La “scansione distruttiva” è emersa nell’ambito di un processo sui libri “piratati” utilizzati da Anthropic per addestrare gli Llm
6 Agosto 2026
5 minuti di lettura
Libro distrutto ai canva
Un libro dato alle fiamme, immagine d'archivio (Canva)

Perché le aziende Ai stanno comprando e distruggendo enormi quantità di libri cartacei? Per molti è la prova di un disegno orwelliano: le Big Tech che replicano lo scenario di Fahrenheit 451, dove i libri venivano bruciati per eliminare le idee scomode. La realtà, però, non risiede in una lettura sensazionalistica, ma altrove.

Più precisamente nei conti economici delle aziende, nella legge americana sul fair use e in una ordinanza emanata dal giudice William Alsup nel caso Bartz v. Anthropic.

Analizzando la carte del processo, il Washington Post ha scoperto l’esistenza di Project Panama. In un documento interno di Anthropic, desecretato nel corso del contenzioso, si legge: “Project Panama è il nostro tentativo di scannerizzare tutti i libri del mondo, smontandoli e distruggendo le copie fisiche”. Il documento, datato aprile 2024, indica come responsabile del progetto Tom Turvey, ex responsabile delle partnership di Google Books, assunto dall’azienda di Amodei proprio per guidare il nuovo progetto.

L’azienda voleva tenere nascosto Project Panama all’attenzione pubblica, come dimostra un’altra frase emersa dal processo: “Non vogliamo che si sappia che stiamo portando avanti questo progetto”.

Gli ordini massicci e i dubbi dei librai

Diversi librai hanno raccontato a testate nazionali e internazionali di essere stati contattati da acquirenti anonimi per ordini di migliaia di volumi, spesso per titoli oscuri e fuori catalogo.

Un venditore londinese di libri rari ha raccontato a City Am di aver ricevuto due richieste insolitamente grandi per libri specialistici, da indirizzi email anonimi, senza nomi né dettagli aziendali. Entrambi gli acquirenti hanno chiesto foto aggiuntive dei libri prima di piazzare ordini consistenti. Quando il libraio ha chiesto chi fossero e dove sarebbero andati i libri, nessuno ha risposto.

Charles D. Becker, libraio di seconda mano e raro a Houston, ha scritto su X: “Sono un libraio di seconda generazione. La mia famiglia gestisce la più grande libreria di usato e rari di Houston e sto costruendo uno strumento AI per le librerie di usato. Siamo stati colpiti esattamente da questi ordini, incluso un ordine singolo per 70 libri oscuri che ci ha fatto mettere in pausa le vendite online”.

POST X

I casi si sono moltiplicati in diversi Paesi, specialmente in Olanda. A metà giugno, Pieter de Vries, libraio olandese sessantenne nel centro storico di Harleem, ha ricevuto una mail a dir poco sospetta: una certa Nataly voleva acquistare circa tremila titoli per conto di una società chiamata 2077AI, parlando di un progetto di raccolta in più lingue, soprattutto inglese. Abituato a vendere un libro al giorno, de Vries, che vende libri rari, mappe, stampe e illustrazioni che in buona parte risalgono al Cinquecento e al Seicento, ha pensato a una truffa.

Il “destructive scanning”

Invece, come ricostruito da 404 Media, il libraio olandese è solo uno delle centinaia di librai contattati quest’anno da società che rastrellano il mercato dei libri usati per conto delle aziende Ai. Le opere finiscono in scanner ad alta velocità che ne recidono il dorso; le pagine vengono triturate volta per volta. Spesso, si tratta di libri rari. In alcuni casi, potrebbe trattarsi di copie uniche al mondo.

La German Publishers and Booksellers Association (associazione tedesca di editori e librai) ha definito la pratica “una violazione chiara e grave del diritto d’autore”. L’ente ha aggiunto che gli ordini arrivano principalmente dalla società canadese Zoom Books, con acquisti di titoli non fiction e accademici degli anni ‘70, spesso decine o centinaia di volumi per singolo venditore. Non esiste, al momento, alcuna prova che collochi queste nuove ondate di acquisti sotto la responsabilità di Anthropic, di OpenAI o di Google.

L’Ai slop e il ruolo di ISBNdb

Dopo queste segnalazioni compare ISBNdb, una banca dati bibliografica che pubblicizza apertamente servizi di approvvigionamento massivo di libri per laboratori di intelligenza artificiale, con ordini che vanno da mille a un milione di volumi, definendo i libri a stampa “i migliori dati di addestramento del mondo” perché i testi pubblicati prima del 2022 (quindi prima del rilascio di ChatGPT da parte di OpenAI)sono sicuramente privi di contenuto generato dall’Ai.

Le grandi aziende cercano libri scritti dagli esseri umani per non restate vittime dell’Ai slop: una grande e scadente quantità di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, che rischiano di far peggiorare gli output. Il rischio, in pratica, è che gli Llm vengano addestrati su dati di scarsa qualità diventando vittime dei loro stessi testi.

Perché i libri vengono distrutti: tra economia e fair use

Compresa la necessità di addestrare i nuovi modelli di Ai, la domanda resta irrisolta: perché i libri vengono distrutti? In primis, perché scansionare i libri senza tagliare il dorso è un processo molto più lento e dispendioso. Poi ci sono le norme sul diritto d’autore, che vietano di fare la copia di un libro (scansionarlo), anche dopo l’acquisto.

Qui si inserisce il fair use (Uso corretto), previsto dalla sezione 107 del Copyright Act statunitense: una difesa che i tribunali valutano caso per caso, bilanciando quattro fattori: lo scopo e il carattere dell’uso (incluso se sia trasformativo o commerciale); la natura dell’opera protetta; la quantità e la rilevanza della porzione utilizzata; l’effetto dell’uso sul mercato, presente o potenziale, dell’opera originale. Nessuno di questi elementi decide da solo l’esito: è il bilanciamento complessivo a determinare la sentenza.

Bartz v. Anthropic: cosa il giudice ha considerato fair use, e cosa no

Il 23 giugno 2025 il giudice federale William Alsup, della Northern District of California, ha emesso un’ordinanza di giudizio sommario parziale sul fair use nella causa Bartz v. Anthropic promossa da alcuni autori contro il colosso Ai per aver usato senza autorizzazione una serie di libri “piratati”. La causa è stata intentata da due autori di saggi e da un’autrice di thriller (Andrea Bartz).

Il giudice ha distinto tre utilizzi:

  • L’addestramento dei modelli su libri acquisiti legalmente: è stato definito “eccezionalmente trasformativo” e quindi fair use. La questione ricorda da vicino quanto avvenuto con le Ai che generano musica, addestrate su canzoni realmente esistenti (sul caso: OpenAi condannata in Germania per violazione del copyright musicale, il parere di Angelo Greco);

  • La scansione distruttiva di copie cartacee acquistate legittimamente per costruire una biblioteca digitale interna, è stato considerato fair use per una ragione diversa: non perché generasse un nuovo testo, ma perché sostituiva semplicemente il formato, senza produrre copie aggiuntive né distribuirle esternamente;

  • L’acquisizione e la conservazione permanente di oltre sette milioni di libri scaricati da biblioteche pirata come LibGen e PiLiMi, non è stato ritenuto fair use: secondo Alsup, “ogni fattore” andava contro tale conclusione. Per questo, le parti hanno firmato un settlement agreement da 1,5 miliardi di dollari.

La formulazione del giudice sulla scansione distruttiva è precisa: “Qui ogni copia cartacea acquistata è stata copiata per risparmiare spazio di archiviazione e renderla ricercabile come copia digitale. L’originale cartaceo è stato distrutto. Una copia ha sostituito l’altra”. Dunque, per il giudice Alsup, il fatto che l’originale cartaceo venisse eliminato ha rafforzato l’idea di un rimpiazzo uno-a-uno: una copia fisica, legittimamente posseduta, si trasformava in un file interno, senza generare nuove copie potenzialmente in concorrenza sul mercato editoriale.

Il precedente stabilito dal provvedimento — la scansione distruttiva come “cambio di formato” legittimo — viene ora citato dagli stessi librai come la cornice legale che ha reso normale, o quantomeno plausibile, la ripetizione di questa pratica su scala sempre più ampia.

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