Addio allo sci estivo sullo Stelvio, Sifas: “Mancano standard di sicurezza”

Parte oggi la Carovana dei Ghiacciai di Legambiente per monitorare i giganti bianchi
17 Agosto 2026
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Ghiacciaio stelvio canva
Ghiacciaio dello Stelvio - Canva

Lo Stelvio dice addio allo sci estivo. Il 15 agosto 2026, la Sifas (Società Impianti Funiviari allo Stelvio) ha annunciato tramite una nota ufficiale la sospensione totale delle attività sciistiche sul ghiacciaio a tempo indeterminato. Secondo il bollettino tecnico aggiornato dal sito specializzato Snow Forecast, la situazione attuale è drastica: 0 impianti di risalita aperti su 6 e 0 chilometri di piste praticabili sui 9 totali.

La decisione, definita dalla società “sofferta ma doverosa”, è stata imposta da fattori meteoclimatici che non permettono più di garantire gli standard minimi di sicurezza. Come riportato dalla Sifas, le cause principali sono tre: ondate di calore persistenti registrate ad alte quote, assenza di rigelo notturno del manto nevoso e temporali frequenti che hanno compromesso la stabilità della superficie glaciale.

La fine dello sci estivo sullo Stelvio non è un evento isolato, ma il riflesso di un trend drammatico che sta colpendo l’intero arco alpino.

I dati del 2025

Proprio oggi, 17 agosto 2026, prende ufficialmente il via la VII edizione della Carovana dei Ghiacciai di Legambiente, la campagna internazionale che monitorerà fino al 3 settembre lo stato di salute dei giganti bianchi tra Francia, Italia e Slovenia. Secondo il documento scientifico “Report Carovana dei Ghiacciai 2025”, redatto da Legambiente in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano (Cgi), la crisi ha ormai assunto proporzioni sistemiche:

  • Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato in Europa, con un’anomalia di +2,92°C rispetto alla media preindustriale. L’estate 2025 si è confermata la quarta più calda di sempre per il continente.
  • Dal 2000 a oggi, le Alpi europee hanno perso il 39% della loro massa glaciale complessiva.
  • Sono almeno 1.938 i ghiacciai alpini già completamente scomparsi. Tra le perdite definitive censite nella Global Glacier Casualty List figurano il Flua (2022) e il Trobio (2023) in Italia, e il Sarenne (2023) in Francia.

La sofferenza dei ghiacciai italiani

I dati raccolti nel 2025 da Legambiente e dai servizi glaciologici regionali mostrano come l’Italia sia in prima linea in questo processo di degradazione. L’Adamello-Mandrone, il ghiacciaio più esteso d’Italia, continua a mostrare un marcato declino. Nel solo biennio 2023-2024, la fronte del Mandrone è arretrata di 127 metri. A quota 2.600 metri, la superficie ha registrato un abbassamento di 4 metri in un solo anno.

In Lombardia, l’ondata di calore di fine giugno 2025, con medie di 7°C a 3.000 metri, ha polverizzato le speranze date dalle nevicate primaverili. Al Ghiacciaio del Campo Nord (Livigno), il Servizio Glaciologico Lombardo ha misurato la fusione totale di 170 cm di neve in soli 35 giorni, esponendo il ghiaccio vivo che ha perso ulteriori 50 cm di spessore in poche settimane.

I ghiacciai in Europa: il declino di Svizzera e Germania

Il collasso non risparmia le vette più alte del continente, come documentato nelle tappe internazionali della Carovana. In Svizzera, secondo la rete di monitoraggio Glamos, nel 2025 i ghiacciai hanno perso il 3% del loro volume complessivo. Nell’ultimo decennio, la riduzione totale è stata di circa un quarto. Il maestoso Aletsch (il “Re delle Alpi”) rischia di ridursi del 75% entro il 2100.

In Germania, invece, sulla Zugspitze sopravvivono appena 16 ettari di ghiaccio. Secondo i glaciologi dell’Accademia Bavarese delle Scienze, entro il 2030 lo Schneeferner Settentrionale sarà ridotto a poche placche residue sepolte dai detriti.

Instabilità e nuovi pericoli: il caso Blatten

La fusione del ghiaccio non significa solo perdita d’acqua, ma anche un aumento del rischio geomorfologico dovuto alla degradazione del permafrost. L’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha registrato 154 eventi meteo estremi nelle regioni alpine italiane nel 2025 (allagamenti, frane e colate detritiche), un numero in crescita rispetto all’anno precedente. Uno tra i più tristemente famosi è quello avvenuto a maggio 2025, quando il collasso del ghiacciaio Birch in Svizzera ha generato una valanga di ghiaccio e roccia da 9,3 milioni di metri cubi, che ha investito il villaggio di Blatten. La tragedia è stata evitata solo grazie a un monitoraggio scientifico d’avanguardia che ha permesso l’evacuazione tempestiva di 300 persone.

La chiusura dello Stelvio in questo agosto 2026 rappresenta così l’ennesimo segnale di un sistema in bilico. Come sottolineato da Legambiente, “ogni decimo di grado conta”: ogni chilogrammo di CO2 evitato salva 16 chilogrammi di ghiaccio alpino. La Carovana dei Ghiacciai 2026 che inizia oggi continuerà a denunciare questa urgenza, ricordandoci che il tempo per salvare ciò che resta della criosfera europea sta per scadere.

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