Un barracuda nel Mar Ligure e il Mediterraneo sotto attacco: le specie pronte all’invasione dal Canale di Suez

Le specie marine non dipendenti dalle barriere coralline sono più propense ad insediarsi nel Mediterraneo entrando in conflitto con la fauna locale
4 Agosto 2026
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Barracuda mar mediterraneo canva
Barracuda, immagine d'archivio (Canva)

Cosa ci fa un barracuda nel Mar Ligure? È questa la domanda che potrebbe farsi un bagnante, entrando nelle calde acque della regione. Tanto calde: in questi giorni, la temperatura superficiale del Mar Ligure è di 28 °C, quasi 3 gradi in più rispetto alla media del periodo. “Il picco di anomalia ha raggiunto addirittura i 5 gradi”, spiega Daniele Luppi, previsore meteo di Arpal, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, riportato da La Repubblica.

Il caldo estremo sta già avendo evidenti conseguenze nel Mar Mediterraneo, ma il futuro potrebbe riservare sorprese peggiori: “Sicuramente vedremo qualcosa che non ci saremmo aspettati. Cosa, ancora non lo sappiamo. Perché purtroppo non si investe abbastanza in questo tipo di ricerche”, spiega il biologo marino Antonio Di Natale, segretario generale della Fondazione Acquario ed esperto Onu sull’oceano.

Il riscaldamento delle acque superficiali e le specie aliene

Il cambiamento climatico sta stravolgendo la natura del Mar Ligure, che aveva acque più fredde grazie alle correnti profonde che risalivano in superficie. Ora, però, le acque superficiali sono così calde da contrastare e vincere quelle fredde e più profonde: “Ci troviamo di fronte ad acque calde permanenti, di fatto dall’inizio di maggio”, osserva Di Natale.

Per approfondire: Mare sempre più caldo anche in profondità

Secondo i dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, nel 2025 la temperatura media annuale dei mari italiani ha raggiunto i 20 °C, con picchi estivi superiori ai 26 °C, oltre un grado sopra la media degli ultimi trent’anni. Ancor più allarmanti sono le rilevazioni della Fondazione Marevivo, che segnalano temperature superficiali superiori di oltre 4 °C rispetto alla media degli ultimi quarant’anni.

Da un punto di vista faunistico le conseguenze sono devastanti e ancora poco conosciute: “Gli animali che possono muoversi cercano condizioni a loro favorevoli. Siamo di fronte a una evoluzione rapidissima: il riscaldamento enorme delle acque favorisce anche le specie penetrate nel Mediterraneo dal canale di Suez. Uno dei problemi è seguire questi movimenti: manca purtroppo una strategia di monitoraggio vero e proprio”, spiega ancora l’esperto Onu.

E chi non si può spostare, muore con effetti sulla biodiversità marina: “Penso a gorgonie, coralli, alghe, molluschi. Se le condizioni di acqua calda permangono assistiamo a delle vere e proprie morìe. Come nel caso delle gorgonie: ci vogliono anni perché possano tornare a popolare i fondali”, sottolinea Di Natale.

Le 4 specie pericolose segnalate dall’Ispra

Il 1° agosto 2022 l’Ispra, istituto di protezione ambientale, porta avanti la campagna “attenti a quei 4” chiedendo ai cittadini di segnalare la presenza di pesci scorpione, pesci coniglio o pesci palla maculati, specie che in alcuni casi sono pericolosi anche per l’uomo.

Pesci dal Canale di Suez al Mediterraneo

Come per il cambiamento climatico, la migrazione della fauna marina non è anomala in sé, ma per la rapidità con cui si sta sviluppando.

Da quando, nel 1869, fu costruito il Canale di Suez, il Mare Nostrum è stato costantemente invaso da nuove specie. Inizialmente la migrazione era lenta: veniva individuata una nuova specie scoperta ogni due anni circa. Negli anni Settanta, quando il canale progettato da Ferdinand de Lesseps fu ampliato, la migrazione della fauna marina è aumentata a un ritmo di trenta specie ogni dieci anni. Oggi si contano circa 445 specie aliene marine migrate, anche se altre misurazioni indicano la possibilità che siano quasi un migliaio. Alla base di questo gap c’è lo scarso monitoraggio segnalato da Di Natale.

Il caso del granchio blu americano

Alcune di queste specie non impattano particolarmente sull’ecosistema, sull’uomo o sull’economia, mentre altre possono stravolgere determinati settori e minacciare la salute dei mari. È il caso del granchio blu americano, che minaccia le specie autoctone. L’avanzata inarrestabile di questa specie nel delta del Po ha attirato l’attenzione dell’emittente statunitense Cnn.

Nelle lagune di Scardovari e Goro, il granchio blu ha trovato l’habitat ideale grazie a un mix di nutrienti e alle acque diventate più salate e calde a causa del surriscaldamento globale. La siccità estrema del 2022 e le successive alluvioni del 2023 hanno creato le condizioni perfette per un’invasione senza precedenti. L’impatto economico è devastante: a Scardovari, il raccolto annuale di vongole è crollato del 93%; nella regione di Goro, la produzione è passata da 10.000 tonnellate a circa 4.000 nel 2024, un calo del 70% rispetto al decennio precedente; oltre 600 pescatori (il 40% del consorzio locale) hanno già abbandonato l’attività.

Gli esperti avvertono che il granchio blu non è l’unica minaccia. Il riscaldamento delle acque sta riducendo l’ossigeno negli abissi e causando lo “sbiancamento” della Posidonia oceanica, fondamentale per la salute dei nostri mari.

Quali sono le specie più inclini alla migrazione

Anche se prevedere gli effetti del surriscaldamento è complicato, dagli altri Paesi arrivano indicazioni interessanti.

Prima di entrare nei mari italiani, infatti, le specie aliene provenienti dal Mar Rosso entrano nelle acque di Israele e, in seguito, della Grecia che nell’infernale estate 2026 è invasa dai pesci palla.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Tel Aviv, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Animal Ecology, le specie non dipendenti dalle barriere coralline del Mar Rosso sono quelle più propense ad insediarsi nel Mediterraneo. In particolare, la triglia oceanica (Parupeneus heptacanthus), il pesce palla stellato (Arothron stellatus) e il carangide Turrum fulvoguttatum sono le tre specie aliene che più probabilmente abiteranno il Mediterraneo nel prossimo futuro.

Tra le altre specie che potrebbero invadere presto il Mediterraneo, lo studio condotto dal dottor Shahar Chaikin segnala il Pesce balestra stellato, il pesce chitarra macchiato e la murena dalla coda stretta, solo per citarne alcune.

L’impatto delle specie aliene sul Mediterraneo

Siccome l’impatto sul Mare Nostrum è difficile da comprendere, lo studio israeliano evidenzia la necessità di prevedere delle “liste di controllo”, che potrebbero agire su più fronti: individuazione precoce delle specie invasive, monitoraggio ambientale e “processo decisionale finalizzato alla protezione dell’ecosistema marino”.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che molte specie aliene, una volta arrivate nel Mar Mediterraneosi adattano rapidamente e sfruttano gli habitat del nuovo ambiente, spesso entrando in competizione con le specie autoctone per cibo o riparo. “All’interno del Mediterraneo, le specie introdotte sono state assimilate nella comunità ricevente, diventando indistinguibili dalle specie native nell’utilizzo dell’habitat, anziché occupare habitat distinti”, si legge nello studio.

Ciò che è già avvenuto e ciò che sta avvenendo può permetterci di anticipare ciò che accadrà. Di sicuro, dicono gli esperti, con il progressivo riscaldamento del Mediterraneo, “l’invasione continuerà” perché con acque così calde “le specie tropicali avranno sempre maggiori possibilità di insediarsi”.

In base rilevazioni dello studio, “la labilità dell’habitat post-invasione implica che affidarsi esclusivamente alle affinità native potrebbe sottostimare gravemente la loro diffusione e il loro impatto in nuovi ambienti”.

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