Raffrescamento, l’Italia corre: consumi quasi triplicati

I consumi italiani sono cresciuti del 193% dal 2018, mentre quelli europei sono raddoppiati. Le ondate di calore aumentano anche la pressione sulla rete e sui prezzi dell’elettricità
16 Luglio 2026
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Condizionatore
(Canva)

L’estate pesa sempre di più sulla bolletta. Tra temperature elevate e ricorso crescente ai condizionatori, l’Italia è il Paese che, tra le grandi economie dell’Unione europea, ha registrato l’aumento più forte dei consumi domestici per il raffrescamento. Secondo gli ultimi dati Eurostat, tra il 2018 e il 2024 l’energia usata dalle famiglie italiane per raffrescare casa è quasi triplicata, con un aumento del 193%. Per fare un confronto: nello stesso periodo la Spagna è cresciuta del 127%, la Francia si è fermata al 52% e la Germania, complice un clima ancora relativamente mite, appena dell’8%.

E non stiamo parlando di un Paese che partiva da zero. Al contrario: l’Italia aveva già una diffusione consistente di condizionatori nel 2018, eppure ha continuato ad accelerare, mentre altri Paesi europei stanno scoprendo l’aria condizionata solo ora. L’Austria, ad esempio, ha visto una crescita percentuale monstre (oltre il 1.000%), ma partiva da consumi quasi irrisori: 22 terajoule, diventati 253. L’Italia partiva da livelli alti e continua a salire.

Il risultato? Nel 2024 le case italiane hanno consumato 26.300 terajoule di energia solo per rinfrescare gli ambienti: il valore più alto di tutta l’Unione europea, quasi il doppio della Spagna (14.300) e più del doppio della Grecia (11.900). In pratica, quasi un terzo (32,7%) di tutta l’energia che le famiglie europee usano per raffreddare le proprie case viene consumato in Italia.

L’estate che non fa più sconti a nessuno

Il fenomeno non riguarda solo il Mediterraneo. In tutta l’Unione europea, i consumi domestici per il raffrescamento sono raddoppiati in appena sei anni, passando da 40.500 a 80.400 terajoule. Rispetto al 2010 l’aumento sfiora il 420%. Le uniche due pause in questa corsa continua sono state il 2020 (-2,5%) e il 2023 (-1,9%), parentesi minime in una tendenza che sembra ormai inarrestabile.

Sorprende scoprire che anche la Finlandia, terra di inverni gelidi, ha visto i suoi consumi crescere del 163%: un dato coerente con la crescente diffusione del raffrescamento anche nei Paesi del Nord Europa e un segnale che il caldo estremo possa non essere più un problema solo del Sud Europa.

Perché l’Italia “sente” meno il condizionatore in bolletta (per ora)

C’è un dettaglio interessante: pur essendo il Paese che consuma di più in termini assoluti, l’Italia non è quello dove il raffrescamento pesa maggiormente sul totale dei consumi domestici. Qui rappresenta il 2,3% sul consumo finale di energia delle famiglie, un valore vicino a quello spagnolo (2,5%) ma lontanissimo dai record di Cipro (16%) e Malta (15%), dove il caldo si fa sentire su una porzione enorme dei consumi domestici. La media europea, per confronto, resta sotto l’1% (0,84%).

In sostanza, l’Italia consuma moltissimo perché è un Paese di grandi dimensioni, con condizioni climatiche precise, e già molto climatizzato, non perché il condizionatore “pesi” più che altrove sulla bolletta di ogni singola famiglia. Tuttavia, il trend di crescita è il più veloce tra le grandi economie dell’Unione, e dunque la distanza si sta accorciando in fretta.

Quando il caldo fa impennare il prezzo della luce per tutti

Il vero banco di prova, però, è quello che succede nei giorni di caldo estremo. Durante le ondate di calore del giugno 2026, la domanda elettrica è schizzata in alto, verosimilmente per il maggiore utilizzo dei condizionatori, spingendo la domanda elettrica alle stelle. Secondo i dati Eurelectric, i prezzi all’ingrosso dell’energia hanno superato i 200 euro per megawattora in Germania, sfiorato i 160 euro in Francia e oltrepassato i 110 euro in Spagna.

Non è stata solo colpa dell’aria condizionata: si sono aggiunte una scarsa produzione eolica in Germania e alcune riduzioni della produzione nucleare francese, legate al surriscaldamento dei fiumi usati per raffreddare i reattori. Ma è proprio questa combinazione di caldo intenso, milioni di condizionatori accesi insieme, meno energia disponibile, a rendere il sistema elettrico europeo sempre più esposto a tensioni nei momenti di maggiore bisogno.

Inoltre, questi picchi di prezzo non si riversano subito e per intero sulle bollette grazie a contratti e tariffe che ne attutiscono l’effetto. Ma se le estati roventi diventano la norma anziché l’eccezione, come sta avvenendo, il raffrescamento rischia di trasformarsi da spesa occasionale a voce fissa e crescente del costo dell’energia. E questo per tutti, non solo per chi accende il condizionatore.

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