“Per cosa moriresti?” Billie Eilish non ha dubbi: per difendere la sua scelta di essere vegana.
Intervistata da Elle con il formato “ask me anything”, la cantante americana ha detto che “Mangiare carne è intrinsecamente sbagliato”.
Non è la prima volta che l’artista statunitense, 24 anni di età e vegana da 12, si esprime su questi temi, di cui è diventata un’ambasciatrice non solo a parole. Grazie alle sue scelte concrete, Eilish ha abbattuto le emissioni inquinanti generate durante i suoi concerti, confermandosi molto sensibile anche al tema della sostenibilità ambientale, che non può essere scollegato dal rispetto degli animali.
“Non vi piacerà quello che sto per dire”, ha premesso la cantante americana prima di aggiungere: “Amo tanto gli animali e mangio carne sono due cose che non possono coesistere. Non puoi fare entrambe le cose, mi dispiace”.
Billie Eilish e la scelta di diventare vegana a dodici anni
Billie Eilish, nata a Los Angeles il 18 dicembre 2001, è stata cresciuta da due genitori vegani e sostenitori dell’attivismo plant-based.
La madre, Maggie Baird, adotta un’alimentazione senza prodotti di origine animale da decenni, spinta fin da giovane dall’empatia verso gli animali e, in seguito, da una forte consapevolezza dell’impatto ambientale dell’industria alimentare. Anche il padre, Patrick O’Connell, condivide questa scelta di vita e supporta attivamente le iniziative della famiglia in questo ambito.
Per la giovane artista, la svolta verso il veganismo è arrivata a dodici anni, quando ha scoperto le condizioni in cui vivono, e muoiono, gli animali prima di arrivare sulle nostre tavole: “Una volta imparato come vengono trattati gli animali nel nostro sistema alimentare industriale, non ho più voluto farne parte”, ha dichiarato.
La cantante ha ribadito questa posizione in più occasioni nel corso degli anni, citando sia il benessere animale sia l’impatto sulla salute umana.
Per approfondire: Quanto inquina l’industria alimentare? Troppo, e ci fa anche male
Nel 2014, poco dopo la sua scelta drastica, sul suo blog scrisse di essersi allontanata dai prodotti animali “per molti motivi”, tra cui l’impatto dei latticini sulla salute. In quella occasione lanciò anche un appello sintetico ma chiaro: “lasciate stare gli animali”.
L’indagine alla fattoria Fair Oaks
Non è la prima volta che Eilish si espone su questi temi con toni netti. Nel 2019, da diciassettenne con 26 milioni di follower, condivise nelle sue Instagram Stories il video di un’indagine sottocopertura condotta da Animal Recovery Mission alla Fair Oaks Farms, uno dei maggiori allevamenti da latte degli Stati Uniti. Le immagini mostravano lavoratori che picchiavano, pugnalanavano e bruciavano vitelli appena nati.
La cantante, che di solito si teneva fuori da queste battaglie pubbliche, scrisse: “So che pensate che io sia solo una persona e che questo non cambierà niente. Ma è da ignoranti e da stupidi” e poi aggiunse: “Se riesci a guardare questi video e a fregartene, mi dispiace per te”. Quella sera, la conversazione sul benessere animale raggiunse milioni di persone che ancora non la conoscevano.
L’ecoansia e la voglia di “fare la differenza”
In una recente intervista al National Geographic, Eilish ha espresso apertamente la sua climate anxiety: “È così reale”, ha ammesso, senza per questo ritenerla una cosa assurda “Ma c***, possiamo fare la differenza solo se facciamo davvero qualcosa”. Un messaggio che James Cameron, leggendario regista ed Explorer del Ng, ha descritto come una “necessità di combattere il cambiamento climatico e diffondere quel messaggio tra i giovani”.
I tour di Billie Eilish sono dei laboratori green
I numeri del suo tour in giro per il mondo “Happier Than Ever World Tour” (3 febbraio 2022-2 aprile 2023) dimostrano l’impegno concreto di Billie Eilish: secondo le stime del suo team, i menù plant-based adottati durante gli 88 show totali hanno consentito di risparmiare 33 milioni di litri d’acqua, 22.000 metri quadri di foresta, 123 tonnellate di CO2 equivalente risparmiando la vita a circa 8.000 animali.
Anche l’ultimo tour “Hit Me Hard and Soft” (2024–2025), durato quattordici mesi in quindici Paesi su quattro continenti, è diventato un caso di studio per la sostenibilità degli eventi dal vivo. In collaborazione con la ong ambientale Reverb e il promoter Live Nation, Eilish ha imposto regole green in ogni venue: riduzione della plastica monouso, stazioni gratuite per riempire bottiglie d’acqua e almeno tre piatti principali plant-based nelle attività ristorative. In alcune tappe britanniche, tra cui l’O2 Arena di Londra e il Co-op Live di Manchester, il menu è stato reso interamente a base vegetale.
Non solo. Attraverso la fondazione Support+Feed, Eilish e il suo team hanno evitato che il surplus alimentare (rigorosamente a base vegetale) finisse nelle discariche, distribuendo oltre 4.000 pasti alle persone bisognose.
Support+Feed: il cibo come strumento politico
Support+Feed è una no-profit fondata da sua madre Maggie Baird nel 2020 per combattere l’insicurezza alimentare e la crisi climatica attraverso il cibo plant-based. In sei anni, l’organizzazione ha distribuito oltre due milioni di pasti e prodotti alimentari, organizzato mercati dei contadini gratuiti e corsi di cucina alle comunità locali.
Durante il “Hit Me Hard and Soft” tour, solo nel 2024, l’organizzazione ha condotto diciassette food drive in nove venue, formando i catering di ogni tappa e creando mappe digitali dei pasti plant-based disponibili nelle arene di tutto il mondo.
“Il nostro obiettivo non è convertire tutti al veganismo dall’oggi al domani”, ha spiegato Bair, “Incoraggiamo semplicemente ad aggiungere più cibi vegetali ai propri pasti. Fa bene al pianeta e fa bene alla salute”.
Nike, i profumi e la moda senza pellicce
L’attivismo di Billie Eilish non si ferma ai concerti, alle interviste né ai messaggi lanciati sui social (125 milioni di follower solo su Instagram).
La collaborazione con Nike ha prodotto una linea di Nike Air Force 1 vegane, realizzate in nubuck sintetico ricavato per l’80% da materiali riciclati, incluso il 100% di poliestere riciclato, nel tipico color mushroom della palette della cantante. Una scelta estetica che è sopratutto una dichiarazione d’intenti: il lusso può fare a meno delle pelli animali.
Analogo il percorso della sua linea di profumi. Il brand Eilish Fragrances ha ricevuto la certificazione cruelty-free di Peta ed è entrato nella sua “Ultimate Cruelty-Free List”. Per questo, nel 2021, Peta l’ha nominata Person of the Year. Alla prima Met Gala, inoltre, la cantante ha convinto la storica maison Oscar de la Renta a bandire le pellicce da tutti i suoi prodotti.
A dispetto del titolo che l’ha resa celebre anche in Europa, Billie Eilish non sembra proprio un “bad guy”.

