Nel mondiale più inquinante, i tifosi giapponesi ripuliscono lo stadio

È diventato virale il gesto di civiltà dei tifosi nipponici in quello che è stato definito il "Mondiale più inquinante di sempre"
15 Giugno 2026
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Tifosi giapponesi sacchetti puliscono stadio ipa
Tifosi giapponesi alla Coppa del Mondo 2026 a Dallas con i sacchetti blu per pulire lo stadio (Ipa)

Sacchetti blu alla mano, armati di pazienza e dedizione, i tifosi giapponesi hanno ripulito lo stadio dopo la partita che ha visto protagonista la loro squadra nazionale. In quello che è già stato ribattezzato come il “Mondiale più inquinante di sempre”, brilla questo gesto di civiltà che arriva da lontano. Fedeli a una tradizione che stupisce il pianeta da quasi trent’anni, i tifosi nipponici hanno trasformato ancora una volta il post-partita in una lezione di ecologia e rispetto.

Un’impronta ecologica senza precedenti

L’edizione 2026 della Coppa del Mondo presenta numeri ambientali drammatici. Si stima che il torneo emetterà tra i 9 e i 15 milioni di tonnellate di Co2 nell’arco di soli 38 giorni. Per dare un’idea della portata, si tratta di una quantità di gas serra pari a quella prodotta da una capitale europea in un anno. Per questo motivo numerosi attivisti ed ecologisti sono in protesta a Città del Messico per chiedere priorità ai diritti umani.

Le ragioni di questo inquinamento record risiedono nel fatto che 48 squadre si spostano tra tre nazioni (Stati Uniti, Canada e Messico) attraversando quattro fusi orari diversi. I voli intercontinentali e interni rappresentano circa l’80-90% dell’impronta carbonica totale. Un singolo tifoso che segua la propria nazionale fino alla finale potrebbe generare da solo circa 3,5 tonnellate di Co2, l’equivalente del riscaldamento di una casa media nel Regno Unito per 19 mesi o della produzione di 34.000 sacchetti di plastica.

In una lunga dichiarazione rilasciata alla Bbc, la Fifa ha affermato di riconoscere che l’impatto climatico deve essere preso sul serio e ha accolto con favore “un esame informato”: “La Fifa riconosce inoltre che il trasporto aereo contribuisce in modo significativo all’impatto ambientale complessivo di qualsiasi grande evento, ed è chiaro che la riduzione delle emissioni legate ai voli rappresenta una delle maggiori sfide in termini di sostenibilità per gli organizzatori di grandi eventi”, si legge nella nota. La Fifa ha inoltre affermato che sono in corso iniziative per “promuovere il riciclo e ridurre gli sprechi alimentari nei principali siti dei tornei”, mentre sta per iniziare un’iniziativa di piantumazione di alberi in tutto il Nord America.

Il rito dei sacchetti blu

In questo scenario di inquinamento estremo, i tifosi della “Samurai Blue” hanno rappresentato un’eccezione luminosa. Anche dopo il pareggio per 2-2 contro i Paesi Bassi ad Arlington, in Texas, i giapponesi non hanno abbandonato lo stadio prima di averlo ripulito da cima a fondo. Utilizzando gli stessi sacchetti blu che poco prima sventolavano per festeggiare i gol, hanno raccolto meticolosamente ogni rifiuto lasciato sugli spalti.

Questa pratica non è un evento isolato, ma una tradizione consolidata. La prima volta attirò l’attenzione del mondo durante i Mondiali di Francia del 1998 e ancora oggi continuata in ogni edizione successiva, da quella in Brasile nel 2014 a quella in Qatar nel 2022. Anche i giocatori non sono da meno: è ormai celebre la loro abitudine di lasciare lo spogliatoio immacolato, spesso accompagnato da un biglietto di ringraziamento scritto nella lingua del Paese ospitante.

Le radici di un comportamento esemplare

Ma perché i giapponesi lo fanno? La risposta affonda nelle radici culturali e religiose del Paese.

  1. Educazione scolastica (Gakko Soji): fin dalle scuole elementari, la pulizia rientra tra le mansioni quotidiane degli studenti. Tra una lezione e l’altra, i piccoli giapponesi puliscono personalmente aule, corridoi e persino i bagni, imparando da subito a prendersi la responsabilità degli spazi comuni.
  2. Religione e spiritualità: nel Buddismo Zen, le attività quotidiane come pulire e cucinare sono considerate veri e propri esercizi spirituali al pari della meditazione. Nello Shintoismo, la pulizia è sinonimo di purezza divina; il concetto di kegare (impurità o sporcizia) è visto come qualcosa che può portare danno all’intera società.
  3. Consapevolezza sociale: i giapponesi sono molto attenti alla reputazione collettiva e credono fermamente di non dover arrecare disturbo agli altri trascurando i rifiuti prodotti.

Perché questi tifosi sono un faro di speranza? In un sistema calcistico globale che sembra aver dato priorità assoluta alla finanza e all’intrattenimento, ignorando spesso la crisi climatica, il gesto dei giapponesi ci ricorda la dimensione umana del benessere e dell’innovazione sociale. Sebbene la loro azione individuale non possa compensare le milioni di tonnellate di Co2 emesse dai jet privati e dalle infrastrutture energivore, essa offre un modello di responsabilità personale che sfida l’apatia generale.

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