In diverse aree del mondo il deterioramento del suolo sta procedendo più rapidamente dell’efficacia delle strategie adottate per contrastarlo. È l’allarme lanciato dalla FAO alla Cop17 che si è svolta dal 17 al 28 agosto in Mongolia. Nel corso della conferenza, tra l’altro, è stato presentato il rapporto “The Status of the World’s Soil Resources 2026”, una valutazione globale che delinea il peggioramento del degrado del suolo ed evidenzia un paradosso: le soluzioni per invertire la tendenza esistono, ma non vengono adottate con rapidità e su scala necessaria.
Il dato più significativo evidenziato dal rapporto è che il 58% delle aree monitorate registra un peggioramento delle condizioni del suolo rispetto al 2015, mentre solo il 10% mostra segnali di miglioramento. A pesare maggiormente è soprattutto l’erosione, che rappresenta la minaccia più grave e diffusa. Nelle sette aree analizzate, l’81% delle valutazioni evidenzia una scarsa gestione del fenomeno dell’erosione e il 65% rileva la tendenza al peggioramento nell’ultimo decennio.
Pressioni in crescita, soluzioni troppo lente
Il deterioramento è dovuto ad una serie di cause. A cominciare dal fatto che la popolazione mondiale negli ultimi 10 anni è cresciuta di circa 800 milioni di persone, mentre le superfici coltivate sono aumentate di oltre 80 milioni di ettari. A queste dinamiche si sommano urbanizzazione, agricoltura intensiva, inquinamento e conflitti, aumentando la pressione su una risorsa essenziale come il suolo, spesso erroneamente considerata inesauribile.
Ciò nonostante, sottolinea la FAO, non mancano strumenti concreti per preservare e ripristinare i suoli. Dalla lavorazione ridotta del terreno all’agroforestazione, dalla diversificazione delle colture alle colture di copertura, le pratiche di gestione sostenibile dei terreni sono già disponibili e, in molti contesti, ampiamente sperimentate.
Il problema, semmai, è legato alla loro diffusione: il rapporto della FAO indica che in oltre la metà delle rilevazioni regionali i livelli di applicazione di tali strumenti sono bassi o pessimi. “Le soluzioni non vengono ancora applicate con tempestività né su scala necessaria”, ha dichiarato Beth Bechdol, vicedirettore generale della FAO, indicando nella disponibilità di conoscenze, competenze e incentivi una delle condizioni necessarie per accelerare la transizione.
Il suolo entra nell’agenda climatica
La salute del suolo non riguarda soltanto l’agricoltura, ma anche altri ambiti cruciali, quali la sicurezza alimentare, la biodiversità, la capacità dei territori di resistere agli eventi estremi, la resilienza degli ecosistemi. Per questo la tutela del suolo sta assumendo un peso crescente anche nelle strategie ambientali e di sostenibilità.
In questo senso, FAO e UNCCD, la Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, hanno individuato cinque priorità: rafforzare governance e norme sulla gestione dei suoli; investire nella formazione; migliorare il monitoraggio dei dati; introdurre incentivi economici per pratiche sostenibili; promuovere decisioni multidisciplinari.
Le nuove linee guida presentate alla Cop17 chiedono quindi di considerare terreni agricoli e suoli sani come asset strategici nazionali, integrandone la tutela nelle politiche per il clima, la biodiversità e la trasformazione dei sistemi agroalimentari. In definitiva, è necessaria un’azione coordinata e rapida perché il suolo è una risorsa fondamentale che si rigenera lentamente, mentre il suo degrado avanza inesorabilmente.
