Dal Gargano a Bordeaux, l’Europa brucia e il clima non perdona

Superficie bruciata in Europa cresce da 1,4 a 2,2 milioni di ettari in quattro anni
27 Luglio 2026
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Peschici, incendio nel Gargano, turisti evacuati via mare. Chiusa la strada per Vieste. Scuole aperte per gli sfollati (Ipa)

Le fiamme assediano Bordeaux, minacciano Madrid e devastano il Gargano. Un’estate di fuoco sta mettendo in ginocchio l’Europa intera. Mentre in Francia il fronte degli incendi si è fermato a soli 15 chilometri dal capoluogo della Gironda, in Puglia le squadre a terra e tre Canadair della flotta nazionale lottano senza sosta nel comune di Peschici per arginare roghi che non accennano a placarsi. Il fuoco ha minacciato lidi e hotel nel Gargano e costretto turisti e cittadini a evacuare via mare.

In Spagna, un leggero rallentamento nell’avanzata delle fiamme a ovest di Madrid ha permesso l’ipotetico rientro di 4.500 evacuati, ma le autorità mantengono lo stato di massima allerta: l’incendio è ancora attivo e la situazione resta estremamente precaria.

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Francia, incendi in Gironda: la cittadina Le Porge devastata dagli incendi (Ipa)

I numeri del disastro

I dati raccolti dalle istituzioni internazionali delineano un quadro di emergenza climatica e sanitaria senza precedenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in Europa si sta assistendo a un’escalation verticale: la superficie devastata è passata da 1,4 milioni di ettari nel 2022 a ben 2,2 milioni nel 2025, segnando un incremento del 57% in soli quattro anni. La situazione è particolarmente drammatica nella penisola iberica, dove Portogallo e Spagna hanno registrato un aumento del numero di incendi superiore al 100% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il monitoraggio satellitare dell’Unione europea, gestito dal Joint Research Centre (Jrc) tramite il sistema Effis, conferma la gravità del momento. Dall’inizio del 2026 sono già andati in fumo 254.388 ettari di territorio europeo; sono stati rilevati 1.254 incendi, una cifra che è più del doppio rispetto alla media storica di 569 roghi per questo periodo dell’anno. E le fiamme hanno già rilasciato 8,31 milioni di tonnellate di CO2. Per dare un termine di paragone, un singolo cittadino europeo emette in media 5,55 tonnellate di CO2 in un intero anno.

Oltre le fiamme: una crisi sanitaria globale

L’emergenza non finisce dove si spengono le braci. Hans Kluge, direttore regionale dell’Oms Europa, ha espresso profonda preoccupazione per gli impatti sulla salute pubblica che si estendono ben oltre il perimetro del fuoco. Il fumo può percorrere distanze enormi, trasportando particolato che aggrava patologie cardiache e respiratorie, colpendo duramente i soggetti più vulnerabili come anziani, bambini e donne in gravidanza. Oltre ai danni fisici, l’Oms lancia l’allarme sulle conseguenze per la salute mentale delle comunità colpite, costrette ad evacuazioni improvvise e alla perdita dei propri mezzi di sussistenza. La raccomandazione per chi si trova vicino alle aree colpite è chiara: indossare maschere protettive, evitare spostamenti inutili e monitorare ogni difficoltà respiratoria.

Perché sta accadendo? Il fattore climatico

Non si tratta di fatalità, ma di una diretta conseguenza del surriscaldamento globale. “Poiché il cambiamento climatico sta causando un riscaldamento globale, dobbiamo prepararci a incendi più frequenti e intensi”, avverte Kluge. L’aumento delle temperature e la siccità prolungata creano il combustibile perfetto per roghi sempre più difficili da domare.

E le prospettive per i prossimi giorni non offrono tregua. Il Jrc prevede che condizioni di pericolo “molto estremo” continueranno a dominare la Francia sud-occidentale e la Spagna settentrionale, con criticità estese anche a Portogallo e isole britanniche.

Per la settimana tra il 27 luglio e il 2 agosto, i modelli previsionali indicano:

  • Anomalie termiche: temperature significativamente sopra la media in tutta l’Europa centrale e meridionale, con picchi critici in Francia e nella zona settentrionale della penisola iberica.
  • Siccità estrema: si prevede un forte deficit di pioggia in Europa centrale, con una siccità particolarmente marcata che colpirà la Francia, l’arco alpino e i Balcani.

L’Europa è dunque chiamata a una sfida esistenziale: passare dalla gestione dell’emergenza a una prevenzione strutturale, consapevole che, senza un’azione climatica decisa, queste estati di cenere diventeranno la nostra nuova, tragica normalità.

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