“Fermate la ciclovia del Garda, è uno scempio ambientale”

17.000 euro al metro lineare per la pista ciclabile che minaccia la falesia
28 Aprile 2026
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ciclovia garda
Ragazzo in bici, immagine di repertorio (Canva)

96 milioni di euro per 5 chilometri e mezzo di pista ciclabile. Non è un refuso: è il preventivo aggiornato della Ciclovia del Garda nel tratto trentino, pubblicato nel Documento di previsione per le opere ciclopedonali (Dopi) 2026 della Provincia autonoma di Trento.

A fare i conti in tasca alla Provincia ci hanno pensato il Coordinamento per la Tutela del Garda e Italia Nostra, che hanno evidenziato un costo unitario di oltre 17.000 euro al metro lineare: quarantotto volte il prezzo medio nazionale per la realizzazione di una pista ciclabile, che si attesta intorno ai 350 euro al metro.

“L’opera non ha alcuna validità pubblica e funzionale”, scrive il Coordinamento in una nota ufficiale. La richiesta è netta: fermare i lavori adesso, prima che il cantiere divori altri fondi pubblici e altri tratti di falesia sul Garda. La Ciclovia tiene banco per i rilievi di sostenibilità sia ambientale che economica.

Un budget lievitato del 18% in tre anni

Il punto di partenza è il 2023, quando la spesa prevista per il tratto trentino della Ciclovia era di poco superiore a 81 milioni di euro. In tre anni, quella cifra è cresciuta di 15 milioni, portando il totale a 95.439.045 euro. E il conto non è ancora definitivo.

Secondo l’analisi del Coordinamento, mancano ancora le progettazioni esecutive di due tratti, i costi delle varianti in corso, le opere di difesa su alcune unità funzionali e, voce non trascurabile, gli imprevisti geologici. I 5,5 km complessivi si trovano oggi in stati di avanzamento molto diversi: 1,5 km è già completato (Riva-Sperone), 1,3 km è in esecuzione ma richiede variante, 928 metri sono in attesa di appalto, e altri 1,5 km sono ancora in fase di progettazione preliminare o definitiva.

In altre parole, buona parte dell’opera non è ancora stata costruita, né progettata in via definitiva, ma il preventivo ha già superato i 95 milioni di euro.

Il paradosso ambientale di un’opera “green”

Il nodo non è solo finanziario. La Ciclovia del Garda si sviluppa lungo le falesie del lago, uno dei tratti paesaggisticamente più integri e geologicamente più delicati dell’intera sponda trentina. È qui che nasce la contraddizione più evidente del progetto: un’infrastruttura pensata per la mobilità sostenibile che scava e cementa uno degli ambienti naturali più pregiati del Nord Italia.

“La zona trentina è la più pregiata in termini di paesaggio e ambienti naturali e la più critica geologicamente”, sottolinea il Coordinamento, che da anni propone un’alternativa: chiudere l’anello ciclistico del Garda nella parte trentina non con asfalto e gallerie, ma usando battelli elettrici, soluzione già adottata in molti laghi e grandi fiumi dell’Europa centrale e del Nord. In pratica, quando arriva la falesia, che è impraticabile per una ciclovia senza scavi, i ciclisti lascerebbero la bici e salirebbero su battelli elettrici dedicati che li trasporterebbero fino al successivo tratto ciclabile accessibile.

Non è una proposta velleitaria. La Regione Lombardia ha già deciso di non costruire la Ciclovia sui propri tratti di falesia, optando per la navigazione tra Gardone e Limone. Le associazioni chiedono ora alla Provincia di Trento e alla Regione Veneto di fare lo stesso per i tratti ancora non cantierizzati.

Fermarsi ora costa meno che continuare

Le associazioni non ignorano il problema delle penali, che, tuttavia, non considerano un motivo sufficiente per continuare i lavori. Interrompere un cantiere significa pagare le ditte appaltatrici per il lavoro già svolto e per i contratti rescissi. Ma il Coordinamento è esplicito: “Il danno economico per gli indennizzi sarebbe insignificante in confronto allo spreco di risorse che questa ciclovia comporta”.

È un calcolo di sostenibilità finanziaria che funziona solo se si smette di ragionare per singoli lotti e si guarda all’intera opera. Con quasi 96 milioni già preventivati, e un progetto ancora incompleto, ogni metro quadrato di falesia salvaguardato ha un valore che va oltre quello paesaggistico. La richiesta al presidente della Provincia Maurizio Fugatti è di raccogliere “l’appello più volte lanciato”, anche da una lettera firmata dalle tre sezioni di Italia Nostra di Trento, Brescia e Verona, e di fermare i lavori.

A rischio la sicurezza dei ciclisti

Alle critiche di natura ambientale e finanziaria si aggiunge una questione di sicurezza che, secondo il Coordinamento, si sta già manifestando. Con il tratto Riva-Sperone aperto al traffico, i ciclisti che percorrono la sponda occidentale sono costretti a riversarsi sulla Gardesana, la strada statale che costeggia il lago, nei punti dove la Ciclovia non è ancora praticabile, mettendo a rischio la propria incolumità.

Il sindaco di Gardone Riviera ha già sollevato pubblicamente il problema, parlando di “sofferenza continua per le persone, le attività, gli alberghi” e segnalando “problemi di sicurezza e blocco del traffico”. Per il Coordinamento, questa è la conferma di ciò che sostenevano da anni: la Ciclovia, anziché decongestionare la Gardesana, la sta intasando ulteriormente, con i ciclisti che competono con le auto su una strada già molto trafficata.

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