Rimuove oltre 200 sacchi di rifiuti dal fiume, ora rischia due anni di carcere

Paul Powlesland è un avvocato-attivista che ha dato nuova vita all’Alders Brook
24 Giugno 2026
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Fiume sporco rifiuti canva
Rifiuti nel fiume, immagine di archivio (Canva)

Se in un romanzo sarebbe un eroe, nella realtà Paul Powlesland potrebbe diventare un imputato. Sta facendo molto discutere in Uk la storia dell’avvocato e attivista ambientale che ha ripulito un fiume e ora rischia due anni di carcere. L’avvocato (40 anni) ha raggruppato altri volontari, rimosso oltre 200 sacchi di rifiuti, fango e detriti da un tratto degradato dell’Alders Brook, affluente del Roding nell’est di Londra, a Barking.

Powlesland è fondatore di Lawyers for Nature e di River Roding Trust, una charity britannica nata per proteggere e ripristinare il River Roding nell’interesse pubblico.

“L’agenzia ha ignorato per decenni gli scarichi fognari illegali di aziende come Thames Water, ma si muove tempestivamente quando i cittadini decidono di rimboccarsi le maniche”, ha dichiarato l’attivista ai media britannici, annunciando che non intende fare marcia indietro sul suo operato.

Pubblicando foto e video del prima e dopo, Powlesland ha scritto su Instagram “Se qualcuno dubita della forza dell’azione collettiva rispetto all’inerzia senza spina dorsale dell’@EnvAgency, può andare fino alla periferia di Ilford e percorrere un antico fiume scomparso per rendersene conto con i propri occhi. In dieci giorni di lavoro intenso, volontari dedicati del River Roding Trust sono riusciti a ripulire e ripristinare 250 metri dell’Aldersbrook, circa un terzo del ruscello. Questo consente un confronto diretto tra le parti del ruscello che abbiamo ripristinato e quelle a cui non siamo ancora arrivati”.

Un tratto di fiume, 200 sacchi

L’Alders Brook non è un corso d’acqua che compare sui depliant turistici di Londra. È uno di quei fiumi urbani che la città ha progressivamente ignorato: canali di drenaggio stretti, sponde occupate dai rifiuti, fondali intasati da sedimenti e materiale organico.

La vicenda non ha lasciato indifferente Powlesland, barrister specializzato in diritto ambientale, che conosce bene la geografia di queste acque. Da anni, l’avvocato si occupa della tutela dei corsi d’acqua inglesi, con un approccio che mescola azione legale e attivismo diretto.

A un certo punto ha deciso di non aspettare. Con un gruppo di volontari ha pulito un tratto di circa 250 metri del fiume, rimuovendo oltre 200 sacchi di rifiuti, vegetazione invasiva e sedimenti accumulati. Stando alla stampa britannica, il loro intervento ha ripristinato il flusso dell’acqua e riportato fauna selvatica nell’area.

Perché rischia il carcere: cosa gli contesta l’Environment Agency

Nonostante le sue buone intenzioni, l’Environment Agency, l’ente pubblico britannico preposto alla tutela delle acque e alla prevenzione delle alluvioni, ha aperto un’indagine a carico di Paul Powlesland.

La tesi dell’agenzia è che l’intervento non fosse una semplice raccolta di rifiuti, ma un’operazione che ha modificato il letto e le sponde del corso d’acqua senza le autorizzazioni previste.

Giova sottolineare che in Gran Bretagna, qualsiasi lavoro che incida sul flusso di un fiume, sul suo profilo idraulico o sul materiale depositato nel floodplain (la pianura alluvionale) richiede un permesso specifico. Questo perché un dragaggio mal eseguito può spostare sedimenti contaminati, alterare la portata a valle e aumentare il rischio di esondazione in punti diversi rispetto a quelli previsti dai modelli idrogeologici.

Secondo le prime ricostruzioni dell’agenzia, i volontari potrebbero aver lasciato parte del materiale estratto nel floodplain, cioè nell’area golenale del fiume. Questa fascia di territorio pianeggiante compresa tra l’alveo di un corso d’acqua e i suoi argini serve a contenere l’eventuale piena del fiume. Se i fatti venissero confermati, in capo a Powlesland ci sarebbe un altro capo di imputazione legato alla gestione dei rifiuti. Le due fattispecie (opere non autorizzate in area golenale e deposito non regolare di materiale) portano complessivamente a una pena massima di due anni di reclusione.

L’accusa riguarda anche il River Roding Trust, che ha tra gli obiettivi la tutela ambientale, la promozione di attività di volontariato e l’intento di fare educazione sulla storia del fiume. Paul Powlesland ne è il fondatore e il volto più visibile, essendo un barrister, un attivista per i diritti della natura e il promotore di iniziative pratiche come pulizie, monitoraggi e recupero ecologico del corso d’acqua.

Il peso di una condanna per un avvocato

Per un barrister, una condanna penale significherebbe la fine della carriera legale, la cancellazione dall’albo, la perdita della reputazione professionale costruita nel corso degli anni. Powlesland lo sa, e lo ha detto pubblicamente: l’indagine non è solo una questione personale, ha un effetto diretto su chiunque voglia organizzare iniziative analoghe in futuro.

Quella che in apparenza è una vicenda di un singolo diventa un messaggio per gli altri: se chi pulisce un fiume rischia un procedimento penale, la razionalità spinge a non intervenire.

I dettagli dell’indagine

L’indagine dell’Environment Agency è ancora aperta. Non è stato emesso alcun avviso di garanzia definitivo né, allo stato, una formale imputazione nei confronti di Paul Powlesland. La decisione dell’agenzia su come procedere dirà molto su come la pubblica amministrazione britannica intende bilanciare il rispetto delle procedure ambientali con la necessità, riconosciuta anche nei documenti ufficiali, di coinvolgere le comunità locali nella cura del territorio.

Powlesland ha dichiarato di essere pronto a rispondere delle proprie azioni e ha detto che lo rifarebbe. Anche perché il fiume, ora, scorre meglio di prima.

Thames Water sullo sfondo

Il caso Powlesland fa particolarmente rumore per il precedente di Thames Water. Per anni, infatti, il gestore idrico che serve gran parte di Londra ha scaricato acque reflue nei corsi d’acqua della capitale in modo sistematico. L’azienda ha accumulato sanzioni ma non è mai stata interdetta dal suo ruolo. Secondo alcuni osservatori, un’eventuale condanna dell’avvocato-attivista sarebbe l’ennesima prova che un’azienda può inquinare su scala industriale senza rinunciare alla propria attività; mentre un volontario che pulisce senza permesso rischia la galera.

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