Migranti, quasi 8 mila morti nel 2025

I dati del Rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni
29 Aprile 2026
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Mentre il protrarsi della crisi in Medio Oriente potrebbe alimentare nuovi flussi migratori verso i Paesi dell’Ue e, per questo, i leader di Italia, Grecia, Cipro e Malta si sono incontrati per discutere possibili iniziative da attuare, lungo le rotte migratorie si continua a morire. Secondo i dati diffusi dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), nel 2025 risultano decedute o scomparse almeno 7.900 persone. Una strage che prosegue anche quest’anno: è di pochi giorni fa la notizia di due naufragi – uno nelle acque turche dell’Egeo, l’altro a largo di Lampedusa – nei quali hanno perso la vita 36 migranti. Seppur il dato complessivo sulle morti sia in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, specie per quanto riguarda i decessi lungo le rotte storicamente più utilizzate, permane l’evidenza della necessità di un intervento urgente della comunità internazionale.

I numeri della strage

Il progetto Migranti Scomparsi dell’OIM ha documentato oltre 80 mila decessi e sparizioni dal 2014 in tutto il mondo. Dietro a questo numero impressionante, bisogna considerare anche le famiglie coinvolte, stimate in oltre 342 mila, che hanno perso un familiare lungo le rotte migratorie. Come accennato, il numero di 7.900 migranti morti o scomparsi, dei quali 4.100 deceduti e 3.800 scomparsi, risulta complessivamente in diminuzione nel 2025 rispetto ai 9.200 del 2024, l’anno peggiore dall’inizio delle rilevazioni. Un calo dovuto, secondo l’OIM, in parte alla diminuzione di persone che affrontano le rotte migratorie irregolari, come quelle nelle Americhe, in parte alla mancanza di finanziamenti per gli operatori che documentano i decessi dei migranti. Dunque, il numero reale di decessi potrebbe essere molto più elevato. Nel dettaglio, 3.400 deceduti sono uomini, 683 donne e 368 bambini. A livello geografico, le situazioni più critiche nel mondo vengono segnalate in Africa Orientale, in Afghanistan e Myanmar.

La situazione nel Mediterraneo e sul territorio europeo

Il 43% delle morti e sparizioni (pari a 3.400 persone) si è verificato nelle acque del Mediterraneo, di cui 1.330 nel Mediterraneo centrale. Al secondo posto, la rotta dall’Africa occidentale/Atlantica verso le Isole Canarie dove sono stati registrati oltre 1.200 decessi. Altri 500 migranti sono morti nelle acque del Mediterraneo occidentale, mentre 372 decessi si sono verificati nel Mediterraneo orientale ovvero lungo la rotta dei migranti verso la Grecia. Secondo l’OIM, una persona ogni 47 è deceduta nel tentativo di attraversare il Mediterraneo o l’Atlantico per raggiungere l’Europa. Anche le rotte via terra sul suolo europeo sono state teatro di numerose morti di migranti. Il dato complessivo parla di 99 decessi, in diminuzione rispetto ai 245 del 2024. L’area più critica è quella della Manica, in particolare dalla Francia verso il Regno Unito, dove sono stati registrati 36 decessi, mentre diversi migranti hanno trovato la morte nella regione Balcanica, oltre che nei pressi del confine tra Polonia e Bielorussia.

Le rotte migratorie più infauste

Se la situazione è leggermente migliorata lungo alcune delle principali direttrici dei flussi migratori, specie nel Mediterraneo e in America, lo stesso non si può dire per altre aree del mondo. In particolare, oltre 1.300 migranti afghani hanno perso la vita nel tentativo di fuggire dal Paese attraversando l’Iran o al confine con la Turchia, il numero più elevato registrato dal 2014 per quella popolazione. Situazione particolarmente critica anche a Myanmar per le persone di etnia Rohingya, che subiscono gravi discriminazioni da parte delle autorità del Paese e, per questo, cercano di migrare. Il risultato è che quasi 900 di loro hanno perso la vita in diversi naufragi avvenuti nelle acque del Golfo del Bengala e nel Mar delle Andamane. Situazione tragica anche in Africa orientale con oltre 900 morti di migranti che cercavano di raggiungere la penisola arabica.

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