Prezzo, etichetta e garanzia non saranno più le sole informazioni associate a un prodotto. Per le categorie interessate dalle nuove regole europee arriverà anche una carta d’identità digitale con dati sull’origine, sui materiali utilizzati, sulla durata, sulla possibilità di riparazione e sul corretto riciclo.
È il passaporto digitale di prodotto, o Digital Product Passport (DPP): uno degli strumenti con cui l’Unione europea vuole rendere più trasparenti le filiere e trasformare l’economia circolare da principio generale a pratica industriale. Il codice applicato al bene sarà soltanto la porta d’ingresso. Il vero cambiamento riguarderà le informazioni che produttori, importatori e altri operatori economici dovranno raccogliere, aggiornare e mantenere accessibili lungo il ciclo di vita del prodotto.
Il registro europeo entra nella fase operativa
La pubblicazione del 15 luglio nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea della decisione di esecuzione 2026/1736, che riconosce i primi sei standard armonizzati, segna il passaggio dalla costruzione normativa alla fase operativa. Dal 20 luglio entra in funzione il registro europeo dei passaporti digitali di prodotto, previsto dal regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, l’ESPR.
Questo non significa che da quella data ogni merce venduta in Europa debba già avere un passaporto. L’ESPR è un regolamento-quadro: crea l’infrastruttura comune, mentre gli obblighi verranno introdotti gradualmente attraverso norme dedicate ai diversi gruppi di prodotto. Per ciascuna categoria saranno stabiliti i dati da inserire, il livello di identificazione (modello, lotto o singolo esemplare) e i soggetti autorizzati a consultarli.
Gli standard appena riconosciuti servono a evitare che il sistema si trasformi in una somma di codici e banche dati incompatibili. Definiscono regole comuni per identificare prodotti e operatori, collegare l’oggetto fisico al suo passaporto, conservare le informazioni e permettere ai diversi sistemi informatici di comunicare.
Il registro europeo sarà il punto centrale di questa architettura, ma non conterrà l’intero fascicolo di ogni bene. Funzionerà soprattutto come un indice: conserverà gli identificativi univoci e i dati di registrazione obbligatori, mentre le informazioni dettagliate resteranno nei sistemi dell’impresa responsabile o di un fornitore specializzato.
Prima di immettere sul mercato un prodotto soggetto all’obbligo, l’operatore economico dovrà registrarne il passaporto. Il sistema genererà un identificativo univoco, mentre il collegamento con i sistemi doganali consentirà in futuro di verificare anche le merci provenienti da Paesi esterni all’Unione. L’interconnessione necessaria ai controlli automatizzati dovrà essere completata entro quattro anni dall’entrata in vigore delle regole sul registro.
Il sistema sarà quindi comune ma decentralizzato: Bruxelles mette a disposizione l’infrastruttura e stabilisce le regole tecniche, mentre l’accuratezza e l’aggiornamento dei dati restano responsabilità dell’operatore che introduce il prodotto nel mercato europeo.
Sul bene, sulla confezione o sulla documentazione comparirà un supporto leggibile elettronicamente, per esempio un QR code. La soluzione tecnica da utilizzare sarà definita dalle norme relative alle singole categorie di prodotto. Le informazioni disponibili varieranno in base all’utente. Il consumatore potrà conoscere le caratteristiche utili alla scelta e all’uso; un riparatore potrà accedere alle istruzioni tecniche e ai dati sui ricambi; un riciclatore potrà consultare informazioni su materiali, sostanze presenti e modalità di smontaggio; le autorità avranno gli strumenti necessari per controllare la conformità del prodotto.
Il passaporto potrà includere dati sulla composizione, sulla provenienza, sul contenuto riciclato, sulle prestazioni ambientali, sulla disponibilità dei ricambi, sulla manutenzione e sulla gestione del fine vita. Non esisterà, però, un contenuto identico per tutte le categorie: le informazioni necessarie per una batteria saranno diverse da quelle utili per una maglietta, uno pneumatico o un materiale da costruzione.
Anche i livelli di accesso saranno differenziati, per conciliare la trasparenza con la tutela delle informazioni industriali sensibili. I consumatori dovranno poter consultare gratuitamente i dati loro destinati, anche prima dell’acquisto. Nel commercio elettronico, il collegamento al passaporto dovrà essere disponibile nella pagina del prodotto.
Dalle batterie ai tessili
Le batterie saranno il primo grande banco di prova. Dal 18 febbraio 2027 il passaporto diventerà obbligatorio per le batterie dei veicoli elettrici, quelle dei mezzi di trasporto leggeri, come e-bike ed e-scooter, e le batterie industriali con una capacità superiore a 2 kWh.
Il fascicolo potrà raccogliere dati identificativi e tecnici, informazioni sulle prestazioni e sulla durata e indicazioni utili alla riparazione, al riuso e al riciclo. La responsabilità spetterà all’operatore che immette sul mercato la batteria finita, non ai singoli fornitori di celle o componenti.
La scelta del settore non è casuale. Le batterie sono centrali per la mobilità elettrica e l’accumulo di energia, dipendono da catene di approvvigionamento internazionali e contengono materie prime strategiche. Conoscerne composizione, caratteristiche e condizioni può aiutare a stabilire se debbano essere riparate, destinate a una seconda vita oppure avviate al recupero dei materiali.
Altri comparti seguiranno con requisiti e calendari propri. La tabella di marcia europea comprende ferro e acciaio, alluminio, tessili, pneumatici, mobili e materassi. Il passaporto viene inoltre introdotto attraverso normative specifiche per settori come i prodotti da costruzione e i giocattoli. L’inclusione di una categoria nella programmazione europea non determina, da sola, un obbligo immediato: i requisiti definitivi saranno stabiliti al termine degli studi e delle valutazioni d’impatto.
L’infrastruttura di base sarà comune, ma ogni settore dovrà individuare le informazioni rilevanti. Nel tessile potranno contare la composizione delle fibre, le sostanze utilizzate, le istruzioni di manutenzione e la riciclabilità. Nell’edilizia avranno maggiore peso le prestazioni tecniche, la sicurezza e i dati ambientali. Per mobili e materassi saranno importanti la sostituibilità delle parti e la possibilità di separare i diversi materiali.
La novità più impegnativa riguarda le imprese. Per dichiarare la provenienza di una materia prima o la percentuale di contenuto riciclato non basta creare una pagina web: occorre risalire la catena di approvvigionamento, ottenere informazioni dai fornitori, verificarle, integrarle nei sistemi aziendali e aggiornarle quando cambiano componenti o processi.
Un produttore finale può acquistare materiali e parti da decine di soggetti, a loro volta collegati a subfornitori distribuiti in più Paesi. I dati necessari sono spesso frammentati tra sistemi gestionali, certificazioni, schede tecniche e documenti cartacei. Il passaporto obbliga quindi le aziende a conoscere e organizzare meglio la propria filiera prima ancora di renderla trasparente verso l’esterno.
Il passaporto digitale può incidere anche sul modo in cui gli oggetti vengono progettati. Il regolamento sull’ecodesign permette di introdurre requisiti relativi a durata, affidabilità, riparabilità, possibilità di aggiornamento, contenuto riciclato e recupero dei materiali. La disponibilità di queste informazioni può spingere i produttori a considerare manutenzione e fine vita già nella fase di sviluppo del bene.
Gli stessi obblighi interesseranno i prodotti fabbricati fuori dall’Unione quando verranno immessi nel mercato europeo. Il passaporto diventa così anche uno strumento di politica commerciale: per le categorie sottoposte alle nuove regole, la capacità di fornire dati strutturati e verificabili sarà una condizione di accesso al mercato unico.
Per i consumatori, la promessa è quella di poter confrontare beni che oggi vengono descritti soprattutto attraverso prezzo, marchio e messaggi pubblicitari. Sapere quanto un prodotto è riparabile, quali materiali contiene o come deve essere riciclato può rendere le scelte più consapevoli.
Il passaporto, da solo, non renderà un prodotto sostenibile. Potrà però far emergere informazioni che oggi restano disperse o inaccessibili e trasformarle in uno strumento per scegliere, riparare, riutilizzare e recuperare meglio i materiali. Perché ciò accada, i dati dovranno essere non soltanto disponibili, ma anche affidabili, aggiornati e comprensibili.
