Blue economy, in Italia un settore da oltre 224 miliardi di euro

Il ministro Adolfo Urso: "L'obiettivo del governo è rafforzare la leadership della blue economy"
8 Luglio 2026
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Pesci del Mar Mediterraneo
(Canva)

“Il mercato produce oltre 224 miliardi di euro e pesa per l’11,4% sulla ricchezza nazionale, quindi è una forza enorme: io sfido chiunque a trovare un’altra economia, un altro settore che produca così. Ma soprattutto ci dice che è un’economia in continua evoluzione, come d’altronde un po’ tutto il resto dell’economia, ma nell’economia del mare questo aspetto è ancora più forte. C’è una richiesta forte di capacità innovative, di nuove tecnologie, pensiamo all’intelligenza artificiale, al digital twin: ci sono tutta una serie di fattori che ci dicono che è un’economia forte, resiliente, che continua a crescere, ma che ha necessità di avere due costanti. Una l’abbiamo detta, quella innovativa, l’altra è quella della sostenibilità”. Lo dichiara Antonello Testa, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, nel corso della presentazione del XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare, a cura di Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di Commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato a Roma l’8 luglio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito del Blue Forum 2026.

“Quando parlo di sostenibilità – prosegue Testa – non parlo solo di sostenibilità ambientale, che è senz’altro una sostenibilità importantissima visto che la risorsa principale è il mare e quindi va preservata, e di questo ne sono coscienti, lo sanno bene gli operatori del mare che hanno una forte sensibilità. Ma c’è anche una sostenibilità sociale. Dall’altro lato c’è una forte spinta innovativa e quindi capacità di restare al passo e di saper utilizzare le nuove tecnologie e le nuove tecniche, fermo restando che alcuni settori, pensiamo alla cantieristica, necessitano ancora di figure storiche, penso al maestro d’ascia: abbiamo bisogno di giovani che conoscono e sanno interpretare le innovazioni che la tecnologia ci propone. Ho fatto l’esempio dell’intelligenza artificiale, del digital twin, ma ce ne sono varie, ma anche della capacità di sapersi confrontare con mercati sempre più diversi. E pensiamo che per il caso dell’Italia, che è il centro di questo piccolissimo oceano, il Mediterraneo, che rappresenta l’1% di tutti gli oceani mondiali ma dove transita il 30% delle merci, il 24% delle portacontainer. E c’è anche l’economia underwater, sott’acqua, pensate ai cavi: abbiamo bisogno di figure sempre più professionalmente elevate che, allo stesso tempo, si sposano e convivono con le vecchie maestranze, come attori in alcuni settori, ho fatto l’esempio prima della cantieristica”.

Ministro Urso: “Obiettivo del governo è rafforzare leadership blue economy”

Per il ministro delle Imprese, Adolfo Urso “questa crescita è frutto di una strategia di politica industriale mirata. Il mare deve tornare al centro dell’agenda europea perché il Mediterraneo è un crocevia strategico di rotte commerciali e flussi energetici in una fase in cui gli equilibri cambiano continuamente per via dei conflitti. In questo contesto geopolitico l’Italia occupa una posizione importante, strategica per il Mediterraneo e per l’Europa”.

“Il Mediterraneo è una frontiera, oltre a essere luogo di incontro storico tra civiltà, paesi ed economie, che dobbiamo presidiare. Il paradigma di questa epoca è il conflitto, commerciale e armato, che circonda la nostra Europa, non solo sul fronte continentale ma anche meridionale e del Medioriente. Per questo è importate sviluppare un’economia del mare che punti a ridurre la dipendenza dall’estero e renderci più autonomi anche per quanto riguarda le materie prime critiche e l’energia, che passano spesso attraverso linee di navigazione minacciate”, continua Urso, in un punto stampa a margine della presentazione del rapporto.

I dati, dice il ministro, “certificano l’azione che il governo ha svolto per far crescere in questi anni la blue economy anche attraverso grandi attori e una filiera sempre più competitiva a livello europeo e globale. L’economia del mare cresce in Italia, in controtendenza rispetto all’Europa” e “siamo convinti, con le misure messe in campo, che le imprese possano ulteriormente crescere”.

“La blue economy non è più un settore di nicchia ma una leva industriale e occupazionale per l’Italia e per l’Europa. Per il governo il mare è una risorsa di sviluppo centrale per il sistema Paese ed è nostro obiettivo rafforzare la leadership in questo settore per trasformare la centralità in opportunità di crescita per le nostre imprese”, continua il ministro.

Unioncamere: “Filiera vera leva di politica industriale”

Anche per il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, la filiera italiana della blue economy è una vera leva di politica industriale: “Il valore aggiunto diretto dell’economia del mare è di 78,9 miliardi di euro con una crescita rispetto all’anno precedente del +3,8% a fronte del +2,1% dell’economia nazionale. Questi numeri confermano il rilievo assunto dall’economia del mare, anche in ambito europeo, per contributo alla crescita e all’occupazione”.

“Ogni euro generato dalla blue economy ne attiva un ulteriore 1,8 in altri settori. In un ambito in cui servono competenze, innovazione e una sempre maggiore collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo il Sistema camerale continuerà a fare la sua parte assumendosi la responsabilità di produrre conoscenza, di accompagnare le imprese per favorirne gli investimenti e la competitività”, ha concluso Prete.

Assonautica: “Economia del Mare è un sistema economico integrato”

“Per lungo tempo abbiamo dovuto dimostrare che l’economia del mare non è semplicemente la somma di filiere, ma un sistema economico integrato capace di generare valore per l’intera Nazione. Oggi questa consapevolezza è patrimonio comune e rappresenta il risultato di un percorso al quale il sistema camerale ha dato un contributo importante”, sottolinea Giovanni Acampora, presidente Assonautica Italiana, Si.Camera e CCIAA Frosinone Latina.

Per Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, i fattori che stanno determinando la crescita del settore “sono le componenti dell’economia del mare che noi diciamo si muovono, fondamentalmente il turismo e la parte relativa alla logistica. Queste componenti nel Mezzogiorno stanno andando particolarmente bene, devo dire anche che una sorpresa positiva è anche l’incremento della cantieristica nel Mezzogiorno, tant’è vero che il tasso di incremento della produzione nell’ultimo anno, che consideriamo anche della cantieristica, nel Mezzogiorno è superiore al tasso di incremento della cantieristica nel Nord-Est e nel Nord-Ovest”.

“Quindi c’è un’economia che si è ricomposta – prosegue Esposito – e che lascia ben sperare anche per il contributo che può dare complessivamente all’economia del Mezzogiorno. Teniamo presente che nel Mezzogiorno oggi l’economia del mare pesa per il 34-35%, siamo almeno a 10 punti percentuali in più rispetto al peso dell’economia complessiva del Mezzogiorno sull’economia nazionale”.

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