La corsa alla conquista dell’orbita terrestre rischia di avere conseguenze rilevanti, ovvero compromettere in maniera significativa l’osservazione astronomica. È la conclusione di uno studio scientifico pubblicato dall’ESO, European Southern Observatory – la principale organizzazione intergovernativa di astronomia in Europa ed osservatorio astronomico con strutture di ricerca all’avanguardia – secondo cui i programmi di lancio di mega costellazioni di satelliti rischiano di trasformare il cielo notturno in un ambiente troppo luminoso per l’astronomia professionale.
Negli ultimi anni il numero di satelliti in orbita è cresciuto in misura vertiginosa grazie allo sviluppo delle reti dedicate alle telecomunicazioni globali, al punto che le stime parlano di oltre 15 mila oggetti artificiali attualmente nell’orbita terrestre. Un numero irrilevante rispetto alle previsioni secondo cui nei prossimi decenni potrebbero essere lanciati 1,7 milioni di satelliti. Una quantità tale da portare, secondo gli esperti, a conseguenze devastanti per l’osservazione astronomica.
Cosa rivela lo studio dell’ESO
La ricerca scientifica effettuata dall’ESO è la prima a quantificare in modo sistematico l’impatto che un numero così elevato di satelliti, specie quelli più grandi e maggiormente riflettenti, avrebbe sulla luminosità del cielo. Il problema non riguarda soltanto le classiche scie che attraversano le immagini dei telescopi, già note agli astronomi. I satelliti, infatti, anche quando non sono direttamente visibili riflettono e diffondono la luce solare, aumentando la luminosità di fondo del cielo e riducendo il contrasto necessario per poter individuare gli oggetti più deboli e lontani dell’universo.
Le simulazioni effettuate dagli scienziati indicano che, per preservare le prestazioni degli osservatori astronomici, il numero di satelliti in orbita dovrebbe essere inferiore a 100 mila unità e, soprattutto questi dovrebbero essere abbastanza deboli da risultare invisibili all’osservazione. Superare tale soglia vorrebbe dire compromettere una parte del lavoro di osservazione astronomica con effetti destinati a influire anche sui grandi telescopi di nuova generazione. Secondo gli scienziati, uno strumento all’avanguardia come il Very Large Telescope (Vlt) dell’ESO in Cile, potrebbe subire una perdita di campo stimata nel 28%, mentre una struttura a grande campo come l’Osservatorio Vera C. Rubin, vedrebbe la maggior parte delle proprie immagini astronomiche compromesse in maniera irrimediabile, limitando, anche la capacità di individuare asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra.
L’allarme lanciato dall’ESO non riguarda solo la ricerca scientifica. Le grandi costellazioni di satelliti sono al centro del dibattito anche per il loro impatto sull’ambiente spaziale, sull’incremento dei detriti in orbita, sul rischio di collisione e, non ultimo, per i possibili effetti sugli ecosistemi e sul benessere umano connesso all’inquinamento luminoso. Lo studio aggiunge un tassello cruciale mostrando che il problema non si limita alle immagini rovinate dal passaggio o dalla riflettenza di qualche satellite, ma interessa la qualità stessa del cielo notturno, una risorsa naturale e scientifica difficilmente recuperabile una volta compromessa.
Le possibili soluzioni
I ricercatori dell’Osservatorio europeo australe non si limitano a lanciare l’allarme, ma indicano possibili interventi per limitare gli effetti disastrosi delle mega costellazioni satellitari. Prima di tutto, suggeriscono la necessità di introdurre criteri condivisi a livello internazionale per limitare il numero di satelliti e la loro luminosità con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela di un patrimonio comune quale il cielo stellato. Non bisogna infatti dimenticare che l’osservazione astronomica nei secoli ha permesso di sviluppare importanti scoperte scientifiche. Dunque, oggi preservare l’oscurità della volta celeste non rappresenta solo una necessità per gli astronomi, ma una scelta strategica per proseguire nell’esplorazione dell’universo.
