Tavolara Bay, il governo revoca l’autorizzazione della Zes: perché la costa sarda non è ancora al sicuro

La società immobiliare brasiliana Jhsf puntava a realizzare un hotel a cinque stelle, 26 ville, altre strutture ricettive e un campo da golf da 18 buche
3 Luglio 2026
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Tavolara bay governo revoca autorizzazione zes
Uno scorcio dell'isola di Tavolara (Canva)

“Abbiamo avuto ragione noi”: la governatrice della Sardegna, Alessandra Todde (M5S), esulta dopo che il governo ha revocato l’autorizzazione della Zes (Zona economica speciale) per il resort di lusso “Tavolara Bay” a Cala Finanza, che sarebbe sorto a ridosso di un’area marina protetta dal 1997.

Dopo l’attrito tra Cagliari e Roma, il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri ha revocato l’autorizzazione unica n. 74/2026, precedentemente accordata alla società.

Esultano gli ambientalisti, che temevano un nuovo caso Albania.

Cosa prevedeva il progetto

Sul promontorio di Cala Finanza, nel comune di Loiri Porto San Paolo, di fronte all’isola di Tavolara, la società immobiliare brasiliana Jhsf puntava a realizzare un hotel a cinque stelle, 26 ville, altre strutture ricettive e un campo da golf da 18 buche, per un investimento stimato in centinaia di milioni di euro su 120 ettari di costa.

Nonostante l’opposizione formale della Regione Sardegna e il parere negativo del Ministero della Cultura, il Consiglio dei ministri aveva riattivato l’autorizzazione per il progetto nell’ambito della Zes prima del dietrofront annunciato ieri.

Il passaggio autorizzativo effettivamente concesso dal governo riguardava solo il primo stralcio: un glamping, cioè la ristrutturazione di una villa esistente con l’installazione di circa venti strutture mobili, senza nuova volumetria edilizia. Anche in questa versione ridotta, la Regione Sardegna aveva già espresso parere negativo in Conferenza dei servizi, ritenendo il progetto incompatibile con il Piano Paesaggistico Regionale del 2006 e con il divieto assoluto di nuove costruzioni entro 300 metri dal mare in un’area marina protetta.

Lo scontro istituzionale

Dopo il via libera governativo, la Regione aveva impugnato il provvedimento davanti al Tar, con udienza fissata per l’8 luglio, mentre la vicepresidente Giuseppe Meloni non escludeva un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

A novembre 2025 il Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo aveva revocato la propria delibera di indirizzo favorevole al progetto, un voto che il sindaco Francesco Lai ha definito determinante per la successiva decisione statale.

È stata proprio la revoca della delibera comunale, unita al fatto che la società non ha mai presentato istanza formale per il resort principale, a far cadere il presupposto amministrativo dell’autorizzazione Zes: il Dipartimento per il Sud ha dovuto certificare che la base giuridica del provvedimento non esisteva più.

Per approfondire: Scoppia il caso per il resort di lusso Tavolara Bay.

Che cos’è la Zes e cosa c’entra con Tavolara Bay

La Zona economica speciale (Zes) unica per il Mezzogiorno è uno strumento normativo pensato per semplificare gli iter autorizzativi e attrarre investimenti produttivi nelle regioni del Sud, concentrando in un’unica autorizzazione i passaggi che normalmente richiedono più pareri su urbanistica, ambiente e paesaggio.

Nel caso di Cala Finanza, la stessa procedura pensata per lo sviluppo industriale è stata attivata per bypassare i vincoli paesaggistici e ambientali che, per legge nazionale e per il Piano Paesaggistico regionale voluto da Renato Soru nel 2006, avrebbero altrimenti impedito qualsiasi intervento edilizio in quella fascia di costa.
Per le associazioni ambientaliste e la giunta regionale, autorizzare la Zes per un resort di lusso significava distorcere la finalità di uno strumento nato per creare occupazione e rilanciare il territorio.

Tra semplificazione e tutela del territorio

Cala Finanza non è un tratto di costa qualunque. L’area rientra in una zona marina protetta dove vige, per legge nazionale, il divieto assoluto di nuove costruzioni, rafforzato dal Piano Paesaggistico Regionale che vieta cantieri entro 300 metri dal mare.

Al di là del singolo caso, la vicenda mostra come le procedure accelerate possano pregiudicare la tutela del territorio, e l’importanza dei contrappesi istituzionali democratici (Regione, Comune, giustizia amministrativa).

Il precedente non è irrilevante nemmeno sul piano internazionale dato che le cronache hanno accostato Tavolara Bay al resort progettato dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, sulla laguna vicino a Valona, in Albania.

La vicenda non è chiusa

La revoca dell’autorizzazione Zes non chiude la partita. Il ricorso della Regione al Tar resta iscritto a ruolo per l’8 luglio, e la società può ripresentare un’istanza modificata o tentare altre strade amministrative per rilanciare il progetto.

Finora, la tutela della costa sarda ha prevalso sulla scorciatoia autorizzativa, dopo mesi in cui il conflitto tra Stato centrale e Regione sembrava destinato a finire davanti alla Corte costituzionale.

Sullo sfondo il rischio che la Zes si trasformi in una porta laterale per operazioni immobiliari di lusso in aree fragili, ogni volta che un investitore trova conveniente aggirare i vincoli paesaggistici ordinari.

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