Città del Messico sta letteralmente affondando. Tra le metropoli più grandi e popolose del mondo, con una distesa urbana di oltre 7.800 chilometri quadrati, ospita circa 22 milioni di persone e sta scivolando lentamente verso il basso. A dimostrarlo sono i dati satellitari della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), i quali hanno confermato che la Capitale messicana è una delle città che affonda più velocemente al mondo, con picchi che raggiungono i 2 centimetri al mese in alcune zone critiche.
Un’eredità geologica fragile
Per capire perché questo stia accadendo, dobbiamo guardare sotto l’asfalto delle sue strade trafficate. Città del Messico sorge su quello che un tempo era un antico bacino lacustre. Molte delle attuali strade del centro storico erano originariamente canali, una morfologia che persiste ancora oggi nelle zone rurali periferiche come Xochimilco.
Il suolo su cui poggia la città è composto principalmente da un’argilla estremamente morbida. Questa particolare composizione geologica è la radice del problema: quando l’acqua viene estratta dal sottosuolo, il terreno argilloso si compatta sotto l’immenso peso della metropoli sovrastante, causando quello che gli scienziati chiamano subsidenza.
I numeri del declino
Grazie a tecnologie radar avanzate, i ricercatori stanno monitorando questo fenomeno in tempo reale e con una precisione millimetrica. In aree chiave come l’aeroporto principale e l’iconico monumento dell’Angelo dell’Indipendenza, la terra si abbassa di circa 2 centimetri ogni mese. Questo si traduce in una perdita di quota di quasi 25 centimetri all’anno. In meno di un secolo, alcune parti della città sono sprofondate di oltre 12 metri.
Le misurazioni più recenti, effettuate tra ottobre 2025 e gennaio 2026, provengono dal satellite Nisar, una missione congiunta tra la Nasa e l’Organizzazione Indiana per la Ricerca Spaziale (Isro), capace di rilevare cambiamenti minimi della superficie terrestre anche attraverso nuvole o fitta vegetazione. Anche l’Esa, attraverso i radar Sentinel-1, monitora costantemente queste deformazioni del suolo, fornendo dati cruciali per comprendere l’estensione del fenomeno.
Un circolo vizioso per la sostenibilità urbana
Il problema non è solo estetico o geologico, ma rappresenta una vera e propria crisi di sostenibilità. L’affondamento danneggia infrastrutture critiche:
- Rete idrica e perdite: paradossalmente, mentre la città affonda a causa dell’estrazione d’acqua, la subsidenza spacca le tubature. Si stima che circa il 40% dell’acqua potabile venga perso a causa di perdite nella rete danneggiata.
- Trasporti: il sistema della metropolitana, le strade e i sistemi di drenaggio subiscono continui danni strutturali.
- Patrimonio storico: monumenti secolari come la Cattedrale Metropolitana, iniziata nel 1573, sono visibilmente inclinati, costringendo il governo a costosi interventi di stabilizzazione delle fondamenta.
A spiegare in sintesi la dinamica è Marin Govorčin, scienziato del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, il quale ha dichiarato al Guardian che “Città del Messico sta sprofondando principalmente a causa del pompaggio di acqua sotterranea dalla falda acquifera sottostante, a un ritmo che supera di gran lunga la ricarica naturale dovuta alle precipitazioni. Con l’estrazione dell’acqua, la falda acquifera si compatta sotto il peso della città sovrastante”.
Perché non si può semplicemente smettere di pompare acqua? La risposta degli esperti evidenzia un dilemma drammatico. L’acquifero sotterraneo fornisce circa la metà del fabbisogno idrico della capitale. L’estrazione supera di gran lunga la capacità di ricarica naturale fornita dalle precipitazioni. Come sottolineato al quotidiano britannico da Efraín Ovando Shelley dell’Unam: “Per fermare l’affondamento dovremmo interrompere l’estrazione d’acqua. Ma se smettiamo di estrarre acqua, cosa berremo?“.
La soluzione nella tecnologia
Anche se per decenni il problema è stato ampiamente ignorato o gestito solo con interventi d’emergenza, i dati Nisar e Sentinel offrono ora una speranza per una pianificazione a lungo termine. Capire con precisione quali aree siano più a rischio permette alle autorità di concentrare gli sforzi di mitigazione e di ripensare la gestione delle risorse idriche. La sfida di Città del Messico è un monito per tutte le grandi metropoli del mondo: come evidenziato dai ricercatori, la sostenibilità non riguarda solo le emissioni di Co2, ma il delicato equilibrio tra lo sviluppo umano e le risorse geologiche su cui poggiamo i piedi.
